Il nuovo volto del rublo

La Banca di Russia ha approvato un simbolo che sarà valido a livello internazionale. Breve excursus sui momenti salienti della storia di questa valuta

Il capo della Banca Centrale russa,
Elvira Nabiullina, presenta il nuovo
simbolo del rublo, disegnato
alle sue spalle (Foto: Reuters)

Il rublo ha un nuovo volto. E per scegliere la sua nuova veste, ha interpellato i russi. Grazie a un sondaggio online, i cittadini della Federazione hanno infatti eletto il nuovo simbolo della valuta nazionale (nella foto), scegliendolo tra una rosa di cinque proposte. 

Il nuovo simbolo, che ha ricevuto il 61 per cento delle preferenze, rappresenterà il rublo russo nelle agenzie di cambio e sui cartellini dei prezzi, sia in Russia sia all'estero.

Fino a tempi recenti il rublo, che ha oltre settecento anni di storia, non era mai stato ufficialmente usato in altri Paesi. La libera circolazione della valuta al di fuori della Russia è stata inaugurata per la prima volta nella città cinese di Suifenhe, nei pressi del confine russo-cinese. Il governo cinese ha infatti stabilito che in questa città è possibile tenere e depositare sia yuan che rubli; entrambe le valute sono accettate dai negozi e possono essere utilizzate per le transazioni che non richiedono contante. La decisione ha di fatto ufficializzato una pratica comune in quella regione sin dagli anni Novanta: oltre a essere un punto di incontro nevralgico per i “commercianti pendolari” russi e cinesi, Suifenhe accoglie molti turisti della Russia orientale, che vi giungono carichi di rubli. La valuta russa è comunemente accettata in tutta la zona.

Di qui a breve anche altri Paesi frequentati dai turisti russi, come Portogallo, Bulgaria e Montenegro, potrebbero aprire le porte al rublo.

In attesa che la valuta russa si internazionalizzi, proponiamo una panoramica dei momenti salienti della sua storia. Nella Russia altomedievale non si praticavano attività estrattive, e ciò spiega perché le monete utilizzate erano realizzate con argento di provenienza estera. Per scambi commerciali di entità limitata si utilizzavano monete di piccole dimensioni. Verso la fine del XIII secolo i lingotti d’argento, ben più consistenti, iniziarono a essere chiamati “rubli”.

La parla rublo si riferisce approssimativamente a qualcosa “che ha una cucitura”: questi lingotti d’argento presentavano infatti un caratteristico tratto in rilievo prodotto dallo stampo. Essendo assai costosi (uno solo sarebbe bastato ad acquistare un’intera mandria di mucche), i rubli erano anche piuttosto rari. I pagamenti comuni erano effettuati soprattutto con piccole monete di valuta straniera. Nel 1704, sotto Pietro il Grande, vennero emesse per la prima volta delle monete chiamate “rubli”. Pietro inoltre introdusse per la prima volta un sistema monetario decimalizzato, che in seguito fu adottato dalla maggior parte dei Paesi. Insieme alla diffusione delle monete prese piede anche la loro contraffazione, tanto da costringere le autorità ad adottare svariate misure per prevenirla. Tra queste, ricordiamo l’introduzione di un gigantesco rublo di rame, dal diametro di sette centimetri e mezzo, lo spessore di tre centimetri e mezzo e un chilo di peso. Una moneta rara, della quale nel 2003 è stato battuto all’asta un esemplare per ottantamila dollari.

L’emergere di nuove esigenze finanziare da parte dello Stato portò all’introduzione delle banconote, che a causa della loro rapida emissione si svalutarono rapidamente, al punto che nel XIX secolo circolavano contemporaneamente due divise parallele: i rubli d’argento e i rubli di carta − dove i primi valevano tre o quattro volte più dei secondi. Questa anomalia trova ampio riscontro nella letteratura russa. In “Cuore ardente”, opera del drammaturgo russo Aleksandr Ostrovsky, un mercante promette di pagare un risarcimento di cento rubli per aver iniziato una rissa, ma salda poi il conto con trecento rubli di cartamoneta. I pagamenti tra gentiluomini (compresi i debiti di gioco), effettuati per preservare l’onore, erano corrisposti in rubli d’argento.

Nel 1828, in seguito alla scoperta di giacimenti di platino negli Urali, la Russia iniziò a coniare rubli di platino. All’epoca, poiché le particolari proprietà di questo metallo non erano ancora note, questo era considerato molto meno prezioso dell’oro o dell’argento. Per un breve periodo tra il 1897 e il 1914, dopo la riforma monetaria che per la prima volta nella storia della Russia rese il rublo una valuta competitiva a livello internazionale, circolarono anche dei rubli d’oro.

Dopo la Rivoluzione il Paese precipitò nel caos monetario. In un primo tempo, i bolscevichi si erano riproposti, ingenuamente, di abolire del tutto il denaro − cosa che naturalmente si rivelò impraticabile. Durante la guerra civile russa, in diverse parti del Paese si diffusero valute locali: un sorta di surrogato della moneta nazionale. Sulle banconote della regione di Arkhangelsk era riprodotta l’immagine di un tricheco; nella Russia orientale, le banconote dei rubli erano emesse da un mercante giapponese, Gentaro Shimada, Khan di Khiva, il quale iniziò a stamparle sulla seta; nella regione di Yakut, dove la carta scarseggiava, le banconote venivano stampate sulle etichette delle bottiglie di vino appartenenti alla collezione privata di un funzionario del luogo. Tutte queste banconote si svalutarono con grande rapidità, tanto da diventare di fatto inutilizzabili a soli pochi anni dalla loro emissione.

Il rublo fu nuovamente reintrodotto come valuta nazionale solo nel 1923 – ma durante il periodo sovietico furono necessarie ben tre riforme monetarie per sostenerne il tasso. Il nuovo rublo vide la luce a cavallo tra il 1992 e il 1993, inaugurando così il sistema monetario contemporaneo, nel quale la valuta russa aveva un valore assai inferiore rispetto a quello che aveva nell’era sovietica. Nel 1996, anche le transazioni più banali richiedevano migliaia o milioni di rubli: un biglietto del tram costava mille rubli, mentre per acquistare un quotidiano ne servivano ottocento; il dollaro Usa fluttuava tra i cinque e i seimila rubli. Negli anni Novanta i russi iniziarono a chiamare il rublo derevyannyi (“ligneo”), a indicare che, a differenza del prezioso rublo d’oro di epoca pre-rivoluzionaria, la valuta russa non valeva più di un legnetto. Durante la crisi economica del 1997-1998 il rublo perse due zeri. Furono emesse nuove banconote, che sancirono la nascita del rublo attuale. Benché non sia molto quotato sul mercato mondiale, il rublo ha buone possibilità di diventare una valuta convertibile − e il nuovo simbolo di certo contribuirà a questa causa.

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