L’ombra delle sanzioni

Se il referendum sullo status della Crimea dovesse decretare l’adesione della penisola alla Federazione Russa, il rischio delle sanzioni potrebbe concretizzarsi (Foto: AP)

Se il referendum sullo status della Crimea dovesse decretare l’adesione della penisola alla Federazione Russa, il rischio delle sanzioni potrebbe concretizzarsi (Foto: AP)

I moniti dell’Occidente e i rischi per l’economia russa. Ecco i provvedimenti che potrebbero essere adottati con l’inasprirsi della questione ucraina

All’inizio di marzo l’isolamento internazionale della Russia, così come le sanzioni e le restrizioni, sembravano piuttosto una speculazione. Ma se il 16 marzo il referendum sullo status della Crimea dovesse decretare l’adesione alla Federazione Russa, tali moniti potrebbero diventare realtà.

“Stiamo valutando tutta una serie di provvedimenti economici e diplomatici che faranno isolare la Russia e si ripercuoteranno negativamente sulla sua economia e sulla sua posizione nel mondo”, ha dichiarato il presidente Usa Barack Obama. Una fonte vicina agli ambienti del Segretario di Stato americano, John Kerry, ha annunciato che l’introduzione delle sanzioni sarà “questione di giorni”. La retorica dei leader e diplomatici europei è un po’ meno dura, considerando il rispettivo livello di interdipendenza. Comunque, il capo della diplomazia britannica, William Hague, ha anticipato che la Russia “pagherà caro” l’affare Crimea.

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Ma i diplomatici russi sembrano essere sicuri che non si arriverà ai fatti per quanto riguarda le sanzioni. Tra le misure blande si indicano il boicottaggio del summit G8 a Sochi e l’esclusione della Federazione Russa dal “forum delle principali potenze”, nonché la soppressione delle consultazioni dedicate alla conclusione dell’accordo di libero scambio (alla fine del 2013 gli Usa e la Russia hanno concordato di istituire un regime del commercio estero simile alla zona di libero scambio). Un commercio in esenzione dai dazi consentirebbe di ridurre i costi dell’attività imprenditoriale, ora invece il tutto è messo in dubbio.

È cessata anche la cooperazione militare: gli Stati Uniti e il Canada hanno dichiarato di sospendere la collaborazione con la Russia. La Nato, inoltre, congelerebbe tutti i contatti con la Federazione nel settore militare, ha annunciato il Segretario Generale dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen.

Inoltre, Obama ha ordinato al Dipartimento di Stato di introdurre “limitazioni nel rilascio dei visti a una serie di funzionari e privati russi e ucraini, le cui azioni compromettono l’integrità dell’Ucraina”, mentre i radicali come Tannock propongono di revocare e abolire i visti di tutti i funzionari russi in generale.

All’inizio di marzo i ministri degli Esteri dei Paesi Ue hanno proposto di sospendere i negoziati sulla semplificazione delle procedure di rilascio dei visti per cittadini della Federazione Russa e valutare l’opportunità di abolire i visti a breve termine.

“Soffocamento” finanziario

Eventuali future sanzioni economiche a carico della Russia risultano ancora più pericolose. Il presidente della Sottocommissione per gli Affari europei presso il Senato Usa, Chris Murphy, ha annunciato l’elaborazione dei provvedimenti nei confronti delle banche russe che, tra l’altro, potrebbero prevedere il congelamento degli asset degli enti pubblici russi e degli investitori privati.

“I provvedimenti potrebbero prendere di mira i conti bancari e gli asset dei funzionari russi, intestati alle società offshore”, ritiene il capo del Dipartimento di prassi fiscale e sviluppo internazionale del gruppo “KSK Group”, Dmitrij Malyshev. “Con ogni probabilità, verrà aumentato il tasso d’interesse sui prestiti esteri per mutuatari russi. Invece risulta un provvedimento estremo e poco probabile il blocco dei pagamenti che vengono effettuati dalle società beneficiarie russe mediante banche corrispondenti americane”. Gli interlocutori dei giornalisti negano la possibilità del congelamento delle riserve internazionali della Banca Centrale.

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L’esempio iraniano

I politici occidentali che hanno assunto un atteggiamento radicale, hanno un’altra possibilità: ripetere lo scenario iraniano e imporre l’embargo sulle importazioni del petrolio russo. Le sanzioni imposte dagli Usa e l’Ue a carico dell’Iran hanno nell’arco di alcuni anni paralizzato l’interazione di questo Stato con l’Occidente. Il Paese è in preda all’inflazione (31,5%) e disoccupazione (13,4%), mentre il Pil sta scendendo (del 1,9% e 1,3%, rispettivamente, nel 2012 e 2013).

Azioni non autorizzate

L’Occidente ha in mano altre leve per esercitare pressioni: l’Europa non è in grado di cambiare immediatamente i fornitori nell’ambito della sua politica energetica verso la Russia, ma potrebbe adottare tale strategia nelle prospettive a lungo termine.

Un’alternativa alla Russia potrebbe essere rappresentata dallo stesso Iran, che sotto il nuovo presidente (Hassan Rouhani) ha puntato sulla normalizzazione delle relazioni con l’Occidente. L’Iran si colloca al secondo posto al mondo per le risorse di gas, e i giacimenti iraniani risultano più vicini all’Europa, anziché quelli russi sulla penisola di Yamal (la distanza dal sito di gas di South Pars fino alla Grecia è di tremila e duecento chilometri, da Yamal alla Bulgaria quattromila e cinquecento chilometri). I costi di realizzazione dei gasdotti dall’Iran all’Unione Europea risultano inferiori rispetto alla Russia, e in teoria l’Ue potrebbe sostituirla con l’Iran in circa un decennio".

Un’altra soluzione potrebbe rappresentare l’esportazione del gas naturale liquefatto statunitense in Europa. Al momento attuale sono in vigore le restrizioni legali alle esportazioni del gas dagli Stati Uniti nell’Ue. Ma, anche se tali restrizioni dovessero essere abolite, ci vorrà diverso tempo per la costruzione dei terminali GNL, e le prime forniture potrebbero essere avviate non prima del 2015.

La risposta

Nonostante le sanzioni non siano ancora introdotte, la Russia sta intanto valutando un’adeguata risposa. Tra i primi si è pronunciato il consigliere del Presidente della Federazione Russa, Sergej Glaziev: “Se le sanzioni dovessero essere applicate nei confronti delle strutture pubbliche, saremo, in sostanza, costretti a dichiarare irrecuperabili i crediti concessi alle aziende russe dalle banche americane”. Ciò potrà influenzare negativamente le condizioni dell’erogazione dei finanziamenti alle società russe e aumentare il tasso di assicurazione dei rischi commerciali.

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