La sfida della competitività

Nel tentativo di superare la dipendenza da petrolio e gas la Russia sta cercando di incentivare gli investimenti internazionali (Foto: Getty Images / Fotobank)

Nel tentativo di superare la dipendenza da petrolio e gas la Russia sta cercando di incentivare gli investimenti internazionali (Foto: Getty Images / Fotobank)

L'aumento della ricchezza nel 2013 dovrebbe attestarsi al +1,8 per cento. Per poi segnare un +2 per cento nel 2014. Nel frattempo il governo prova ad accelerare sul fronte degli investimenti esteri e della lotta alla burocrazia

Visto dagli occhi dell’Italia, un Pil in crescita dell’1,5 per cento risulta ambizioso, ma non in Russia dove le stime fino a qualche mese fa erano più elevate. A raffreddare gli entusiasmi sulle prospettive del Paese è infatti intervenuto a novembre il Fondo monetario internazionale, che ha tagliato la stima sulla crescita del Pil per quest’anno all’1,5 per cento rispetto al +1,8 per cento previsto inizialmente e al +3,4 per cento realizzato lo scorso anno. Mentre nel 2014 l'economia dovrebbe crescere del 2 per cento.

Nel frattempo la Russia, che è diventata la settima potenza mondiale (due posti davanti all'Italia), non rinuncia all’ambizione di giocare un ruolo di primo piano nello scacchiere economico internazionale. Forte di un interscambio commerciale che nel 2012 si è attestato a 864 miliardi di dollari (in crescita rispetto agli 821,3 miliardi di dollari del 2011) e di un afflusso di capitali tornato lo scorso anno ai livelli pre-crisi.

Le aziende italiane in Russia

Oltre a un basso livello di disoccupazione (attorno al 5 per cento), a finanze pubbliche in ordine, a un deficit quasi azzerato e a 143 milioni di potenziali consumatori, che vantano il Pil pro capite più alto tra i Paesi Bric. Nel tentativo di superare la dipendenza da petrolio e gas, il Paese sta inoltre tentando di incentivare gli investimenti internazionali. Ad esempio, tramite la creazione di zone economiche speciali a livello federale che assicurano una serie di incentivi fiscali, doganali e amministrativi alle imprese intenzionate a puntare sulla Federazione; mentre dal prossimo gennaio sarà a disposizione degli investitori internazionali un portale riservato all’interno del quale sarà possibile trovare in tempo reale tutte le informazioni sulle norme, gli sgravi fiscali e gli incentivi disponibili per chi intenda fare affari con Mosca.

La testimonianza

"I russi amano molto i prodotti alimentari italiani, che non sono in concorrenza con i quelli locali. E la Russia ha una grande potenzialità produttiva ancora da sviluppare"
Luigi Scordamaglia, ad Incalca

Senza dimenticare che dallo scorso settembre la borsa di Mosca è diventata accessibile direttamente agli investitori esteri attraverso Citigroup, Credit Suisse, BofA Merrill Lynch e Morgan Stanley. Non a caso nell’ultimo anno il Paese ha fatto passi in avanti sul fronte della competitività: secondo lo studio “Doing Business 2014” della Banca mondiale, la Federazione ha infatti scalato 19 posizioni rispetto all’ultima edizione raggiungendo il 92esimo posto su 189 e facendo meglio di Cina, Brasile e India.

Nel report, inoltre, la Federazione figura come il terzo Paese al mondo che ha compiuto più riforme. "La Russia sta facendo grandi sforzi per diventare un Paese sempre più in linea con gli standard internazionali nel doing business e cercare di superare l’immagine di un Paese turbolento piuttosto diffusa negli anni scorsi", sottolinea Maurizio Forte, direttore dell’agenzia Ice di Mosca. "Significativi progressi sono stati compiuti sul fronte della certezza del diritto, anche se persistono ancora alcuni ostacoli di carattere legislativo, tariffario e amministrativo".

A contribuire a un risultato non ancora ottimale sul fronte del business climate è poi il tema corruzione (un buco da 300 miliardi di dollari l’anno secondo i dati), che viene avvertito come un ostacolo per fare affari in Russia, come del resto nel nostro Paese. Per questo, a partire dal prossimo anno il Ministero delle Finanze intende vietare il pagamento in contanti di somme superiori ai 600mila rubli, per poi ridurre il limite a 300mila a partire dal 2016, considerato che la circolazione di contanti favorisce la corruzione e l’economia sommersa.

L'articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Russia Oggi del 19 dicembre 2013

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