Il successo del fiasco

Il direttore della cantina Gianni Iseppi (Foto: Simone Lupino)

Il direttore della cantina Gianni Iseppi (Foto: Simone Lupino)

L’inconfondibile contenitore di vetro, panciuto e ricoperto di paglia ha conquistato la Russia. Una scommessa vinta da una cooperativa di viticoltori della provincia di Arezzo, che ne esporta nella Federazione 200mila pezzi all’anno

Panciuto, ricoperto di paglia e con il collo allungato: il fiasco di vino toscano, con la sua inconfondibile silhouette, ha conquistato la terra degli Zar. A scommetterci, quattro anni fa, una cooperativa di viticoltori della provincia di Arezzo, la stessa che oggi ne produce ed esporta, solo ed esclusivamente per la Russia, 200mila pezzi all'anno. Ma non solo. Il successo del fiasco sta facendo da traino a tutti gli altri vini che invece vengono imbottigliati negli altri contenitori dalla forma più classica.

"Siamo molto soddisfatti dell'andamento delle vendite - dice Gianni Iseppi, direttore della Cantina dei Vini tipici dell'Aretino -. Nel 2010, quando siamo partiti con quest'idea, abbiamo esportato in Russia 82mila pezzi, comprensivi di 44mila fiaschi. Da allora siamo sempre cresciuti in maniera costante. Attualmente, su un totale di 650-700mila bottiglie esportate nella Federazione, i fiaschi rappresentano circa un terzo del totale".

La rete di distribuzione e vendita è capillare: ristoranti, grande distribuzione e negozi specializzati. "Si pensi, inoltre - spiega sempre Iseppi - che a quanto ci riferiscono i nostri partner commerciali, il fiasco oltre ad essere in bella vista nelle enoteche e nei prestigiosi ristoranti russi, è spesso richiesto come articolo da regalo, presentato come omaggio, ad esempio, quando si è ospiti a casa di amici, parenti e colleghi".

 
Sulle tavole russe si brinda italiano

Per la sua antica storia e tradizione, il fiasco si presta benissimo al ruolo di testimonial del made in Italy. Addirittura in due novelle del Decamerone di Giovanni Boccaccio se ne fa riferimento come recipiente idoneo a contenere "vino vermiglio". E testimonianze figurative della metà del XIV secolo illustrano i recipienti in vetro simili al fiasco, ricoperti con cordicelle di erba palustre intrecciata.

La Cantina dei Vini tipici dell'Aretino ha sede della località di Ponte a Chiani, alle porte del capoluogo. Nata 44 anni fa, raccoglie più di 400 soci e produce docg Chianti, doc Valdichiana e igt Toscana, tutte denominazioni collegate al territorio: "All'estero - spiega sempre Iseppi - eravamo già presenti in Europa, Usa, Canada e Giappone. Per il futuro stiamo guardando anche alla Cina con alcuni progetti che però è ancora presto anticipare. Con la Russia, invece, ci fu un primo contatto durante l'edizione 2004 del Vinitaly, ma, nonostante il forte interesse per i nostri vini, allora non se ne fece niente. I russi preferivano acquistare da aziende commerciali che a fronte di un certo investimento, spedivano una vasta varietà di vini provenienti da tutta Italia. Qualcosa che per noi era ed è impensabile, perché come semplici produttori possiamo offrire una gamma molto ristretta di prodotti. Per fare ciò avremmo dovuto stravolgere la nostra natura e così decidemmo di restare fermi. La svolta avvenne nel 2010 quando si fece avanti un cliente russo molto interessato e ben disposto nei nostri confronti, Per chiudere l'accordo, però, chiedeva come condizione che venissero inseriti nel carico anche i fiaschi e che, per di più, questi dovevano essere prodotti direttamente da noi. Cercammo quindi una linea di produzione visto che fino ad allora quando ne avevamo bisogno ci appoggiavamo a terzi. In tempi brevi la trovammo, la sistemammo adattandola ai nostri locali e nel giro di pochi mesi avevamo già iniziato a esportare in Russia".

Nonostante le distanze, la Cooperativa ha potuto comunque percepire il gradimento dei clienti russi verso i suoi prodotti. "Abbiamo ricevuto alcune mail di clienti russi che ci hanno scritto per farci i complimenti, altri per farci domande sul prodotto perché curiosi o appassionati, altri ancora per incoraggiarci avanti. E c'è stato anche qualche collezionista che ci chiedeva se potevamo mandargli le etichette in cirillico per farci un collage".

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