Quintuplicare l’export di gioielli dalla Russia

Il settore dell'oreficeria russo si propone di tornare alla gloria di un tempo, anche se ci sono molte sfide da affrontare per i gioielli di oggi (Foto: Itar-Tass)

Il settore dell'oreficeria russo si propone di tornare alla gloria di un tempo, anche se ci sono molte sfide da affrontare per i gioielli di oggi (Foto: Itar-Tass)

Se ne è parlato a un forum per l'oreficeria che si è tenuto a Mosca. “I nostri prodotti non possono competere con le importazioni a basso costo”, è l'allarme che è stato lanciato

A metà settembre 2013 a Mosca si è tenuto il Forum economico internazionale della gioielleria, organizzato dall’Unione dei gioiellieri della Russia insieme alla Camera del Commercio e dell’Industria della Federazione Russa.

Il mondo incantato
dei gioielli russi 

Gli esperti e i produttori dovevano decidere come rendere l’industria orafa russa competitiva nel mondo, come preparare al meglio gli specialisti e come diminuire gli impedimenti burocratici per lo sviluppo del settore, con la convinzione che si possa quadruplicare o quintuplicare l’esportazione dei gioielli in sei mesi.

Nelle vetrine del foyer della Camera del Commercio e dell’Industria erano esposti i migliori lavori degli orafi di oggi. Il clou della composizione è stato il modellino di una chiesa ortodossa in argento, realizzato con la tecnica orafa a filigrana, cioè come una trama cesellata composta da un sottile filo d’argento. Gli ospiti stranieri lo fotografavano estasiati con i loro telefonini. Lo scopo principale dell’incontro, però, non era mostrare oggetti di lusso, ma capire come renderli concorrenziali, aumentandone l’interesse nel mondo.

Il deputato della Duma Elena Panina ha raccontato che il mercato interno russo ha visto la nascita di un regime concorrenziale, ma rimane perdente rispetto a quello straniero e la colpa è delle difficoltà legislative.

Aleksandr Rybakov, vice presidente della Camera del Commercio e dell’Industria, ha dichiarato che la percentuale di produttori stranieri e nazionali sul mercato è del 25 per cento contro il 75 per ora a vantaggio dei gioiellieri russi. “Esportiamo soltanto il 5 per cento delle nostre lavorazioni”, ha aggiunto Rybakov.

Il capo dell’Unione dei gioiellieri russi, Gagik Gevorkjan, ha affermato che tale percentuale potrebbe essere quadruplicata o quintuplicata. Egli spiega che in Russia si estraggono ogni anno 226 tonnellate di oro, di cui soltanto 50 vengono impiegate nell’industria orafa. Il presidente ha anche detto che l’import supera di sette volte l’export. “I nostri prodotti non possono competere con le importazioni a basso costo”, ha commentato. Gevorkjan ha inoltre rilevato che per la promozione delle creazioni russe è indispensabile lavorare sui brand nazionali.

Il nuovo regno
delle uova Fabergé

Esempi di successo in questo senso ci sono già: l’artista e gioielliere Ilgiz Fazulzjanov, a capo dello studio che realizza gioielli con il marchio “Ilgiz F”, ha ricevuto negli ultimi tempi alcuni premi prestigiosi nel campo dell’arte orafa; i francesi e gli svizzeri lo chiamano il “re dello smalto”, i suoi lavori sono venduti dalla casa d’aste Christie’s. Stando alle sue parole gli stranieri comprano le sue creazioni più volentieri dei russi. “I confini sono un’apertura per i miei lavori. Le mie opere parlano per me e sono sicuramente molto fortunato - racconta il gioielliere. - Nel 2012 siamo stati in America, in Giappone, le persone erano molto interessate. Quest’anno abbiamo iniziato a lavorare con la Svizzera. Il 1° ottobre 2013 ho inaugurato una mostra personale a Ginevra. C’è anche un progetto a Londra e abbiamo intenzione di collaborare anche con Singapore. In ogni caso siamo richiesti dove ci sono possibilità economiche, collezionisti ed estimatori d’arte”.

Fazulzjanov ha detto che i lavori diventano di qualche interesse per il pubblico competente quando vengono mostrate tecnologie di lavorazione che non conoscono, se c’è qualcosa di insolito. “Le tecniche che applichiamo non si usano più da nessun'altra parte - dice il gioielliere. - I collezionisti scelgono gli oggetti più complicati. Se invece hanno intenzione di portare molto quel gioiello lo vogliono più semplice. Ma anche l’articolo più semplice al primo sguardo può diventare un’opera d’arte. Ogni elemento e ghirigoro nei nostri manufatti ha il suo significato e c’è un motivo perché debba stare proprio lì”.

Comunque l’esempio di Ilgiz per ora è un’eccezione. Il Presidente della ditta orafa “Almaz-holding”, Flun Gumerov, ha fatto notare che l’obiettivo di entrare nel mercato internazionale è nobile, ma non è ancora chiaro come realizzarlo. Oltre alla predominanza dell’import sull’export, a detta dell’esperto, ci sono altri problemi. Per esempio i gioiellieri russi non esportano praticamente la loro produzione nemmeno nei Paesi Csi, cioè i vicini più prossimi. “In compenso, a causa delle barriere burocratiche a danno degli imprenditori all’interno della Russia, le case di produzione vengono trasferite fuori dal Paese”, constata con amarezza Gumerov.

Lo specialista racconta che recentemente una delle migliori produzioni russe, i cui oggetti sono risultati vincitori di premi alle mostre internazionali, è stata trasferita dai padroni in Thailandia. Tra l’altro la molla finale che ha spinto verso questa decisione è scattata per un errore dei funzionari. “Avevano consegnato gli oggetti all’Ufficio saggio metalli preziosi, che avrebbe dovuto incidere un marchio di qualità del materiale; questi segni però non sono stati apposti all’interno dell’oggetto, ma all’esterno, rovinando così la merce”, ha spiegato Gumerov, aggiungendo comunque che, se ci sarà la volontà politica di farlo, si potrà rinnovare tutto il settore in soli sei mesi.

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