South Stream, Gazprom potrebbe dire no ai finanziamenti esteri

Foto: Ufficio Stampa

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Il colosso russo sta ipotizzando di costruire il gasdotto a proprie spese. Una decisione che arriva a seguito dell’inasprimento dei rapporti con l’Occidente e la richiesta, da parte della Commissione Europea alla Bulgaria, di sospendere i lavori per il progetto

A Mosca, il vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’azienda Aleksandr Medvedev ha dichiarato ai giornalisti che Gazprom è pronta a sostenere la costruzione del South Stream senza finanziamenti esteri. Secondo quanto annunciato, il monopolista russo ha già usato tale meccanismo per la costruzione del North Stream attraverso il Mar Baltico. Si stima che il costo totale del progetto sia di 16 mld di euro, di cui 10 servono per il segmento marittimo.

“Gazprom provvederà alla costruzione di due condotte sottomarine del South Stream, che verranno collegate al gasdotto Trans-Balkan, attraverso cui attualmente il gas russo arriva in Romania, Bulgaria, Turchia, Grecia e Macedonia. Ciò consentirà di ridurre il transito del gas attraverso il territorio ucraino di circa 20 mld di metri cubi all’anno”, spiega Mikhail Korchemkin, presidente della società di consulenza East European Gas Analysis. In generale, secondo lo specialista capo della società Finam Menagement Dmitrij Baranov, “South Stream permetterà di diversificare l’esportazione del gas naturale russo verso l’Europa e di ridimensionare la dipendenza dei fornitori e degli acquirenti dai paesi di transito, soprattutto dall’Ucraina”.

Tuttavia, a detta degli esperti, l’autofinanziamento del progetto impone alla stessa Gazprom restrizioni molto serie, soprattutto in riferimento agli accordi siglati per la fornitura del gas alla Cina. A questo proposito, la compagnia russa dovrebbe investire a breve nella costruzione di un nuovo gasdotto, Power of Siberia. Fino ad ora non è stato raggiunto alcun accordo con i cinesi su pagamenti anticipati, con i quali il Celeste Impero finanzierebbe la costruzione (i costi iniziali ammonterebbero a 25 mld di dollari).

“Gazprom non potrà finanziare contemporaneamente i due mega-progetti di South Stream e Power of Siberia. L’unica fonte di finanziamento potrebbe essere un aumento dei prezzi del gas per i consumatori russi, ma le imprese russe potrebbero non reggere”, sostiene Mikhail Korchemkin. Per questo, molto probabilmente, il monopolista del gas russo troverà comunque un‘intesa con le banche per finanziare il South Stream, inclusi gli istituti di credito della Russia.

“Diversamente, le spese di finanziamento per Gazprom potrebbero aumentare del 15-20% e riflettersi sulla crescita del debito complessivo”, afferma Vadim Vedernikov, vicedirettore del dipartimento di analisi e risk management della UFS IC. Inoltre, le prime forniture attraverso le condotte sono previste già per l’inizio del 2016 e, considerando la situazione ucraina, ritardare la realizzazione del progetto potrebbe significare per la società rischi maggiori, fa notare l’esperto.

 
Il percorso alternativo di South Stream

Pressione sui partner

Da sempre era stato programmato che i finanziamenti per la costruzione delle prime due condotte del gasdotto sarebbero arrivati già da quest’anno, mentre l’inizio delle forniture sarebbe avvenuto nel dicembre del 2015. Il gasdotto dovrebbe entrare in uso a pieno regime (quindi, produrre 63 mld di metri cubi all’anno) dal 2018. La conduttura passerà per il fondale del Mar Nero fino in Bulgaria e poi, attraverso Serbia, Austria e Slovenia, arriverà nel Nord-Est dell’Italia. Il gasdotto dovrebbe influenzare notevolmente l’economia dei paesi partecipanti al progetto. Per esempio, in Macedonia South Stream porrà le basi per la gassificazione del paese, che servirà peraltro alla produzione di energia elettrica. Si ipotizza che i paesi europei coinvolti sosterranno il progetto. In particolare, per il troncone marittimo del South Stream, solo il 50% della quota appartiene a Gazprom, mentre il 20% è dell’italiana Eni e il 15% della compagnia tedesca Wintershall Holding e di quella francese EDF.

I problemi di finanziamento sono sorti in seguito alla pressione che l’Unione Europea sta esercitando sui paesi che aderiscono al progetto. Secondo la dichiarazione della Commissione Europea, il progetto non rispetta il Terzo Pacchetto Energia, che prevede la separazione delle attività di trasporto e di distribuzione del gas. A tale proposito, la Commissione ha esortato la Bulgaria a sospendere la costruzione del gasdotto, nonché ha esposto i suoi dubbi sulla correttezza dei risultati della prima gara d’appalto per la costruzione della conduttura. Secondo quanto decreato, la prima parte del gasdotto verrà costruita congiuntamente dalla società russa Strojtransgas e da quella bulgara Gasproekt Jug. Il consorzio dovrebbe occuparsi del tratto che va dal Mar Nero ai confini con la Serbia (541 km) e di tutta l’infrastruttura accessoria. Secondo la dichiarazione del rappresentante della Commissione Europea Antoine Colombani, la Bulgaria non ha reso pubblica la comunicazione sulla gara d’appalto nella rivista ufficiale dell’Unione Europea; inoltre, i partecipanti russi e bulgari sarebbero stati privilegiati.

“Molto dipende da quanto rimarranno fermi nelle loro posizioni quegli stati, attraverso cui passerà il troncone terrestre del gasdotto, in particolare Bulgaria, Serbia, Austria e Slovenia”, sottolinea Vadim Vedernikov. Per ora i partner stanno mantenendo la fermezza promessa. Difatti, il governo bulgaro ha già annunciato che la gara d’appalto, nonché lo stesso progetto, si attengono alle norme dell’Unione Europea, così come i privilegi per le compagnie russe e bulgare sono parte dell’accordo intergovernativo del 2008.

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