L’Ucraina e lo spettro della guerra doganale

Secondo i dati del Servizio doganale federale russo, il giro d’affari tra Russia e Ucraina nella prima metà del 2013 è diminuito di circa il venti per cento (Foto: Itar-Tass)

Secondo i dati del Servizio doganale federale russo, il giro d’affari tra Russia e Ucraina nella prima metà del 2013 è diminuito di circa il venti per cento (Foto: Itar-Tass)

I produttori dell’ex repubblica sovietica denunciano controlli non autorizzati alla frontiera russa e ingenti perdite di denaro. E mentre soffia il vento di un conflitto commerciale tra i due Paesi, da Mosca arriva la smentita: “Nulla di irregolare”

Stando ai dati della Federazione dei dipendenti ucraini (Fru), a partire dal 14 agosto 2013 il Servizio doganale federale russo (Fcs) avrebbe incluso tutte le esportazioni provenienti dall’Ucraina nella lista delle merci “ad alto rischio”. Ciò significa che le merci spedite in Russia saranno sottoposte a dei controlli particolari. Come affermato dalla Fru, già dalla fine di luglio 2013 le merci dei produttori ucraini hanno iniziato a subire dei controlli non autorizzati; in base alle stime dell’organizzazione, le perdite inflitte all’Ucraina dal comportamento degli agenti doganali russi potrebbero ammontare a 2,5 miliardi di dollari.   

Stando al Fcs, nella prima metà del 2013 il giro d’affari tra Russia e Ucraina è diminuito di circa il venti per cento (ed è oggi pari a diciotto miliardi di dollari). Tale declino andrebbe attribuito al rallentamento della crescita in entrambi i Paesi e alle barriere artificiali che li separano.

Verso la fine del 2012 la Russia ha ridotto la quota di importazioni duty-free di tubature provenienti dall’Ucraina, e a luglio del 2013 ha deciso di non prorogarla affatto per i restanti sei mesi del 2013.

L’Ucraina, dal canto suo, ha risposto imponendo una tariffa doganale sulle importazioni di automobili il cui motore supera i mille centimetri cubici.

Per tutta risposta, nel giugno 2013 la Russia ha annunciato al Wto, di cui entrambi i Paesi sono membri, di voler implementare alcune misure volte ad aumentare le imposte doganali sui prodotti ucraini, e in particolare sulla cioccolata, lo zucchero e il carbone. Alla fine di luglio 2013 Rospotrebnadzor aveva vietato l’importazione nella Federazione Russa dei prodotti della Roshen (uno dei maggiori produttori di confetteria ucraini), in seguito al rinvenimento di una sostanza pericolosa - il benzopirene - all’interno di alcuni di essi.  

Molti politici ed esperti ucraini hanno interpretato le iniziative della Russia come l’inizio di una vera e propria guerra commerciale. Il partito ucraino Udar (“Impatto”) ha definito le ispezioni doganali condotte dalla Russia una “dimostrazione di forza”. Diversi esperti ucraini ritengono che ostacolando l’importazione di beni provenienti dall’Ucraina, Mosca stia in realtà cercando di spingere Kiev ad entrare a far parte dell’Unione doganale, e indurla a rinunciare a firmare l’Accordo di associazione con l’Ue previsto per novembre 2013.

Il fronte russo esclude che si possa parlare di una guerra commerciale, come sembra implicitamente suggerire un annuncio del servizio stampa della Federazione Russa nel quale si afferma che le norme sulle importazioni provenienti dall’Ucraina sono state adottate su iniziativa delle autorità doganali, e non del governo.

Il primo ministro Nikolai Azarov, rappresentante ufficiale di Kiev, ha chiesto che il problema non venga ulteriormente esasperato, e ha invocato una convergenza tra i regolamenti tecnici dei due Paesi, sottolineando inoltre che l’Ucraina svilupperà rapporti di cooperazione sia con l’Europa che con i Paesi dell’Unione doganale.

Secondo gli esperti russi la condotta di Mosca non rappresenta nulla di straordinario. “I Paesi hanno il diritto di irrigidire le proprie norme, soprattutto in seguito all’annuncio di problemi nella qualità delle merci”, ha affermato Yaroslavl Lisovolik, principale economista della Deutsche Bank Russia. Secondo Lisovolik, la convergenza dei meccanismi di controllo doganali beneficerebbe a entrambi i Paesi. “Russia e Ucraina cercano l’integrazione, che avrà un impatto positivo sulla crescita economica di entrambi i Paesi. Tuttavia - ha fatto notare l’esperto -, questa dovrebbe essere raggiunta tramite la crescita, non la riduzione, degli scambi commerciali”.

Dmitri Orlov, direttore generale dell’Agenzia per la comunicazione politica ed economica, ritiene che le azioni intraprese dalla Russia non dovrebbero essere interpretate alla stregua di una guerra commerciale, e ha aggiunto che nel lungo periodo non turberanno i rapporti tra i due Paesi. La Russia non risente della situazione, dal momento che la correzione dei prezzi sarà insignificante.

“Poiché quasi il 25 per cento delle sue esportazioni sono dirette verso la Russia, l’Ucraina risente del conflitto. E se questo non verrà risolto entro breve, Kiev rischia di perdere parte delle sue entrate in valuta straniera: il che potrebbe ulteriormente aggravare le previsioni valutarie per la grivna, già men che incoraggianti. Molti esperti non escludono che la moneta ucraina possa subire una svalutazione già entro la fine del 2013 o i primi del 2014.

Quanto alla Russia, il calo delle merci provenienti dall’Ucraina sarà probabilmente compensato da un incremento della produzione a livello locale, e dalla possibile importazione di nuove merci dalla Bielorussia”, ha detto Dmitri Polevoy, economista della Ing Bank. 

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