Il ritorno degli investitori

Non è la prima volta che il mercato finanziario russo sperimenta una grande volatilità dovuta a un picco di tensione in politica estera. In passato era accaduto a seguito delle azioni militari intraprese in Ossezia del Sud e in Abkhazia (Foto: AP)

Non è la prima volta che il mercato finanziario russo sperimenta una grande volatilità dovuta a un picco di tensione in politica estera. In passato era accaduto a seguito delle azioni militari intraprese in Ossezia del Sud e in Abkhazia (Foto: AP)

Già all'indomani del referendum in Crimea, gli indici di borsa hanno mostrato una tendenza al rialzo. In due giornate, i titoli quotati sulla Borsa di Mosca hanno guadagnato in totale tra i 6 e i 7 punti percentuali

Nel giro delle due ultime settimane i fondi stranieri che investono nei titoli di borsa delle società russe hanno fatto registrare un afflusso di capitale netto di 340 milioni di dollari. Per fare un confronto, dall'inizio di gennaio al 1° marzo di quest'anno i fondi azionari avevano fatto registrare un deflusso netto di 425 milioni di dollari. Questa brusca inversione di tendenza si è avuta subito dopo il 1° marzo, giorno in cui il Consiglio della Federazione ha autorizzato il Presidente russo a impiegare le forze armate della Russia nel territorio dell'Ucraina in caso di necessità, mentre nel primo giorno di apertura delle contrattazioni, il 3 marzo, il mercato azionario russo ha subito un tonfo dell'11 per cento.  

Simile è stato anche l'andamento dei fondi comuni di investimento che investono in azioni russe. Dall'inizio di marzo i fondi comuni di investimento russi hanno attratto 196 milioni di dollari, e si è avuto anche un incremento dei capitali in entrata nei fondi obbligazionari russi, come osserva Oleg Poddymnikov, responsabile delle operazioni di investimento di Lanta-Bank. Un afflusso così ingente di capitali nei fondi non si vedeva quasi da un anno: fino all'inizio della primavera i clienti avevano ritirato più denaro di quanto non ne avessero versato.  

L'effetto Ucraina sulle imprese

Gli speculatori hanno guadagnato sulla crisi in Crimea

I soldi stanno tornando in Russia grazie agli speculatori che vogliono guadagnare sui titoli russi, il cui prezzo è sceso, si dice convinto Vladimir Osakovskij di Bank of America Merrill Lynch, che mantiene stretti rapporti con gli investitori americani. Secondo Osakovskij, i clienti della banca americana hanno già iniziato a dare la caccia alle proposte vantaggiose in Russia.  Alcuni vanno in cerca di opportunità di comprare azioni, i cui prezzi sono attualmente ai livelli minimi; una parte degli investitori è invece interessata alla possibilità di concedere crediti alle aziende russeLa grande attività degli investitori americani che impegnano il proprio denaro nelle azioni russe è stata confermata dalla stessa Casa Bianca.  Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, il 19 marzo ha invitato le compagnie americane a non acquistare azioni russe, nel quadro dell'attuale tensione politica dovuta all'entrata della Crimea nella Russia; lo ha reso noto l'agenzia Reuters. Carney ha motivato l'invito sostenendo che l'adesione della Crimea alla Russia potrebbe avere ripercussioni negative sull'economia russa, e che il paese subirà delle perdite per effetto delle sanzioni occidentali.

"Gli investitori stranieri comprano le azioni russe perché il loro prezzo è fortemente calato per effetto del conflitto geopolitico, e perché sperano in un notevole aumento del loro valore in futuro", spiega l'analista di MFX Broker Sergei Nekrasov. "Ciò però non potrebbe accadere se venissero introdotte dure sanzioni economiche nei confronti della Russia. Questo significa che il mercato confida nel fatto che le sanzioni contro la Russia saranno solo simboliche e non avranno la stessa durezza di quelle inflitte all'Iran", ha dichiarato a "Financial Times" lo stratega di JP Morgan Nikolaos Panigirtsoglu.

Il rublo ritrova la stabilità

Gli esperti confidano nella ripresa  

Non è la prima volta che il mercato finanziario russo sperimenta una grande volatilità dovuta a un picco di tensione in politica estera. Nella storia della Russia vi è stato almeno un altro caso in parte simile a questo: quello delle azioni militari compiute nel territorio dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia nell'agosto del 2008. "La reazione del mercato fu simile, per molti aspetti", racconta a Russia Oggi Maksim Petronevich, vicedirettore del Centro di Previsioni Economiche di Gazprombank. "La svalutazione del rublo nel 2014 è stata dell'1,9 per cento; nell'agosto 2008 era stata del 2,8 per cento. Il calo degli indici di borsa questa volta è risultato più accentuato: ha raggiunto il 12 per cento, contro il 6,5 per cento del 2008; ciò è dovuto al fatto che attraverso il territorio dell'Ucraina viene trasportato circa l'80 per cento del gas russo esportato verso i paesi dell'Unione Europea, ma anche al fatto che le aziende russe sono più diffuse in questo paese".   

"I mercati hanno considerato i rischi dell'introduzione di truppe russe nel territorio dell'Ucraina orientale, prevedendone l'effetto estremamente negativo e l'esasperazione della situazione", aggiunge Egor Susin, il principale esperto del Centro di Previsioni Economiche di Gazprombank. Secondo Susin, gli investitori hanno avuto paura di sanzioni assai più dure da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, e anche dell'escalation di una vera e propria guerra commerciale, qualora fossero state adottate pesanti contromisure da parte della Russia. "Ciò però non è accaduto: gli Stati Uniti e l'Unione Europea si sono limitati a imporre sanzioni nei confronti di singole persone, che non minacciano l'economia o le finanze del paese in generale. Inoltre, queste sanzioni non presuppongono una dura risposta da parte della Russia", spiega Egor Susin.

Sempre rifacendosi all'esperienza del 2008, gli esperti prevedono una rapida ripresa del mercato. "Tenendo conto dei segnali che sono giunti dai politici, ci si può attendere una graduale normalizzazione della situazione, anche se la cautela nei mercati finanziari continuerà a prevalere. Supponendo che il parallelo storico con gli avvenimenti del 2008 sia corretto, il mercato recupererà abbastanza rapidamente le perdite subite e tornerà ai suoi livelli consueti, stabili e solidamente fondati: nell'agosto del 2008 il mercato recuperò le posizioni perdute nel giro di una settimana dalla cessazione delle azioni militari", è l'opinione di Petronevich.    

L'articolo è stato realizzato con materiali tratti dal giornale Vzgljad

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