Il Forum dei record

Il Forum economico di San Pietroburgo, chiamato il Davos russo (Foto: Anatoly Medved / RG)

Il Forum economico di San Pietroburgo, chiamato il Davos russo (Foto: Anatoly Medved / RG)

Nonostante il rischio “boicottaggio”, il Forum economico di San Pietroburgo ha registrato più presenze rispetto all’anno scorso: 6.500 partecipanti, per un totale di accordi siglati che ha superato i 150 miliardi di rubli

È considerato il principale evento economico internazionale della Russia. Uno spazio in cui i capi delle compagnie internazionali possono incontrare di persona i rappresentanti delle autorità russe. Compreso il Presidente Vladimir Putin. Ma, alla vigilia del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, che si è svolto nella Venezia del Nord dal 22 al 24 maggio 2014, l’amministrazione di Barack Obama, secondo il New York Times, aveva sollecitato i dirigenti delle aziende americane e non prendere parte all’evento. Decisioni che hanno coinvolto anche l’Europa. 

“Le imprese hanno quindi inviato alcuni delegati”, dice Ivan Fedotov, prorettore dell’Accademia Nazionale Russa di Economia e Pubblica Amministrazione presso il Presidente della Federazione Russa. In particolare, la Visa Inc è stata rappresentata al forum dal direttore generale della società in Europa Centrale e Orientale, nel Vicino Oriente e in Africa, Kamran Siddiqi; per la PepsiCo Europe era presente l’amministratore delegato Guimaraes Enderson; l’ExxonMobbil era rappresentata dal suo vicepresidente, nonché capo dell’unità produttiva, Stephen Greenlee.

 
Il Forum visto dai protagonisti
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In generale, secondo l’analista di Investkafe Timur Nigmatullin, è impossibile sostenere che la portata dell’evento sia stata inferiore a quella degli anni scorsi, anzi “il Forum di San Pietroburgo resta tuttora la principale piattaforma dove vengono stabiliti i contatti tra i partner pubblici e privati, russi e stranieri”. “I tentativi occidentali di boicottaggio del forum e di pressione sulle proprie aziende, affinché rinunciassero alla partecipazione, non hanno raggiunto gli effetti desiderati”, dice Anton Soroko, analista della compagnia di investimenti FINAM. Peraltro, secondo le sue dichiarazioni, il forum ha anche battuto il record di partecipanti rispetto al passato: stavolta si sono registrate circa 6.500 persone, di cui quasi 1.500 erano costituiti da rappresentanti dei mass media.

I principali affari

Il totale degli accordi siglati ha superato la cifra dei 150 miliardi di rubli. Tuttavia gli affari principali sono stati conclusi da compagnie statali. “La tendenza di base verso gli investimenti statali si è riconfermata. Allo stesso tempo, tutti i principali istituti per lo sviluppo riceveranno lo stesso supporto di prima. Il rapporto con gli investitori stranieri non ha subito modifiche”, ha evidenziato Agvan Mikaelyan, managing partner del Gruppo di Audit FinEkspertiza. Secondo il suo parere, nonostante si fossero complicate le condizioni per le aziende straniere, come contromisura nel pieno della crisi ucraina, adesso tali condizioni verranno attenuate di molto.


Sotto i riflettori del Forum
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Come sottolinea l’esperto, sono gli stessi numerosi accordi con Rosneft – il cui direttore, Igor Sechin, è incluso nella lista americana dei sanzionati – a confermare l’inefficacia attuale delle sanzioni e della pressione finanziaria. In particolare, l’accordo di Rosneft con Mubadala Petroleum, compagnia degli Emirati Arabi, implica una collaborazione nella coltivazione dei giacimenti in Asia e nel sud-est dell’Africa. Inoltre, la compagnia ha siglato un accordo sulle attività congiunte di ricerca e coltivazione di giacimenti, anche di gas, con società dell’Azerbaijan, del Venezuela, dell’India e di Cuba.

Inoltre, Rosneft ed ExxonMobil, secondo una dichiarazione congiunta, hanno concluso l’esplorazione del Mar Nero. I costi dell’esplorazione, secondo i progetti, ammontavano a circa 3,2 miliardi di dollari ed ExxonMobil ha provveduto a investire la somma maggiore. In precedenza le compagnie avevano già espresso la loro intenzione di lavorare insieme alla coltivazione di sette nuove zone dell’Artico russo: nel Mare dei Chukchi, nel Mare di Laptev e nel Mare di Kara.  

La decisione di Visa e MasterCard di continuare ad operare in Russia, presa in seguito ai colloqui tra il vicepremier Igor Shuvalov e il ministro delle finanze Anton Siluanov, si può annoverare tra gli importanti risultati del forum. In precedenza questi sistemi avevano bloccato il funzionamento delle carte emesse da quelle banche vittime delle sanzioni americane, il che aveva generali un forte malcontento tra le autorità russe. “Le accuse reciproche sono state sostituite da un dialogo costruttivo che getta le basi per una soluzione adeguata del conflitto sul piano economico”, afferma Anton Soroko. Altro tema fondamentale è stata la privatizzazione dei beni dello Stato, tra cui la società delle telecomunicazioni Rostelecom, che potrebbe avere inizio già nel terzo semestre del 2014. Possono intervenire nel processo anche le società estere.

Ivan Fedotov è del parere che “in conformità alle aspettative degli organizzatori, l’intervento del Presidente è stato l’evento chiave e il forum, ed è servito da piattaforma per rimarcare la posizione della Russia sul gas, sull’Ucraina e su altre questioni di primo ordine. I partner internazionali hanno recepito il messaggio”. In conclusione, secondo Timur Nigmattulin, c’è da aspettarsi una sostanziale riduzione del deflusso di capitali già nei risultati del secondo trimestre del 2014; la cifra non dovrebbe superare i 10-15 miliardi di dollari. “Data l’attuale situazione, con il conflitto in Ucraina, lo scontro Occidente-Russia, la visita del presidente russo in Cina e i suoi esiti, il forum ha acquisito un’importanza ancora maggiore degli incontri passati, nonostante la mancata partecipazione di alcuni”, ritiene l’analista capo della UFS IC, Aleksej Kozlov.

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