Perché boicottare il Forum?

Il Forum economico di San Pietroburgo si svolgerà dal 22 al 24 maggio (Foto: Vladimir Astapkovich / Ria Novosti)

Il Forum economico di San Pietroburgo si svolgerà dal 22 al 24 maggio (Foto: Vladimir Astapkovich / Ria Novosti)

Ecco il parere di alcuni esperti sulla decisione di molte compagnie straniere di non partecipare alla riunione economica di San Pietroburgo

In risposta all’inasprimento del conflitto con l’Ucraina, i principali dirigenti di molte grandi compagnie internazionali hanno deciso di boicottare in massa il Forum economico di San Pietroburgo. Una reazione che nel caso dei maggiori esponenti del mondo degli affari Usa è stata sollecitata dall’amministrazione Obama. Gli esperti russi riconoscono che il boicottaggio rischia di compromettere gravemente l’immagine del Forum − ma sino a che punto si ripercuoterà sui rapporti di collaborazione?

In un’intervista rilasciata lo scorso sei maggio al canale televisivo “Russia 24”, il viceministro dell’Economia Sergey Belyakov ha dichiarato che gli organizzatori del Forum economico internazionale di San Pietroburgo hanno ricevuto molte disdette da parte dei rappresentanti di compagnie straniere. “Nella maggior parte dei casi avevano già confermato la propria partecipazione” ha detto il viceministro. “Ma ci hanno fatto sapere di essere costretti, a malincuore, a cambiare i loro progetti. Per noi si tratta indubbiamente di una perdita, di una sgradevole sorpresa, ma ce lo aspettavamo”. Ad oggi il sito ufficiale del Forum annuncia la partecipazione di trecentoundici esponenti di organizzazioni straniere: il quaranta percento in meno rispetto a quanti vi presero parte nel 2013. Il calo più significativo rispetto allo scorso anno (da 109 a 53 rappresentanti) si registra tra le compagnie americane.

Anche la partecipazione dei rappresentanti delle imprese italiane e tedesche è assai diminuito (di dieci e quattordici unità, rispettivamente). Tra le imprese che si rifiutano di presenziare figurano nomi di spicco come PepsiCo, la Coca-Cola Company, Alcoa, ConocoPhilips, Bain & Co, PeMex e Goldman Sachs. Le compagnie Caterpillar, Boeing e il Boston Consulting Group si riservano invece di decidere se partecipare in base ai prossimi sviluppi della situazione geopolitica. Tempo fa, citando alcune fonti anonime, l’agenzia stampa Bloomberg aveva riferito che la Casa Bianca stava cercando di scoraggiare le compagnie americane dal partecipare al forum. Secondo Bloomberg, il capo del Tesoro Usa Jack Lew e la senior adviser del presidente Barack Obama Valerie Jarrett avrebbero contattato personalmente i potenziali partecipanti al Forum, informandoli che la loro presenza a San Pietroburgo “non sarebbe stata letta come un segnale molto positivo”.

Gli esperti russi credono che questa astensione di massa priverà il Forum di San Pietroburgo della propria raison d’être. Stando a Vladimir Klimanov, esperto dell’Accademia presidenziale russa di Economia nazionale e pubblica amministrazione, il Forum di San Pietroburgo si basa tradizionalmente a sulla partecipazioni di esponenti di alto livello, e offre da sempre una piattaforma importante per la scelta di decisioni. Le idee e le affermazioni espresse al Forum, secondo Klimanov, hanno sempre dato impulso a iniziative a livello nazionale. “Questo boicottaggio da parte dei responsabili delle maggiori compagnie priverà indubbiamente il Forum della propria raison d’être originaria. Non vi saranno discussioni e scambi di vedute ai massimi livelli, e ciò avrà probabilmente un impatto sulle decisioni di investimento”, ha detto.

Anche Maxim Shein, principale stratega del BCS Financial Group, ha commentato che l’assenza dei principali dirigenti delle compagnie straniere renderà il Forum meno efficace. “Di certo si creeranno meno contatti e si stringeranno meno accordi”, ha affermato “Il governo Usa dovrebbe pensarci bene, perché i primi a risentirne saranno gli scambi commerciali. Anche il fronte russo ha molto da perdere, dal momento che gli americani sono i nostri principali partner in molti settori. Tuttavia, ciò che sta accadendo non significa che i rapporti economici tra i due Paesi verranno completamente recisi. Si tratta piuttosto di una nuova fase, che dovrebbe indurci a sviluppare rapporti economici a un altro livello”.

Le sue parole hanno trovato un’indiretta conferma nell’affermazione resa da Sergey Belyakov durante l’intervista televisiva. Il viceministro ha assicurato che la Russia “non chiuderà la propria economia a causa di coloro che si rifiutano di partecipare al Forum”, e ha fatto notare che “svilupperemo dei rapporti di cooperazione con le compagnie che invece parteciperanno, con le quali avremo un rapporto diretto”. Maxim Shein non esclude che a trarre vantaggio dall’astensione possano essere i partner asiatici. “È possibile”, ha detto Shein in un’intervista a Rbth, “che quest’anno al Forum Gazprom firmi un grosso accordo con la Cina”. Intanto nella filiale russa di Ernst & Young il rifiuto da parte di molti dirigenti a partecipare all’Iefsp non è visto come un gesto destinato a far fallire gli accordi già presi.

“Non credo che le mancate partecipazioni avranno delle ripercussioni significative sull’attività del Forum. In alcuni casi a fare le veci dei dirigenti di spicco saranno rappresentanti a livello dei membri del consiglio direttivo, che hanno comunque un certo peso”, ha affermato in un’intervista a Rbth Alexander Ivlev, managing partner di EY Russia. “Inoltre, dobbiamo tenere a mente che gli accordi più importanti vengono preparati con grande anticipo rispetto al Forum, e che il Forum stesso non è che un luogo dove le intese vengono finalizzate. Quindi ritengo che tutti i contratti che le organizzazioni prevedevano di firmare saranno probabilmente firmati. Siamo fiduciosi riguardo al fatto che questi problemi temporanei non avranno alcun impatto negativo sullo sviluppo di collaborazioni con le nostre controparti europee e d’oltreoceano. Gli investitori internazionali stanno abbandonando il mercato russo”, ha detto Ivlev.

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