Le ambizioni artiche della Federazione

L'incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Petr Velikij (Pietro il Grande) (Foto: Itar-Tass)

L'incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Petr Velikij (Pietro il Grande) (Foto: Itar-Tass)

Petr Velikij, la più potente nave della Marina russa, ha attraversato la rotta del Mare del Nord, per la prima volta: l'evento è passato inosservato ma potrebbe avere implicazioni importanti per la sicurezza internazionale

L'incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Petr Velikij (Pietro il Grande), per la prima volta nella storia della Flotta militare della Russia, ha percorso l'intero Passaggio a Nord-Est.

Identikit dell'incrociatore

L'incrociatore Pietro il Grande è l'unità navale più grande e possente della flotta della Marina militare della Russia. A bordo sono installati 24 missili da crociera ultrasonici Granit e un intero arsenale di missili balistici terra-aria, diverse postazioni di artiglieria e mezzi per il combattimento contro i sottomarini. Grazie al suo generatore nucleare, l'incrociatore dispone di un'autonomia di navigazione praticamente illimitata

E benché l'avvenimento sia passato quasi inosservato sullo sfondo dell'escalation del conflitto in Siria, gli esperti fanno notare che esso avrà conseguenze non meno importanti per le questioni di sicurezza internazionale di quanto farebbe una soluzione pacifica del conflitto nel Vicino Oriente.

Un contingente di navi da guerra della Flotta del Nord, guidato dall'incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Petr Velikij, ha attraversato lo stretto di Kara e lo stretto di Vilkitskij per poi fare il suo ingresso nel Mare di Laptev. Qui le navi hanno condotto delle esercitazioni di tiro di artiglieria e di lancio di missili terra-aria e poi hanno fatto rotta sulla principale base della Flotta del Nord, Severomorsk. 

Il fatto curioso è che prima d'ora nessuna nave da guerra aveva mai raggiunto questi luoghi. L'ultima volta in cui un grande mezzo navale non sottomarino aveva operato in autonomia in acque vicine a queste era stata nell'agosto del 1942. In quell'occasione, l'incrociatore tedesco Admiral Scheer aveva affondato in uno scontro non ad armi pari la nave rompighiaccio sovietica Aleksandr Sibirjakov. 

Dopo di allora né i marinai tedeschi né i sovietici si erano mai più addentrati nelle acque del Mare Glaciale Artico spingendosi oltre l'arcipelago della Novaja Zemlja. Secondo l'ammiraglio Igor Kasatonov, già vice comandante in capo della Flotta della Marina militare, in pratica non se ne era più presentata la necessità.  

Foto: Itar-Tass
La Russia schiera le sue navi
nel Mediterraneo: l'infografica

"Da allora abbiamo difeso i nostri interessi nazionali per mezzo delle spedizioni di ricerca scientifica, del trasporto merci per scopi civili, e anche sviluppando le infrastrutture di terra con attrezzature per la navigazione. Oggi è tutto cambiato, in primo luogo per via dello scioglimento dei ghiacci lungo tutto il Passaggio a Nord-Est nella zona delle acque territoriali russe", spiega l'ammiraglio.     

Il 23 agosto 2012 una piccola nave della guardia di frontiera russa, della stazza di sole mille tonnellate, è partita dal porto di Murmansk e il 20 settembre 2012 è approdata a Sakhalin. La nave percorse per la prima volta il Passaggio a Nord-Est in solitaria, senza essere scortata dalle rompighiaccio. I partecipanti alla spedizione dichiararono di non avere avvistato affatto il ghiaccio durante tutta la traversata: nel Mare Glaciale Artico praticamente non ne è rimasto. Ciò significa che sono migliorate le possibilità di navigazione lungo le rotte a Nord del continente. 

Per la Russia quest'ultima circostanza può essere considerata sia come un fatto positivo che negativo. L'aspetto positivo sta nel fatto che lo scioglimento dei ghiacci nella regione artica delle coste della Russia rende possibile la navigazione a Nord del continente praticamente lungo tutto il corso dell'anno.

Il Passaggio a Nord-Est rappresenta la rotta più breve per il trasporto di merci per uso civile dall'Europa verso l'Asia e viceversa. Lungo le coste settentrionali della Russia si trovano le più grandi miniere di nichel al mondo, diversi giacimenti di petrolio e di gas, e anche nei mari che lambiscono queste coste sono stati individuati dei giacimenti di idrocarburi. L'aspetto negativo sta nel fatto che, a causa dell'impossibilità di transitare in quelle zone, né l'Unione Sovietica né la Russia contemporanea hanno mai garantito la sicurezza militare di questi territori.

Mosca ha iniziato a occuparsi della questione solo pochi anni fa. Nel 2007 sotto la supervisione del vice speaker della Duma di Stato Artur Chilingarov, responsabile dei progetti per la regione artica, si è svolta la spedizione "Artico 2007". L'obiettivo della missione era quello di dimostrare che la catena montuosa subacquea chiamata Dorsale di Lomonosov, che passa per il centro del Mare Glaciale Artico estendendosi dalle isole di Novosibirsk fino all'isola di Ellesmere nell'Arcipelago Artico Canadese, è un prolungamento del territorio russo. I dati raccolti durante la spedizione, tra cui un campione di terreno prelevato dal fondale oceanico in quella zona, sono stati presentati alla comunità internazionale per dirimere la questione dell'ampliamento delle acque territoriali russe.     

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E benché la questione non sia ancora stata risolta, Mosca ha cominciato a incrementare a ritmo serrato la propria presenza militare nell'area. Lo Stato Maggiore ha deciso di costituire dei reparti di artiglieria motorizzata nella regione artica e nell'arcipelago della Novaja Zemlja sono state dislocate delle unità di difesa antiaerea e alcuni caccia intercettori di alta quota MiG-31. Inoltre, nella zona dell'Artico sono state ristrutturate e rimesse in uso le basi aeree dei bombardieri strategici.  

"Il fatto più straordinario in tutta questa vicenda è che Mosca agisce in modo unilaterale, - dichiara il professore dell'Accademia di scienze militari Vadim Kozjulin. - Il Passaggio a Nord-Est è interamente compreso nelle attuali acque territoriali russe. E lo scioglimento dei ghiacci, che interessa appunto la zona costiera, rende impossibile qualsiasi azione in quell'area da parte degli altri pretendenti a una porzione della piattaforma continentale artica".

Eppure, senza una presenza costante delle navi della Marina militare non si può parlare di un vero e proprio controllo del territorio. L'ammiraglio Kasatonov valuta proprio in questa chiave la missione dell'incrociatore a propulsione nucleare. Secondo Kasatonov, i militari della Marina hanno effettuato una ricognizione nell'area: non a caso a bordo dell'incrociatore vi erano praticamente tutti i comandanti della Flotta del Nord, oltre a una delegazione di alti ufficiali in rappresentanza del comando supremo della Marina militare. L'obiettivo del loro lavoro sarà l'elaborazione di un piano per la sorveglianza militare continua da parte delle unità navali russe nella regione.

Secondo l'ammiraglio, il Petr Velikij ha mostrato a tutti la capacità della Russia di difendere i propri interessi nella regione artica. Tanto più che a breve questo incrociatore lanciamissili sarà affiancato da un'altra unità navale della stessa categoria, l'incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare Ammiraglio Nakhimov.

Attualmente la nave sta subendo un'opera di radicale ammodernamento presso il cantiere navale di Severodvinsk. Quando i lavori saranno ultimati, l'Ammiraglio Nakhimov diventerà la nave più moderna e possente della Marina militare russa e permetterà a Mosca di tenere costantemente sotto controllo e difendere il proprio territorio nella regione artica. 

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