Gas, l'Europa e il futuro di South Stream

Il gasdotto South Stream al centro della discussione tra Russia ed Europa (Foto: Itar Tass)

Il gasdotto South Stream al centro della discussione tra Russia ed Europa (Foto: Itar Tass)

Punto di svolta per il gasdotto che attraverserà l'Europa orientale. Tra i paletti della legislazione dell'Ue e quelli dei trattati internazionali

Il 10 dicembre 2013, il primo ministro russo Dmitri Medvedev si è incontrato con il primo ministro sloveno Alenka Bratushek. Tema principale dei colloqui è stato il destino del gasdotto russo South Stream. Alenka Bratushek sottolinea che, al momento della firma dell’accordo bilaterale tra Russia e Slovenia sul South Stream, il documento rispettava la legislazione europea. Ciò è stato ribadito ieri anche dal ministro dell’energia bulgaro Dragomir Stoynov, il quale ha dichiarato testualmente che: “Il progetto South Stream soddisfa i requisiti della legislazione bulgara, la quale a sua volta rispetta pienamente le leggi europee”.

La Commissione europea, che finora aveva mantenuto una posizione neutrale nei confronti del South Stream, la scorsa settimana, ha annunciato, in maniera del tutto inaspettata, che gli accordi bilaterali stipulati dalla Russia con i governi dei Paesi che saranno attraversati dal gasdotto o dalle sue diramazioni (Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Austria, Croazia e Grecia) non rispetterebbero il “Terzo pacchetto energia”, entrato in vigore nel 2009, e minaccia di osteggiare il funzionamento della pipeline una volta che questa verrà completata.

“L'Europa avrà il gas”, ha assicurato ieri Dmitri Medvedev. Secondo il Primo Ministro russo, la posizione giuridica della Russia è forte, giacché i trattati internazionali hanno la precedenza sulla legislazione europea, che dovrebbe essere considerata come nazionale. Allo stesso tempo, Medvedev ha ammesso la possibilità di un compromesso, che potrebbe assumere un carattere giuridico o basarsi “sull'intersezione di economia e diritto”. Secondo Tatiana Mitrova, responsabile del complesso petrolchimico dell’Istituto di ricerca energetica dell’Accademia russa delle scienze, saranno gli avvocati a decidere le sorti della lotta intrapresa dalla Commissione europea contro il progetto. Pertanto, a Bruxelles non sono rimaste altre vie, per esercitare la propria pressione, che ricorrere al tribunale dell’Ue. “L’aiuto finanziario che l’Europa fornisce, ad esempio, alla Bulgaria, è inferiore rispetto all’effetto che la costruzione e il transito del gasdotto produrranno sull’economia locale”, spiega la Mitrova.

I circoli diplomatici ritengono che la posizione europea, in merito al South Stream, sia in gran parte legata al fatto che la presidenza di turno dell’Ue è attualmente detenuta dalla Lituania, coinvolta in un conflitto di lunga data con la Gazprom, scrive il quotidiano Kommersant, citando fonti informate. Tuttavia, a partire da gennaio, la presidenza del Consiglio dell'Ue passerà alla Grecia, Paese che ha firmato l’accordo bilaterale sul gasdotto ed è piuttosto interessato agli investimenti russi. Potrebbe cambiare, inoltre, anche la composizione della Commissione europea. “Sembra che l'opposizione nei confronti del South Stream sia in gran parte dovuta alla posizione personale del commissario europeo per l'energia Günther Oettinger”, ha osservato la Mitrova. Il mandato di cinque anni di Oettinger all’Ue scade nel 2015, prima dell’entrata in funzione prevista del South Stream.

Il destino del progetto South Stream sarà discusso il 12 dicembre a Bruxelles nel corso della riunione dei ministri dell'energia dell'Ue.

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