Il programma spaziale russo sulla via della ripresa?

Dopo una serie di insuccessi, i progetti “Sea Launch” e “Land Launch” dovrebbero contribuire a riaccendere l'entusiasmo in questo settore

L’arrivo dell’autunno, nonostante le fastidiose e incessanti piogge, sembra aver diradato le spesse nuvole che gravavano sui servizi di lancio del programma spaziale russo. Il 1° settembre 2013 è stato effettuato con successo il lancio del satellite israeliano per le comunicazioni civili “Amos-4”, mediante il razzo vettore “Zenit-3SLB”. L’evento non avrà ancora del tutto riacceso la fiducia nei confronti dei sistemi di lancio russi, ma ha perlomeno mitigato la profonda delusione dei tecnici russi, dopo una lunga serie di lanci infruttuosi. Questo successo dovrebbe contribuire, altresì, a rianimare i prestigiosi programmi internazionali dedicati al lancio di satelliti commerciali.

Nel corso degli ultimi anni, il numero degli incidenti legati a veicoli di lancio russi, considerati l’anello principale dell’attività spaziale nazionale, ha superato la dozzina. Il più grave di essi può essere considerato quello avvenuto il 24 agosto 2011, durante una missione di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, quando un guasto al razzo vettore “Soyuz U2” causò la perdita della capsula spaziale da carico “Progress M-12M2”. Segue, per gravità, l’incidente del razzo vettore “Proton”, avvenuto nel giugno 2013, e che causò la perdita di tre satelliti dell’ambizioso progetto di navigazione Glonass.

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Questa volta, invece, i clienti sono rimasti soddisfatti del successo registrato con il lancio del loro veicolo spaziale. Israele si è detto pronto a programmare un altro paio di lanci nell’ambito dei programmi “Sea Launch” e “Land Launch”.

Obiettivo principale del settore dei lanci commerciali è ridurre i costi del servizio: è l’unico modo per vincere la crescente concorrenza che caratterizza il mercato dei servizi di lancio.

Da questo punto di vista, l’idea di ricorrere a piattaforme galleggianti per effettuare i lanci è davvero unica. Il concetto alla base è semplice: il razzo vettore viene trasportato via mare verso l’equatore, dove le condizioni di lancio sono ottimali ed è possibile sfruttare al massimo la velocità di rotazione della Terra. Il primo lancio di questo tipo è stato effettuato nel 1964 dal cosmodromo marittimo europeo di “San Marco”, una piattaforma fissa, ancorata in prossimità dell’equatore, nelle acque territoriali del Kenya.

Il sistema “Sea Launch” è nato nel 1993, anno in cui Russia e Stati Uniti avviarono le consultazioni per la creazione del progetto. Come risultato, due anni più tardi, venne istituito il consorzio internazionale Sea Launch Company (SLC), con sede centrale nella città californiana di Long Beach, inizialmente composto dalla società statunitense Boeing Commercial Space Company, la corporazione missilistico-spaziale russa “Energiya”, e la norvegese Aker, costruttrice di petroliere e navi commerciali. Il costo iniziale del progetto era pari a 3,5 miliardi di dollari.

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Nel giugno del 2009, tuttavia, la debole gestione americana costrinse il consorzio a dichiarare la bancarotta e a indire una riorganizzazione finanziaria. Alla fine, nel mese di aprile del 2010, il consiglio di amministrazione della SLC decise di passare il timone del consorzio alla russa “Energiya”, affidandole il 95 per cento del suo capitale; il rimanente 5 per cento venne spartito tra la Boeing (3 per cento) e la Aker (2 per cento).

In totale, il programma “Sea Launch” ha portato a termine trentacinque lanci spaziali, principalmente nell’ambito dei noti programmi spaziali internazionali per le telecomunicazioni Eutelsat, Intelsat e Inmarsat. Tuttavia, dopo l’incidente del razzo vettore “Zenit-3S”, che trasportava a bordo il satellite per le comunicazioni Intelsat 27, avvenuto il 1° febbraio 2013, il programma ha subito una battuta d’arresto.

L’ottimismo non sembra però mancare a Vitaly Lopota, presidente di “Energiya”, alla guida del programma “Sea Launch”. “Il primo lancio, dopo la pausa, è atteso nel periodo che va dal 1° aprile al 30 giugno 2014. Verrà messo in orbita il satellite per le comunicazioni Eutelsat 3B - ha dichiarato Lopota il giugno scorso -. Posso dire che il programma di ristrutturazione del “Sea Launch” vanta finora, nel suo portafoglio, nove committenti. Per il 2014 abbiamo in programma quattro lanci, mentre per il 2015 altri cinque”, ha informato Lopota.

Il costo di lancio di un satellite mediante questo programma varia a seconda dei parametri orbitali e della sua configurazione. In generale, il costo dei servizi di lancio offerti da “Sea Launch” è del 30 per cento inferiore rispetto alla concorrenza, rappresentata perlopiù da Cina e India, Paesi che stanno rapidamente sviluppando i loro programmi spaziali. Questo vantaggio è dovuto al fatto che i lanci dall’equatore permettono di risparmiare sul combustibile.

Durante la realizzazione del progetto “Sea Launch”, le ricerche di mercato hanno rivelato che un numero significativo di lanci di veicoli spaziali, con un peso inferiore a 4 tonnellate, sono stati effettuati non da una piattaforma galleggiante, bensì dalla base spaziale di lancio di Bajkonur. Così, nel gennaio 2004, è nato il programma “Land Launch”, che si serve del cosmodromo di Bajkonur per il lancio dei razzi vettori migliorati “Zenit-2SLB” e “Zenit-3SLB”. Per realizzare il progetto è stata creata una società russo-ucraina, la Space International Services (SIS).

Il lancio avvenuto il 1° settembre 2013, nel quadro del programma “Land Launch”, non fa che rafforzare l’ottimismo del presidente di “Energiya”. In totale, dall’aprile del 2008, sono stati effettuati sei lanci, principalmente nell’ambito di programmi come Intelsat e Amos. Tutti sono stati portati a termine con successo. Questo fa sperare che sia “Sea Launch” che “Land Launch” si affermeranno tra i più prestigiosi programmi internazionali nel mercato dei servizi di lancio nello spazio.

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