South Stream, la resa di Gazprom alla Bulgaria

South Stream dovrebbe iniziare a funzionare alla fine del 2015 (Foto: AP)

South Stream dovrebbe iniziare a funzionare alla fine del 2015 (Foto: AP)

Al via i lavori per la costruzione del tratto su terra del gasdotto. E il monopolio russo ha dovuto negoziare con Sofia nuove condizioni: il contratto contiene clausole su cui ha molto insistito l'Unione Europea

Sconti sulle forniture, concessioni sui prestiti. Un parziale accoglimento delle istanze dell'Ue. Si apre sotto un nuovo segno la costruzione del tratto più esteso del gasdotto South Stream, avviata da Gazprom in Bulgaria. Trattative lunghe ben cinque anni, anche se il governo bulgaro è stato uno dei primi a firmare l'accordo sul gasdotto. Una storia travagliata quella della costruzione dei 540 chilometri del "tratto bulgaro".

All'inizio la Bulgaria non voleva cedere la proprietà del terreno su cui deve passare il gasdotto alla joint venture. E ha insistito affinché la fetta societaria della compagnia energetica bulgara (BEH) fosse quella maggioritaria. Alla fine del 2011 le parti si sono accordate per quote paritarie e la Bulgaria è riuscita ad ottenere uno sconto sul gas. Nel 2012 però il governo di Sofia si è nuovamente dichiarato insoddisfatto della redditività del progetto e delle tariffe per il transito.

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Gazprom, quindi, ha deciso per un nuovo sconto. Un'operazione che ha fatto sì che "i prezzi del gas in Bulgaria" - secondo quanto dichiarato da Alexei Miller, direttore della compagnia monopolistica russa - “hanno raggiunto uno dei livelli più bassi in Europa”. Inoltre Gazprom ha concesso alla BEH un prestito per la costruzione dei tubi. In cambio la Bulgaria ha firmato il contratto di investimento riguardante la propria porzione di territorio, ultima tra tutti i Paesi di transito.

Il South Stream deve passare sul fondale del Mar Nero fino alla Bulgaria, per poi continuare in Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia. Il costo è stato valutato intorno ai 16,5 miliardi di euro, dei quali circa 10 destinati al tratto subacqueo. L'inizio del funzionamento del gasdotto è previsto per dicembre 2015 (con un flusso di 15,75 metri cubi all'anno) per arrivare alla potenza pianificata di 63 miliardi di metri cubi all'anno entro il 2018.

Lo schema di finanziamento della porzione bulgara è stato rivisto in aprile: Sofia non riteneva giusto che per restituire il prestito ricevuto da Gazprom non avrebbe riscosso i pagamenti per il transito. Ora, secondo quanto dichiarato dal rappresentante di Gazprom, metà delle tariffe di transito, calcolata in base alla fetta della BEH, andrà in parte a finire nella casse statali bulgare e in parte alla Gazprom, in restituzione del credito concesso. Il grafico di pagamento verrà distribuito su un periodo di 22 anni a partire dal momento di inizio del pompaggio.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell'economia e dell'energia bulgaro Dragomir Stojnev, il prestito concesso da Gazprom alla BEH è di 620 milioni di euro, con un tasso di interesse del 4,25 per cento annuo (invece dell'8 per cento di cui si era parlato inizialmente), mentre le entrate della Bulgaria per i prossimi trent'anni saranno di 2,8 miliardi di euro. Come ha ricordato Miller, il costo del tratto bulgaro del South Stream è di 3,5 miliardi di euro.

Oltre a questo il governo bulgaro ha dichiarato ufficialmente negli scorsi giorni che Gazprom ha firmato un protocollo in base al quale anche altri fornitori potranno ottenere l'autorizzazione di accesso al gasdotto. La compagnia di monopolio russa non ha rilasciato commenti in proposito. La questione della possibilità di Gazprom di essere sollevata dagli obblighi previsti dal terzo pacchetto energetico dell'Unione Europea per quanto riguarda South Stream, è rimasta in sospeso fin dagli inizi del progetto. In caso contrario, la compagnia sarà costretta a “riservare” parte del gasdotto per altri ipotetici fornitori, e l'investimento russo potrebbe rivelarsi svantaggioso.

Alla Gazprom fanno sapere che “esistono delle varianti” e che le trattative con Bruxelles sono in corso. “Le regole del terzo pacchetto prevedono che metà del South Stream venga messo all'asta. In tal modo Gazprom si troverà a concorrere con la compagnia azera “Shah Deniz”, - questa la previsione del direttore della East European Gas Anlysis, Mikhail Korchemkin.

La stessa Gazprom, del resto, non nasconde che lo scopo principale del South Stream, finchè continuerà la stagnazione della domanda di gas in Europa è quello di aggirare l'Ucraina. “I rischi per il South Stream legati al transito, verranno eliminati per sempre”, ha dichiarato ieri Alexei Miller in seguito all'inasprimento in corso nelle trattative tra Gazprom e la “Naftogaz Ukraina” sui pagamenti del gas. Il transito di gas in Ucraina nei nove mesi di quest'anno è stato di 61 miliardi di metri cubi, mentre nel 2012 è stato di 84,2 miliardi di metri cubi. Se Gazprom utilizzasse al massimo il potenziale di pompaggio di South Stream e Nord Stream (55 miliardi di metri cubi, per ora non completamente sfruttato), potrebbe eliminare del tutto il braccio di transito attraverso l'Ucraina.

Ma se in passato Gazprom poteva sperare in una forte crescita dell'importazione di gas da parte dell'Europa entro il 2020, ed era pronta a utilizzare tutto il potenziale di trasporto, oggi si trova a dover riconoscere che si trattava di previsioni sbagliate. “La congiuntura attuale ci permette di fare una piccola pausa”, ha detto il vice-rappresentante dell'amministrazione di Gazprom Valerij Golubev, parlando delle prospettive di potenziamento di “Jamal-Europa” e Nord Stream. La fonte di Kommersant alla Gazprom ha confermato che “per ora non c'è nessuna fretta in tale direzione”.

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