La riforma delle pensioni turba il mercato degli investimenti?

La percentuale di lavoratori pensionati è in crescita dal 1990, stando alle statistiche ufficiali (Foto: Itar-Tass)

La percentuale di lavoratori pensionati è in crescita dal 1990, stando alle statistiche ufficiali (Foto: Itar-Tass)

Le decisioni del governo nel settore della previdenza non sono viste di buon occhio dalla popolazione e anche gli esperti esprimono qualche dubbio nonostante le rassicurazioni del Presidente Putin

La Russia sta attraversando una nuova fase della riforma delle pensioni. Il governo ha proposto di congelare i mezzi della componente a gestione libera delle pensioni e di concederli temporaneamente in gestione alla Vnesheconombank, senza indicare un meccanismo di compensazione né un piano d'azione ben precisi. La popolazione ritiene che stia venendo durabata. Per alcuni esperti le azioni intraprese dal governo russo turbano il clima degli investimenti nel Paese e allontanano la Russia dalla creazione di un "centro finanziario internazionale".

Nonni sprint, guarda le foto!

A quanto pare, il governo russo ha definitivamente perso la bussola riguardo alle modalità di riforma del settore pensionistico. Questa volta si è deciso di congelare la componente a gestione libera delle pensioni per l'anno 2014 e di concederla in gestione alla Vnesheconombank fino a quando non saranno sottoposti a verifica i fondi pensionistici non statali.

La gente comune, che in gran parte è stanca di seguire le manovre pensionistiche del governo, ha pensato che la stessero derubando. In attesa dei risultati delle verifiche sui fondi pensione non statali, il governo ha semplicemente incamerato nelle sue casse 244 miliardi di rubli di accantonamenti dei cittadini con la motivazione del "risanamento dei fondi pensione non statali", per coprire il deficit del fondo pensionistico, che ammonta al 40 per cento, ovvero a circa seimila miliardi di rubli. Gli esperti fanno notare che questi interventi poco lungimiranti delle autorità sottrarranno liquidità al mercato e allontaneranno ancor più la Russia dall'obiettivo di creare un "centro finanziario internazionale", a cui il Paese aspira già da alcuni anni.

Nei primi giorni di ottobre 2013 il Presidente Vladimir Putin, in occasione del forum della società VTB Capital, si è affrettato a rassicurare i cittadini russi dichiarando che verrà garantita l'integrità dei loro mezzi finanziari. Secondo le dichiarazioni di Putin, il governo non ha intenzione di confiscare questo denaro e il sistema della componente a gestione libera non sarà abolito: lo Stato sta cercando di aumentare il livello di affidabilità ed efficienza nell'utilizzo dei soldi dei cittadini. "Non voglio che nel nostro Paese vi siano ancora una volta dei risparmiatori ingannati", ha aggiunto Putin.

"Il tasso di sconto aumenterà ancora per via dell'incertezza politica: prossimamente qualsiasi progetto a lungo termine potrebbe essere rivisto, e non si tratterebbe più di un singolo caso sfortunato, come è stato con la riforma del settore energetico, ma di un vero e proprio sistema", esprime i suoi timori uno specialista di gestione degli attivi che preferisce rimanere anonimo. Secondo l'esperto, l'indeterminatezza del processo di riforma ha già compromesso il normale corso degli investimenti, fatto che causerà degli ingenti mancati introiti.

Vi sono anche dichiarazioni più clamorose sul fatto che le attuali azioni del governo potrebbero provocare una grave crisi finanziaria in Russia. "Il governo sa che in una prospettiva a lungo termine il peso delle pensioni sul bilancio e la percentuale di pensionati nella popolazione sono destinati ad aumentare, mentre la percentuale della popolazione attiva in età lavorativa diminuirà. O la pressione fiscale diventerà insostenibile, cosa che in sostanza sta già accadendo, oppure le pensioni diminuiranno e i pensionati diventeranno poveri", precisa l'analista senior dell'Agenzia nazionale di rating Maksim Vasin.

Secondo Vasin, tutte le misure che il governo sta applicando attualmente riducono il numero di attori sul mercato, aumentando la pressione finanziaria e amministrativa per quelli che restano in gioco e non stimolano affatto la creazione di nuove imprese e di nuovi posti di lavoro o l'aumento della concorrenza sul mercato; nel complesso, l'economia soffre per effetto di queste misure: la crescita rallenta, gli investimenti non arrivano, il capitale continua a diminuire.   

In generale, gli investitori stranieri non partecipano in modo molto attivo alla creazione dei Fondi pensionistici non statali e alla gestione delle pensioni obbligatorie in Russia. Per esempio, di recente la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo ha venduto le proprie quote del fondo Renessans e del fondo Evropejskij. Agli investitori occidentali resta sempre la possibilità di sviluppare in Russia le assicurazioni pensionistiche volontarie.

L'amministratore delegato del Fondo pensionistico Anton Drozdov cerca di ribattere come può all'opinione pubblica: per legge non esiste un deficit pensionistico, assicura.

"Il Fondo pensionistico riceve diversi stanziamenti dal bilancio federale, che rappresentano gli introiti del fondo. Una parte degli stanziamenti serve ad adempiere agli obblighi di cui è responsabile il bilancio federale, e noi in questo caso facciamo solo da intermediari, siamo un meccanismo. Preleviamo il denaro dal bilancio e lo trasferiamo semplicemente alla gente: si tratta delle sovvenzioni e dei sussidi di ogni genere. Vi è però una parte di spese che è dovuta a uno sbilanciamento, ossia al fatto che le tasse non coprono gli oneri. Solo questa parte può essere considerata come una sorta di deficit del Fondo pensionistico, e vorrei sottolineare che essa è assai ridotta: ammonta al 15 per cento circa, e l'anno prossimo si ridurrà notevolmente, fino al 5 per cento", precisa Drozdov.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta