Vladivostok un anno dopo il vertice Apec

Al summit Apec 2012 Vladivostok si è presentata con un look rinnovato (Foto: Ria Novosti)

Al summit Apec 2012 Vladivostok si è presentata con un look rinnovato (Foto: Ria Novosti)

Quando la città russa, il cui nome significa “Signore dell’Est”, ospitò il summit Apec (Cooperazione Economica Asia Pacifico). E oggi? Intervista al sindaco Igor Pushkarev

A settembre 2012 Vladivostok, una città il cui nome significa “Signore dell’Est”, ospitò il summit Apec (Cooperazione Economica Asia Pacifico).

In vista dell’evento, furono costruiti due nuovi ponti sospesi: uno che collega la terraferma all’Isola Russky e un altro, chiamato “Zolotoy Rog”, che attraversa la Baia del Corno d’Oro. Inoltre, fu ristrutturato il campus universitario più grande di tutta la Russia, modernizzato l’aeroporto locale e completata una serie di altri importanti progetti infrastrutturali che hanno completamente cambiato il volto alla città.

Grazie alle nuove infrastrutture, la città, che fino agli inizi degli anni ’90 era chiusa ai visitatori stranieri, è stata scelta quale centro per favorire la cooperazione della Russia con i Paesi del Pacific Rim.

Alla vigilia dell’anniversario del vertice, abbiamo parlato con il sindaco di Vladivostok, Igor Pushkarev, per capire in quale direzione si stia sviluppando oggigiorno la città. La chiacchierata si è svolta dietro le quinte del più importante festival della città, il Vladivostok Rocks 2013, di cui l’amministrazione cittadina è uno dei principali organizzatori.

Qual è il ruolo ricoperto dalla città di Vladivostok nella regione del Pacific Rim?

Vladivostok costituisce la porta della Russia sulla regione del Pacifico. È qui che inizia la ferrovia Transiberiana; la città, inoltre, vanta importanti porti, università e centri scientifici. Rappresentiamo la Russia in questa regione.

E i segnali che la città sta iniziando a giocare un ruolo sempre più importante nella regione sono già visibili?

Un week end
a Vladivostok

Ovviamente! Vladivostok sta diventando un importante centro di discussione. La città organizza forum e mostre. Nel 2008 la città venne visitata solo da 50mila turisti. Nel 2012, invece, ne abbiamo registrati 250mila. Il mondo sta diventando sempre più piccolo ed è per questo che ci stiamo integrando con i Paesi del Pacific Rim. Stiamo promuovendo il lancio di diverse joint-venture con imprese coreane, cinesi e giapponesi, la cui produzione è destinata al mercato interno russo, a quello dell’Unione doganale e ovviamente all’export.  Sempre più compagnie aeree asiatiche offrono voli per Vladivostok, perché abbiamo, in primo luogo, rimodernato l’aeroporto, e in secondo luogo, introdotto un regime di “cieli aperti” per favorire il traffico aereo. Ovviamente, non tutte le cose stanno cambiando così velocemente come vorremmo. Ad esempio, il processo di registrazione dei container presso il nostro porto è ancora troppo lento rispetto agli standard coreani o giapponesi. Ma ci stiamo velocizzando e la circolazione delle merci è in costante aumento. Un altro indicatore è la coda di navi che attendono il loro turno per scaricare o caricare merci nel nostro porto. Cinque anni fa non c’era nessuna coda, perché le navi erano davvero poche. In termini di volume di merci trasportate abbiamo già battuto i record stabiliti in epoca sovietica. Si sta assistendo anche a uno sviluppo politico, economico e culturale della città. Vladivostok si sta integrando nella regione del Pacific Rim da tutti i punti di vista.

Nella regione del Pacifico vi sono già dei punti di riferimento stabili come Hong Kong, Shanghai, Singapore e così via. In che modo Vladivostok può farsi notare?

I tramonti di Vladivostok:
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Siamo una città russa, una città con una cultura europea. Siamo il punto dell’Europa più vicino all’Asia. Inoltre, i Paesi del Pacifico hanno bisogno delle nostre risorse. E noi delle loro tecnologie. Gli interessi sono enormi. Ho parlato con diversi uomini d’affari asiatici che dicono di voler avviare un’attività qui a Vladivostok. Credo che non ci sia nulla da temere. È vero che, per ora, non siamo così conosciuti come i centri che lei ha menzionato poco fa, ma il nostro potenziale è davvero vasto. Ad esempio, per i porti meridionali del Territorio del Litorale passano circa 70 milioni di tonnellate di merci l’anno. Per il porto di Busan (Corea del Sud), invece, passano 500 milioni di tonnellate di merci l’anno. Abbiamo, pertanto, di che crescere. Possiamo senza problemi aggiungere altre 100 milioni di tonnellate, ma dobbiamo prima potenziare le nostre infrastrutture, che è quello che stiamo facendo adesso. È stato adottato un programma statale per incrementare la capacità di trasporto merci della Transiberiana. La capacità dei porti marittimi sarà, invece, potenziata dai loro stessi proprietari. Il problema principale dei porti non è tanto la lavorazione delle merci, che può essere fatta anche in loco, quanto il loro trasporto nell’hinterland russo. Alcune settimane fa, nel porto di Vladivostok si è fermata, per la prima volta, la più grande nave porta-container del mondo. Stava trasportando 18mila container. Da noi ne ha scaricati solo un centinaio, ma il vero motivo per cui si è fermata proprio nel nostro porto è che qui il combustibile costa meno. Abbiamo dei vantaggi davvero colossali, dobbiamo solo imparare a sfruttarli.

Sta parlando di uno sviluppo finanziato perlopiù da fondi russi. Come intende, invece, Vladivostok attrarre investimenti stranieri?

Il nostro obiettivo è fare in modo che il nostro capitale venga investito qui e non sparisca in qualche altro Paese straniero. Se le nostre aziende iniziano a investire qui, il capitale estero non tarderà ad arrivare.

Perché allora gli investimenti delle nostre aziende rimangono così bassi?

Il motivo è la terra. E per un’ovvia ragione. Per acquistare un appezzamento di terra a Londra non ci vuole molto, è solo una questione di prezzo. Qui a Vladivostok, invece, il prezzo non è il problema principale. Il problema più grande è ottenere tutte le licenze, i permessi e gli altri documenti necessari per procedere con la formalizzazione dell’acquisto. Secondo i nostri calcoli, se le autorità decidono di concedere a qualcuno un appezzamento di terra, ci vogliono come minimo 400 giorni prima che questa persona o azienda ne diventi proprietaria, se tutto, ovviamente, è fatto secondo le regole. Pertanto, che tipo di effetti pensa possa avere una procedura simile sugli investimenti?

Qual è esattamente il problema legato all’assegnazione dei terreni?

Il primo problema è legato alle terre del territorio di Vladivostok, che sono controllate dall’amministrazione del Territorio del Litorale. Il secondo riguarda le terre di proprietà del Ministero della Difesa. Ci sono numerosi terreni qui a Vladivostok, che non vengono utilizzati per scopi “difensivi”. Non ci sono poligoni di tiro né unità militari segrete. Ciononostante tutte queste terre occupano il 70 per cento del territorio della città!

Il Ministero della Difesa vi è venuto incontro?

Sì. Quando Sergei Shoigu è stato eletto ministro della Difesa, abbiamo organizzato un incontro qui a Vladivostok, nel dicembre del 2012. Da allora, il processo di assegnazione delle terre ha acquisito slancio.

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