Oro nero a scadenza

Secondo alcune stime, nei giacimenti russi si concentrerebbe il 5,5% delle risorse energetiche del pianeta (Foto: Itar Tass)

Secondo alcune stime, nei giacimenti russi si concentrerebbe il 5,5% delle risorse energetiche del pianeta (Foto: Itar Tass)

Le riserve mondiali di petrolio potranno durare solo per qualche decennio: è questo il pronostico espresso da alcuni analisti durante un congresso a Mosca. Nel 2014 la Russia ha estratto il 12,9% di tutto il petrolio prodotto nel mondo

Il petrolio continua a restare il combustibile più usato nel mondo. Ma, ormai da 14 anni, la sua quota tra le risorse energetiche sta diminuendo: già lo scorso anno risultava inferiore al 33%. Se si manterranno i volumi attuali di estrazione, le riserve mondiali di “oro nero” basteranno solo per altri 53 anni e quelle di gas per circa 55: è quanto hanno stimato gli analisti stranieri. 

 
La Russia svela i dati
sulle riserve di gas e petrolio

La Russia lo scorso anno ha estratto il 12,9% di tutto il petrolio prodotto nel mondo. Secondo tale indicatore solo uno 0,2%  in meno separerebbe il nostro paese dagli indicatori dell’Arabia Saudita, leader mondiale del settore. Ma, in base alla quota delle riserve di petrolio stimate, le differenze sarebbero incomparabilmente più elevate: nei giacimenti russi si concentra il 5,5% delle risorse energetiche del pianeta. Ciò presuppone dei ritmi di consumo più rapidi delle sue riserve.   

La Siberia e i giacimenti petroliferi

La Russia, come in passato, svilupperà la propria economia di pari passo con lo sviluppo della Siberia. Secondo le stime del vice premier Arkadij Dvorkovich, nei prossimi 20 anni verrà investito oltre un trilione di dollari nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi e nella costruzione di condotte nella Siberia Orientale. Ma la quota di provenienza “orientale” del volume complessivo dell’export di petrolio e dei suoi derivati entro il 2035 subirà un aumento dal 12 al 23%. Si tratta di un iter oggettivo: sul mercato europeo si è verificata una diminuzione del consumo dei prodotti petroliferi, mentre in Cina e negli altri paesi della regione Asia-Pacifico sta avvenendo il processo opposto.

Tuttavia, nell’immediato futuro l’Europa continuerà a restare il maggior compratore di gas e petrolio russi.

Attualmente le società gaspetrolifere puntano ad adottare tecnologie più innovative per incrementare il coefficiente di recupero dell’olio e rendere più redditizi i giacimenti recuperabili. Tra l’altro, sono oggi in discussione al governo i parametri della cosiddetta manovra fiscale relativa all’ambito petrolifero.

Ci sarà una rivoluzione dello shale gas anche in Russia?

A detta dell’amministratore delegato della Bp, Robert Dudley, la Russia sarebbe uno dei quattro stati - insieme ad Algeria, Cina e Argentina - ad avere delle sicure prospettive di sfruttamento dei giacimenti di gas di scisto.  

In un rapporto della Bp si sice, inoltre, che entro il 2035 verranno estratti in Sud America oltre 700 mila barili di shale gas al giorno, mentre in Russia il volume di shale gas estratto dovrebbe raggiungere gli 800 mila barili quotidiani. Nel frattempo, i rappresentanti dell’Agenzia internazionale dell’energia ritengono che la cosiddetta “rivoluzione dello shale gas” degli Stati Uniti non si potrà replicare in altri paesi e che il gas di scisto non potrà influenzare seriamente in tempi brevi il mercato.

Va ricordato che il drastico aumento dei volumi di estrazione di gas di scisto dai pozzi di fracking negli Stati Uniti ha costretto Arabia Saudita e Venezuela a cercare altri mercati di sbocco, soprattutto negli stati dell’Asia. Il Dipartimento dell’Energia americano (Eia) aveva precedentemente dichiarato che le riserve di shale gas russo superavano quelle americane.

Il maggiore giacimento di shale gas russo è quello della formazione Bazhenov le cui riserve sono stimate in 1,24 trilioni di barili che, a detta degli analisti dell’Economist Intelligence Unit, entro la fine del decennio potranno dare dagli 1 ai 2 milioni di barili supplementari al giorno.

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