Il nodo delle estrazioni

Attualmente "Chernomorneftegaz" appartiene interamente a “Naftogas Ukrainy”, le cui entrate nel 2012 ammontavano a circa 5,5 miliardi di rubli (Foto: PhotoXPress)

Attualmente "Chernomorneftegaz" appartiene interamente a “Naftogas Ukrainy”, le cui entrate nel 2012 ammontavano a circa 5,5 miliardi di rubli (Foto: PhotoXPress)

La nazionalizzazione e l'eventuale vendita della compagnia “Chernomorneftegaz” potrebbero essere motivi di disputa tra Crimea e Ucraina, vista la strategica posizione dei giacimenti

Le autorità della Crimea stanno pianificando la nazionalizzazione della compagnia "Chernomorneftegaz", per poi venderla a una compagnia russa, come Gazprom. Lo ha riferito in questi giorni il presidente del parlamento della Crimea Vladimir Konstantinov. "Si tratta dei nostri giacimenti e noi lotteremo per loro”, ha affermato Konstantinov nel corso di un’intervista a Ria Novosti. Allo stesso tempo, secondo lui, “bisogna che la Russia, con Gazprom, si occupi delle estrazioni di gas e petrolio. Non è affare nostro”.

"Chernomorneftegaz" attualmente appartiene interamente a “Naftogas Ukrainy”, le cui entrate nel 2012 ammontavano a circa 5,5 miliardi di rubli. La società possiede 17 licenze, e la maggior parte delle estrazioni avviene nella piattaforma Nord-occidentale della Crimea. L’anno scorso le estrazioni sono aumentante del 40%, arrivando a 1,6 miliardi di metri cubi, ovvero circa il 90% del fabbisogno di gas della penisola. 

A "Chernomorneftegaz" appartengono anche i depositi sotterranei di Glebovskoe dal volume di 1 miliardo di metri cubi, 1.300 km di condotti gas, una flotta di 29 navi al servizio delle piattaforme petrolifere e una base per la manutenzione delle navi.

"Chernomorneftegaz" conduce un’esplorazione attiva nella piattaforma e conta di aumentare nel prossimo anno l’estrazione fino a raggiungere 2,4 miliardi di metri cubi. La base principale per la crescita dell’estrazione è costituita dai giacimenti della piattaforma Nord-occidentale della Crimea, in particolare di Odessa e di Bezymianny. Tuttavia questi sono posizionati geograficamente più vicino al litorale dell’Ucraina che alla costa della Crimea, per cui Kiev può rivendicare il loro possesso anche in caso di divisione della penisola.

Il Direttore scientifico dell’Istituto di Economia delle risorse naturali, presso la Scuola Superiore di Economia, Aleksandr Bagin, sottolinea che i confini territoriali della piattaforma sono stabiliti in base alla convenzione ONU sul diritto del mare e sono sanciti attraverso accordi intergovernativi. I legali, che si occupano di diritto marittimo, hanno preferito non commentare le possibili conseguenze della secessione della Crimea per quanto riguarda i confini della piattaforma.

Da Gazprom, così come da Rosneft, non viene commentata la possibilità di acquisto di “Chernomorneftegaz”. Secondo Aleksei Kokin di “Uralsib Capital”, la rivendita di “Chernomorneftegaz” ad una grande compagnia statale russa è poco probabile visti i grossi rischi giuridici per l’attività di queste compagnie all’estero.

Tra le altre cose, Rosneft possiede le licenze nei giacimenti della parte orientale del Mar Nero

Così come ha dichiarato a Russia Oggi il direttore generale della compagnia di consulting Miraville Group, dottore di Scienze Economiche, Natalia Lebedeva, il gas estratto nel Mar Nero andrà molto probabilmente a finire in Europa orientale attraverso il gasdotto South Stream. Oppure finirà in Turchia attraverso il condotto Blue Stream.

Se sia necessaria alla Russia la compagnia “Chernomorneftegaz” o meno, secondo la Lebedeva, è perlopiù una questione politica piuttosto che di guadagno economico.

Articolo basato su materiali tratti da Kommersant 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta