La nuova terra del business

L’enologo Pavel Shvets nel 2006 ha acquistato 10 ettari di terra in Crimea ricoprendoli di viti europee (Foto: PhotoXPress)

L’enologo Pavel Shvets nel 2006 ha acquistato 10 ettari di terra in Crimea ricoprendoli di viti europee (Foto: PhotoXPress)

Dall’enologo al ristoratore. Sono tanti gli imprenditori russi che da anni gestiscono aziende in Crimea. Come cambierà la loro attività dopo la riunificazione della penisola alla Federazione?

Sarebbe ingenuo pensare che l'adesione della Crimea alla Russia abbia aperto la penisola all'arrivo delle imprese russe. È da tempo, infatti, che gli imprenditori russi sono comparsi in Crimea: chi con la speranza di lavorare in un Paese dove il livello di corruzione non sia paragonabile a quello di Mosca, chi attratto dal clima favorevole per le imprese e chi, infine, sente un legame speciale con questa zona sin dall’infanzia. Ciononostante, l’adesione della Crimea ha spinto molti di questi imprenditori russi a rivedere i propri progetti imprenditoriali, che da “progetti stranieri” sono diventati di colpo “nazionali”.

L’enologo

Il nome dell’enologo crimeano Pavel Shvets è molto conosciuto a Mosca tra coloro che operano nel settore del vino. Nella capitale russa, Shvets ha fatto carriera come sommelier, dopo aver lavorato per 15 anni in diversi ristoranti prestigiosi e aver vinto parecchi concorsi professionali. Eppure, nove anni fa, il grande sommelier moscovita ha deciso, con grande sorpresa di molti, di cambiare radicalmente la sua vita. Pavel ha lasciato Mosca ed è ritornato nella sua patria, la Crimea, per dimostrare che il vino di Crimea non è necessariamente solo il vino porto di Massandra.

Cinque domande sulla Crimea

“Proprio come ogni soldato sogna di diventare un generale, ogni sommelier sogna di avere un vigneto tutto suo”, spiega Pavel.

Nel 2006, Pavel Shvets ha fondato la società UPPA Winery, acquistando 10 ettari di terra in Crimea e ricoprendoli di viti europee. Le prime bottiglie di vino da lui prodotte sono state lanciate sul mercato solo nell'autunno del 2013. Secondo Aleksandr Sidorov, membro dell'Unione russa sommelier ed esperti del settore vinicolo, i primi vini di Pavel Shvets sono stati prodotti naturalmente e il progetto ha un buon potenziale. “Non sarà facile, tuttavia, trasformarlo in un business di successo, considerato che Pavel produce vini costosi in Crimea che, ricordiamo, ha la reputazione di essere una regione in cui vengono prodotti alimentari piuttosto semplici. A ciò si aggiunge poi il complicato rapporto che i consumatori hanno con la produzione di vini bio. I suoi vini nei ristoranti costano dai 22 ai 27 dollari (800-1.000 rubli), un prezzo davvero spropositato per la gente del posto. In Crimea la gente può tranquillamente girare in Porsche, ma non pagherebbe mai una cifra simile per un vino. Non è semplicemente abituata. Ma tutto cambia", ha raccontato a Rbc, un celebre enologo crimeano che risponde al nome di Oleg.

Pavel ha investito, in totale, nel progetto circa 500mila euro, di questi circa 200mila sono stati investiti nei vigneti mentre i restanti 300mila sono stati spesi per l'acquisto di macchinari agricoli. L’imprenditore russo ha finanziato il progetto sulla base di risorse proprie.

Si tratta di soldi che Pavel ha guadagnato grazie a una piccola attività a Mosca. "Ci dedichiamo alla fornitura di superalcolici, provenienti dall’Europa, a clienti corporativi”, spiega Shvets. “Si tratta perlopiù di piccole partite di alcolici distillati da aziende di qualità che rivendiamo in bottiglie artistiche su richiesta del cliente: cognac, whisky, calvados, e così via. Più che del settore degli alcolici, stiamo parlando di quello dei souvenir e degli articoli da regalo”. Secondo Spark (Sistema di analisi professionale dei mercati e delle imprese), nel 2012, la società Bio-Wine, di cui Shvets possiede il 50%, ha registrato entrate (al netto di imposte) pari a 8,8 milioni di rubli (242mila dollari) e una perdita netta di 3,3 milioni di rubli (90mila dollari).

Pavel, in qualità di imprenditore, ha accolto la notizia dell’adesione della Crimea alla Russia con una certa apprensione. "Ora in Crimea ci dicono: per voi si apre il mercato russo. Quando in realtà, per noi, esso non è mai stato chiuso”, spiega Shvets. “Tra l’Ucraina e la Russia non c’è mai stato un dazio d’entrata sul vino. Forse sarebbe più giusto dire che in seguito a tutti questi eventi abbiamo perso il mercato ucraino”.

