Mosca-Minsk, la guerra del potassio

All'interno della miniera di potassio della Uralkali, nella città di Berezniki, nella regione di Perm, Monti Urali (Foto: Reuters)

All'interno della miniera di potassio della Uralkali, nella città di Berezniki, nella regione di Perm, Monti Urali (Foto: Reuters)

L’ultimo colpo di scena nella vicenda che ruota intorno all'Uralkali, il più grande produttore di fertilizzanti del mondo, ha fatto calare a picco, in tutto il mondo, i prezzi del prodotto

Stando a quanto riferito, Sulejman Kerimov, al 19mo posto nella classifica degli uomini più ricchi di Russia, ma noto principalmente per aver risollevato, grazie a un generoso finanziamento, le sorti dell’Anzhi Makhachkala, la squadra calcistica del Daghestan, sarebbe intenzionato a vendere la propria quota di partecipazione (pari al 21,75 per cento) della società russa Uralkali, leader mondiale nella produzione di potassa.

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Come risultato, le azioni di diversi produttori nordamericani ed europei di potassio sono subito schizzate, sullo sfondo di alcune voci secondo cui, una volta venduto il pacchetto azionario di Kerimov, si potrebbe assistere a un ripristino della partnership con la Belaruskali. Prima dell’annuncio della rottura della partnership-cartello, nel mese di luglio 2013, le due società controllavano il 40 per cento della produzione mondiale di potassio (componente essenziale dei fertilizzanti comunemente utilizzati dagli agricoltori di tutto il mondo, per concimare la terra).

Si vocifera che, tra i potenziali acquirenti del pacchetto azionario di Kerimov, ci sarebbero la compagnia petrolifera statale Rosneft (che possiede le riserve di petrolio più grandi del mondo) e l’ex funzionario e banchiere Vladimir Kogan. Il direttore generale di Uralkali, Vladislav Baumgartner, è stato arrestato il 26 agosto 2013 in Bielorussia, presumibilmente per ragioni politiche. Secondo alcune indiscrezioni, Baumgartner potrebbe essere rilasciato una volta completata la transazione.

“È un po’ come una soap opera, iniziata per guadagnare tempo, che ora ci metterà un po’ prima di volgere al termine”, ha dichiarato, all’agenzia di stampa Reuters, Spencer Churchill, analista presso la Paradigm Capital.

Il perché di questa guerra

La guerra potassa tra Russia e Bielorussia è iniziata a fine luglio 2013, quando la Uralkali ha annunciato la rottura della collaborazione con la Belaruskali, e l’interruzione di tutte le esportazioni congiunte di fertilizzante attraverso la Belarus Potash Company (Bpc).

La Uralkali ha completamente cambiato la sua strategia di marketing. In precedenza, la società esportava fertilizzanti basandosi sul principio de “i prezzi prima dei volumi” e preferiva ridurre la sua capacità produttiva piuttosto che concedere uno sconto agli acquirenti. Ora, il gruppo russo ha annunciato di voler produrre a piena capacità e ha previsto che, nella seconda parte dell’anno, i prezzi mondiali scenderanno a 300 dollari a tonnellata, il che è quasi 100 dollari in meno rispetto al prezzo di fine luglio 2013.

Ad aver aggiunto benzina sul fuoco è stata la notizia, secondo cui la società russa avrebbe firmato, quasi subito dopo aver annunciato la rottura delle relazioni commerciali con la Bielorussia, un contratto con la Cina, per la fornitura di 500mila tonnellate di potassio fino alla fine del 2013. Nel frattempo, la Belaruskali, che costituisce una delle principali fonti di entrata per la Bielorussia, ha riscontrato dei problemi nelle vendite.

Le prime vittorie

Il mercato ha già reagito alla mossa della Uralkali. Secondo l’agenzia Reuters, che fa riferimento a fonti di agenzie statali indiane, “tutti i fornitori di potassio hanno deciso di operare degli sconti sui contratti in corso”. In Brasile, uno dei principali segmenti del mercato del potassio, i prezzi spot sono crollati da 450 dollari a 370 dollari a tonnellata e, secondo la Reuters, il Paese sarebbe in attesa di ulteriori ribassi. “Gli importatori cinesi stanno marcando stretto la Canpotex, nella speranza di arrivare a 320 dollari a tonnellata”, osservano gli analisti dell’agenzia. “Gli importatori di Malesia e Indonesia seguono con attenzione gli sviluppi in Cina e sperano di ottenere un prezzo che si aggiri sui 330-340 dollari a tonnellata (contro i 400-420 dollari a tonnellata in vigore prima del crollo della Bpc). Secondo fonti del quotidiano Kommersant, la Uralkali sarebbe in trattative per fissare il prezzo dei fertilizzanti intorno ai 325 dollari a tonnellata con la Cina e a una cifra poco più alta con l’India.

Se questo livello dei prezzi risulta più che accettabile per la Uralkali, con i suoi bassi costi di produzione, non è così per tutta una serie di altri produttori europei, tra cui anche la Belaruskali, che, avendo costi di produzione superiori, si trova già in una situazione critica.

Un finale a sorpresa

Alla fine di agosto 2013, a Minsk, è stato fermato e arrestato il direttore generale della Uralkali, Vladislav Baumgartner, giunto nel Paese per dei colloqui, apparentemente su invito personale del primo ministro della Bielorussia, Mikhail Myasnikovich. Il comitato investigativo della Bielorussia lo accusa di abuso di potere nella sua veste di presidente del consiglio di sorveglianza della Belarus Potash Company (Bpc). Minsk ha inoltre rilasciato un mandato d’arresto per Sulejman Kerimov e altri quattro alti dirigenti della Uralkali, chiedendo all’Interpol di inserirli nella lista dei ricercati (tale decisione, per il momento, non è stata ancora presa).

Dopodiché, la guerra potassa, inizialmente solo locale, si è spostata sul piano politico e ha iniziato a svilupparsi - in maniera del tutto inaspettata - a sfavore della Uralkali. Una serie di funzionari e uomini d’affari russi, tra cui Igor Sechin, ex vice primo ministro e capo della Rosneft, e German Gref, presidente di Sberbank, hanno visitato Minsk per dimostrare il loro sostegno all’alleato strategico della Russia. Ora, se Kerimov vende il suo pacchetto azionario, si potrebbe assistere a un ripristino della partnership con la Belaruskali e a un ritorno parziale alla vecchia strategia di mercato.

Anche gli analisti vedono più che probabile questa svolta. Sergei Filchenkov della società di consulenza “Metropol” sostiene che qualora la Uralkali e la Belaruskali decidano di ripristinare la loro partnership, la società russa sarà nuovamente costretta a rivedere la sua strategia e a ridurre i volumi di produzione. Con lui è d’accordo anche Konstantin Yuminov della Raiffeisenbank, che sostiene che il nuovo investitore “sarà più propenso a un dialogo costruttivo con la Bielorussia”. Ciononostante, Narek Avakian della società finanziaria Aforex ritiene che per i due ex partner sarà difficile tornare agli stessi livelli di collaborazione di prima.

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