L’astronautica russa sulla strada del rinnovamento

La navicella Soyuz TMA-10M prima del lancio del 25 settembre 2013 (Foto: AFP / East News)

La navicella Soyuz TMA-10M prima del lancio del 25 settembre 2013 (Foto: AFP / East News)

La complessa riforma del settore non si limiterà a un pacchetto di proposte da presentare al governo

All’inizio della seconda decade di settembre 2013 il razzo vettore russo Rokot, derivato dal vettore militare SS-19, ha portato con successo in orbita i tre satelliti per comunicazioni Gonets che, a detta del direttore generale dell’Azienda di telecomunicazioni satellitari Gonets, Dmitri Bakanov, “consentiranno di ridurre i tempi di collegamento su tutto il territorio russo”. Di recente il razzo vettore Zenit aveva portato in orbita il satellite israeliano per  le comunicazioni civili Amos-4.

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Secondo quanto è stato reso noto dal direttore dell’Agenzia spaziale russa Roskosmos, nel corso di una lunga conferenza stampa che si è svolta al Centro russo di controllo dei voli spaziali vicino a Mosca, riprenderanno i lanci del vettore pesante Proton, interrotti dopo il clamoroso incidente d’inizio estate 2013, quando andarono distrutti di colpo tre satelliti dell’ambizioso progetto di navigazione satellitare Glonass.

La conclusione che se ne ricava è che si stia procedendo lungo una linea di massiccia riforma del settore. Così, le aziende aerospaziali militari, che, secondo l’iniziativa promossa dal vice primo ministro Dmitri Rogozin, responsabile del complesso militare-industriale russo e in generale del settore aerospaziale, da principio non dovevano essere incluse nella neonata corporation industriale aerospaziale Rsc Energia (Orkk), ora, invece, ne faranno parte, al pari di tutte le aziende del settore spaziale satellitare, comprese quelle della difesa. Secondo i programmi di Roskosmos, il processo di ristrutturazione del settore aerospaziale dovrebbe concludersi entro il 2013.

Stando alle dichiarazioni rilasciate, la corporation industriale aerospaziale Rsc Energia dovrebbe essere costituita da otto strutture integrate che includeranno 33 organizzazioni di cui 16 aziende, sette aziende unitarie statali e nove Spa aperte.

Secondo le stime ufficiali di Roskosmos sarebbero presenti in Russia almeno 100 aziende direttamente collegate al settore aerospaziale, distinte in due gruppi con pari numero di aderenti, tra aziende coordinate da Roskosmos e società per azioni, e il risultato è che un gran numero di imprese resterebbe comunque escluso dalla nuova corporation. E anche separando la componente militare, o meglio, parcellizzando le aziende unitarie che partecipano ai programmi militari non si otterrebbe altro che un guazzabuglio industriale aerospaziale. 

L’eccesso del numero di aziende del settore aerospaziale è evidente a tutti. Ne è un esempio la Spa Glavkosmos, descritta nel sito ufficiale di Roskosmos come un’“azienda che si trova sotto la giurisdizione dell’Agenzia spaziale russa e che gestisce un complesso di attività sussidiarie che garantiscono il coordinamento delle attività economiche commerciali all’estero di Roskosmos per l’adempimento di contratti internazionali, che prevedono la fornitura di impiantistica di bordo e di terra”.

Le foto dal Salone aerospaziale
Maks 2013 

Ma a occuparsi praticamente dell’attività economica all’estero del settore aerospaziale e a garantire i lanci e lo sviluppo tecnologico, oltre che l’amministrazione stessa dell’Agenzia spaziale russa, è un gran numero di strutture. Si potrebbe dire che il marketing dei servizi di avviamento e messa in orbita  e la produzione del vettore spaziale russo più famoso, il Proton, sono gestiti dalla Ils International Launch Services Inc, una joint venture russo-americana costituita nel 1993, che ha assunto questo nome a partire dal 1995.

Lo sfruttamento del razzo vettore Rokot è gestito dalla società russo-europea Eurockot Launch Services GmbH, di cui fanno parte il Centro spaziale M.V. Khrunichev e il Gruppo europeo della difesa aeronautica e spaziale Eads Astrium. E a metà settembre 2013 il più importante centro russo per lo sviluppo e la produzione di collegamenti satelittari, la Società di sistemi di informazione satellitare M.F. Reshetnev, e l’europea Thales Alenia Space hanno dichiarato che costituiranno una joint venture, specializzata nello sviluppo e nella produzione di ripetitori per le comunicazioni per veicoli spaziali.

“A mio avviso - spiega Jury Karash, membro dell’Accademia russa di Astronautica Tsiulkovsky - la radice di tutti nostri guai risiede nel fatto che la nostra industria spaziale non crea nulla di nuovo. Si sente parlare della necessità di costruire un nuovo cosmodromo (il progetto di Vostochnyj, ndr) e di commercializzare il settore aerospaziale, ma la domanda che mi pongo è la seguente: Come si fa a commercializzare questo settore, se le tecnologie disponibili sono ancora quelle dell’epoca di Korolev? Oltre tutto, in un momento in cui la concorrenza ti calpesta e già orbitano in lungo e in largo nello spazio il razzo vettore cinese “Lunga marcia”, il giapponese N-2 e l’indiano Gslv. Per non parlare poi degli americani Falcon, Antares, Ariane. Il mondo è invaso da nuovi “taxi spaziali”. Non serve potenziare per la millesima volta Proton o Soyuz, bisogna creare qualcosa di nuovo e sono certo che in Russia esistono ancora cervelli in grado di farlo”.

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