Wto, esportatori ancora con le braccia legate

Gli esperti hanno cercato di tracciare un primo bilancio a un anno dall'adesione della Russia all'Organizzazione Mondiale del Commercio (Foto: Itar-Tass)

Gli esperti hanno cercato di tracciare un primo bilancio a un anno dall'adesione della Russia all'Organizzazione Mondiale del Commercio (Foto: Itar-Tass)

Da quando la Russia ha aderito all'Organizzazione Mondiale del Commercio avrebbero tratto vantaggio solamente i grandi retailer. Troppe le limitazioni che ancora gravano sul mercato

Dall'entrata della Russia nel Wto per ora hanno tratto vantaggio solo i grandi retailer. Sono queste le conclusioni alle quali sono giunti gli esperti dell'agenzia Moody's, in merito al primo anno di adesione del Paese all'Organizzazione Mondiale del Commercio. Le speranze degli esportatori per ora non si sono realizzate: a sfavore delle aziende russe ci sono ancora un centinaio di limitazioni in vigore.

Tra i settori più colpiti vi sono l'agricoltura e l'industria leggera. Tuttavia, la possibilità di incrementare le esportazioni dalla Federazione Russa e di difendere il mercato interno esiste.

Secondo gli esperti di Moody's occorreranno non meno di tre-cinque anni prima che la semplificazione dell'accesso ai mercati esteri per le aziende russe e l'uniformità della legislazione producano effetti positivi sull'immagine e sul credito dell'imprenditoria russa. Per ora il 68 per cento degli intervistati, nel sondaggio condotto dall'agenzia, non ha notato alcun cambiamento (il 17 per cento di loro ha dato invece un giudizio negativo e il 15 per cento un giudizio positivo).

A trarre beneficio dall'adesione al Wto sono stati soprattutto i grandi retailer importatori di merci e i distributori delle catene internazionali nel settore del grande consumo. I rating di queste società nell'ultimo anno sono notevolmente migliorati, come si legge nel resoconto di Moody's. Al tempo stesso, l'agenzia ritiene che l'entrata delle merci prodotte in Russia in nuovi mercati sia ostacolata dalla congiuntura internazionale sfavorevole. 

La Russia è diventata il 157mo Paese membro del Wto il 22 agosto 2012, dopo 18 anni di trattative multilaterali. Tra le promesse fondamentali da parte russa c'era quella di una progressiva riduzione dell'aliquota media del dazio di importazione, dal 10 per cento al 7,8 per cento. Gli esperti avevano previsto che ciò avrebbe comportato notevoli problemi per i settori dell'industria maggiormente orientati al mercato interno.

Questi timori si sono rivelati solo in parte fondati. Moody's rileva una certa difficoltà dell'industria leggera, ma il settore che ha avvertito maggiormente la "scarsità di concorrenza sui prezzi e la dipendenza dagli aiuti statali" è l'agricoltura, come constatano gli esperti di Global Counsel. I valori delle importazioni di alcuni prodotti alimentari (perlopiù latticini) sono aumentati del 5-8 per cento; quelli di abbigliamento e calzature del 12,8 per cento. D'altro canto vi sono buone possibilità di dare sostegno a questo settore.

Le compensazioni per il settore agricolo erano state concordate preventivamente, in fase di trattativa con il Wto: un massimo di 9 miliardi di dollari all'anno, con una progressiva riduzione fino a 4,5 miliardi di dollari annui entro il 2017; ma per ora queste cifre non si trovano. Inoltre, lo Stato dispone anche di altri mezzi per proteggere il mercato interno: ad esempio, in seguito alle accuse sull'utilizzo di antibiotici, nel 2013 sono state vietate le importazioni in Russia di suini vivi provenienti da Stati Uniti, Brasile e dai Paesi dell'Unione Europea.

Il settore automobilistico ha risentito dell'ingresso nel Wto molto meno di quanto ci si aspettasse: le importazioni sono in calo da settembre 2012. La situazione però potrebbe cambiare. A luglio la Commissione Europea ha presentato ufficialmente un ricorso al Wto contro l'introduzione da parte della Russia di un'imposta per la rottamazione delle automobili di produzione straniera. Se le parti non giungeranno a un compromesso, il Wto con tutta probabilità riconoscerà il carattere discriminatorio dell'imposta, e l'estensione di quest'ultima anche ai produttori nazionali costerà al solo gruppo automobilistico Kamaz da 300 a 540 milioni di dollari all'anno, secondo una stima effettuata da Moody's. Inoltre, l'apertura del mercato interno continua: da settembre 2013 i dazi per l'importazione di 5.100 tipi di merci verranno ulteriormente ridotti dell'1-3 per cento. 

Gli esperti avvertono che gli interessi dei produttori russi non vengono sufficientemente tutelati, ed esortano a favorire l'entrata nel Wto del Kazakhstan e della Bielorussia, e a combattere la scarsità di manager qualificati in grado di gestire le procedure dei contenziosi.  

"È evidente che le società e i funzionari non si sono preparati in modo adeguato a tutte le conseguenze dell'ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale del Commercio", si legge nel resoconto di Global Counsel. In particolare, la Russia non possiede una rappresentanza permanente al quartier generale del Wto.  "In totale, nei confronti delle merci russe sono in vigore oltre 100 misure restrittive: si tratta principalmente di misure anti-dumping applicate ai prodotti dell'industria metallurgica e chimica", osserva l'esperto di pratiche doganali della Goltsblat BLP Vladimir Chikin. L'Unione Europea limita le importazioni di grano; Cina, Messico e India quelle di tubi e acciaio; gli Stati Uniti e l'Australia quelle di fertilizzanti. Le maggiori restrizioni, secondo Moody's, sono quelle che colpiscono Severstal, NLMK (Novolipetskij Metallurgicheskij Kombinat) e Fosagro.   

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