Carne suina, stop alle importazioni dall’Europa

Il divieto imposto dalla Russia riguarda sia le carni crude sia i prodotti semilavorati (Foto: AFP / East News)

Il divieto imposto dalla Russia riguarda sia le carni crude sia i prodotti semilavorati (Foto: AFP / East News)

La decisione è del 6 febbraio. Una misura per prevenire il diffondersi della Peste Suina Africana. Eccezione per quei prodotti accompagnati da certificazione di qualità

La causa: i focolai di PSA (Peste Suina Africana) riscontrati in alcuni Paesi europei. L'effetto: le importazioni di carne suina in Russia dall'intero territorio dell'Unione Europea sono state bloccate. La Russia intende sostituirle aumentando i volumi delle importazioni dal Brasile e dall'America Settentrionale. Le nuove normative sono entrate in vigore dal 6 febbraio di quest'anno. Come ha dichiarato a Russia Oggi il rappresentante ufficiale di Rosselkhoznadzor (l'organismo di sorveglianza per il settore agroalimentare) Aleksei Alekseenko, il divieto riguarda sia le carni crude che i prodotti semilavorati. L'unica eccezione è rappresentata da quei prodotti (come salumi, insaccati, e altri prodotti lavorati) che hanno subito un trattamento termico ad alte temperature e che sono accompagnati dalle relative garanzie degli organismi di controllo dell'Unione Europea.

Le nuove regole riguardano anche le materie prime impiegate nella produzione di mangimi per gli animali d'allevamento non destinati al consumo alimentare e per gli animali da pelliccia. Il divieto resterà in vigore fino a quando l'Unione Europea non avrà identificato le zone sicure, esenti dall'infezione di PSA, dalle quali si potrà esportare la carne suina, e non avrà predisposto i necessari certificati di garanzia. Il processo richiederà non meno di qualche mese.  

Paesi che esportano carne
di manzo in Russia
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Dall'Unione Europea ci si aspetta un rafforzamento dei controlli

Non sono state ancora elaborate misure efficaci di prevenzione della PSA, e la cura della malattia è proibita. Alla comparsa di un focolaio di infezione vengono soppressi in massa tutti gli animali malati, nonché tutti i suini presenti nel raggio di venti chilometri. "Le richieste del Rosselkhoznadzor sono giustificate. Se si allenta il controllo, sul mercato russo si riverseranno enormi quantità di carne suina e di suoi sottoprodotti di dubbia qualità", afferma convinto l'analista di FIBO Group Vasilij Jakimkin. Nei primi giorni di febbraio il direttore di Rosselkhoznadzor Sergei Dankvert ha incontrato i principali operatori del mercato della carne in Russia e ha spiegato loro che l'Unione Doganale non è autorizzata ad accettare il certificato veterinario dei Paesi dell'Unione Europea nella sua formulazione attuale. Il fatto è che tale documento attesta che gli alimenti certificati sono stati prodotti in una zona dove negli ultimi tre anni non sono stati riscontrati casi di infezione di PSA. Le frontiere interne dell'Unione Europea, però, sono aperte, e manca un sistema di monitoraggio degli spostamenti da un Paese all'altro delle merci sotto osservazione, afferma Dankvert. L'esperto sostiene che Rosselkhoznadzor in passato aveva avvertito più volte i suoi omologhi europei di questo rischio. "Gli esperti russi considerano del tutto inadeguato ai rischi attuali il livello di sicurezza biologica delle aziende suinicole europee. Se l'agente patogeno della malattia dovesse entrare in contatto con la popolazione dei cinghiali, ciò potrebbe avere conseguenze catastrofiche per tutta la suinicoltura europea", rende noto l'ufficio stampa di Rosselkhoznadzor.

Export, le 4A che disegnano il futuro

Secondo le stime del presidente della società Miratorg (uno dei più grandi produttori e importatori di carni e derivati) Viktor Linnik, la situazione attuale è il risultato della mancata adozione di misure protettive serie da parte dell'Unione Europea in seguito ai casi di PSA riscontrati nel 2007 nel Caucaso del Sud, da dove poi si diffusero in Russia. All'epoca era stata rilevata la presenza di agenti patogeni nei cinghiali selvatici. Il direttore del comitato esecutivo dell'Associazione nazionale carni Sergei Jushin ritiene che l'attuale diffusione della malattia sia una conseguenza del rifiuto dell'Unione Europea di intraprendere un programma di lotta all'infezione comune con la Russia. Secondo Dankvert, ora spetta all'Unione Europea individuare i Paesi nei quali esiste il rischio che la produzione di carne suina sia contagiata dalla PSA. Per il momento, Dankvert ammette la possibilità di sospendere le limitazioni all'importazione in Russia di carni suine dal Nord America e dal Brasile. La decisione a tale riguardo potrebbe essere presa già nel mese di febbraio.

Perché la Russia non è in grado di soddisfare la domanda interna?

L'embargo sulla carne suina dall'Europa gioca a favore dei produttori nazionali, che attualmente stanno attraversando un periodo difficile. I prezzi sul mercato interno sono già aumentati, secondo diverse stime, anche del 15 per cento. I produttori russi, però, benché abbiano aumentato i loro volumi di produzione, non sono ancora in grado di soddisfare completamente la domanda interna. Anche in Russia la situazione degli allevamenti, a causa della diffusione della PSA, è tutt'altro che rosea. Secondo la rappresentante del portale di settore "Meatinfo.ru" Anna Evangeleeva, ormai si può sicuramente parlare di epidemia. Negli ultimi nove mesi sono stati riscontrati 121 nuovi casi di infezione, mentre nell'intero anno 2012 vi erano stati in totale solo 123 casi. La Russia si salva solo grazie al suo clima freddo, perché la malattia si manifesta in maniera più virulenta nel periodo estivo. Stando ai dati di Rosselkhoznadzor, in sette anni di lotta alla PSA con la distruzione dei focolai sono stati abbattuti oltre novecentomila suini. I danni causati dalla diffusione del virus in Russia sono stati stimati in 25-30 miliardi di rubli.

L'epidemia ha provocato un forte aumento dei rischi legati agli investimenti nel settore, che negli ultimi anni erano già aumentati per altri motivi. In base ai dati dell'Unione nazionale degli allevatori di suini, negli anni dal 2006 al 2012 nell'allevamento di suini sono stati investiti oltre 300 miliardi di rubli, due terzi dei quali sono costituiti da crediti che dovranno essere restituiti con gli interessi. Il clima per gli investimenti, un tempo favorevole, ha cominciato a peggiorare drasticamente e rapidamente nel settembre 2012, quando i prezzi del grano hanno fatto un balzo in avanti (dell'80-100 per cento), e contemporaneamente sono crollati del 30 per cento i prezzi dei suini vivi. "La situazione è stata ulteriormente esasperata dalla brusca riduzione delle possibilità da parte dello stato di proteggere il mercato interno della carne, per via dei nuovi obblighi imposti dalla partecipazione al WTO e all'Unione doganale", ricorda Vasilij Jakimkin. La conseguenza di tutti questi fattori è che la crescita della produzione interna ha subito una brusca frenata. Al 1° dicembre 2013 il numero dei suini allevati in Russia è cresciuto solo del 2,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

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