Secondo l’enologo, molti in questo momento sono confusi. "Ora dovrò preparare il vino per l'imbottigliamento. Ho un contratto con dei fornitori francesi di bottiglie e dei fornitori portoghesi di tappi di sughero, ma adesso non so nemmeno come sdoganare queste merci e nemmeno i doganieri sanno esattamente a chi e dove vadano pagati gli eventuali dazi”, afferma Shvets.

Il Servizio federale per la regolamentazione del mercato degli alcolici (Rosalkogol) ha dichiarato a Rbc che i timori dei produttori di vino crimeani e dei restanti membri del mercato locale dell'alcol sono infondati. Una fonte interna all’agenzia federale ha dichiarato che è già stata avviata la procedura per l’emissione delle nuove licenze, nonché quella relativa alla presentazione delle domande per il rilascio dei marchi.

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Il ristoratore

Due anni fa, Oleg Nikolaev ha deciso di stabilirsi in Crimea. "Mi piace qui. È dove è nata mia moglie e lo trovo un posto incredibile”, spiega Nikolaev. “Sono nato a Krasnodar e ho vissuto a Mosca per 12 anni. In tutti gli anni trascorsi nella capitale non mi sono mai sentito a casa. In Crimea, dove vivo da due anni, posso dire invece di sentirmi come a casa”.

L'anno scorso, Oleg ha aperto a Sebastopoli un ristorante tutto suo, chiamato “Ostrov” (Isola), investendo in totale 500mila dollari. Secondo Oleg, per poter aprire un locale simile a Mosca avrebbe dovuto disporre perlomeno di 3 milioni di dollari. “Sulle pareti del mio ristorante, la Crimea viene raffigurata come se fosse un'isola. Questo, del resto, era il mio sogno, poter vedere un giorno la Crimea come uno Stato separato”, racconta Oleg Nikolaev. “Ma capisco anche che se fosse diventata indipendente, sarebbero sorti subito un sacco di problemi, la repubblica sarebbe diventata qualcosa di simile a Cipro del Nord. Il fatto che la Crimea sia entrata a far parte della Russia è meglio di quanto potessimo sognare”.

Oltre al settore della ristorazione, Oleg ha aperto anche un’attività turistica: ha comprato cinque fuoristrada con i quali trasporta i turisti negli angoli più pittoreschi e inesplorati della penisola, e si muove anche nel settore degli immobili.

Oleg non nasconde la gioia per l’adesione della Crimea alla Russia, ma è consapevole anche di tutti i rischi. "Adesso qui si inizierà ad assistere a movimenti importanti, tutte le infrastrutture verranno rimodernate, arriveranno somme ingenti di denaro. Siamo realisti e sappiamo ciò che succederà”, spiega Oleg. “Avrà inizio la privatizzazione dei terreni, e tutti cercheranno di approfittarne per fare soldi. Hanno chiamato da Rostov, dicendo: “Abbiamo bisogno urgentemente di due uffici, stiamo aprendo uno studio legale che si occuperà dell’espletamento formale delle transazioni". Arriveranno un sacco di avvoltoi, nonché molti truffatori attratti dal profumo dei soldi”.

L’albergatore

Yuri Pendalchuk, russo di nascita e passaporto, possiede diverse aziende in Ucraina. Ricava la maggior parte dei suoi redditi dalla vendita di attrezzature mediche e dalla trasformazione di coloranti alimentari concentrati in prodotti finiti.

Nel 2012 Pendalchuk ha acquistato un appezzamento di terreno sulla costa della Crimea per la costruzione di un hotel. Due anni più tardi su questo appezzamento è sorto un lussuoso complesso alberghiero che l’imprenditore intendeva vendere a una grande società. La somma totale dell’affare era stimata sui 7 milioni di dollari. Pendalchuk è riuscito a concludere i lavori di costruzione dell’hotel prima dell’inizio del conflitto in Crimea. Attualmente l'edificio non è in uso.

A causa della caduta della grivna le imprese di Pendalchuk hanno perso circa 1 milione. I contratti con i fornitori esteri erano stati siglati in dollari e con condizioni di pagamento differito. L’umore depressivo generale che, secondo Pendalchuk, regna a Kiev e in Crimea, lo priva di gran parte dei suoi profitti. Secondo i suoi calcoli, dall'inizio della crisi in Crimea, le vendite di apparecchiature mediche sono scese di 2,5 volte.

Nonostante l’adesione della Crimea abbia praticamente sepolto il progetto personale di Pendalchuk, l’imprenditore valuta positivamente l'effetto complessivo di tale evento sull'economia della penisola. “La repressione da parte dell’apparato statale e dei funzionari si è allentato. È finita l'epoca delle tangenti generalizzate, e i funzionari che sono rimasti non rischieranno la poltrona per l’ennesima bustarella”, afferma Pendalchuk.

Il presidente della Federazione ristoratori e albergatori russi Igor Bukharov è convinto che l'imprenditore abbia tutte le possibilità di trovare un acquirente per il suo hotel. "Sulla costa russa tutti gli spazi a disposizione per la costruzione sono stati ripartiti già da tempo, per questo motivo la Crimea diventerà presto una zona molto attraente per gli investitori stranieri”, spiega Bukharov.

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