G20, Mosca veglia al capezzale della crescita

Christine Lagarde, a capo del Fondo Monetario Internazionale, al summit G20 di Mosca (Foto: AP)

Christine Lagarde, a capo del Fondo Monetario Internazionale, al summit G20 di Mosca (Foto: AP)

La Russia, che ha ospitato il vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali dei Venti, si è calata nella parte di arbitro tra i Paesi emergenti e quelli sviluppati

Priorità alla crescita e al lavoro: su questi temi si sono accordati i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali del G20 al termine del summit di due giorni a Mosca. La Russia, Paese ospitante, si è calata nella posizione di arbitro tra gli Stati emergenti e quelli sviluppati.

Il summit sabato 20 luglio 2013 si è concluso con un consenso sulle priorità e gli strumenti necessari per uscire dalla difficile situazione contingente. I Paesi del G20 hanno pubblicato un comunicato congiunto nel quale si precisano le misure che i governatori delle banche centrali prenderanno per rilanciare la crescita globale, promuovere la creazione di posti di lavoro ed evitare  assolutamente di destabilizzare i mercati finanziari.

Restano, tuttavia, da chiarire molti dettagli elencati nel comunicato finale di nove pagine, prima della firma di un accordo tra  i capi di Stato del G20, previsto a settembre 2013 a San Pietroburgo. Le delegazioni hanno ovviamente cercato di  mascherare le linee di rottura tra Paesi emergenti e sviluppati come pure tra Paesi fortemente indebitati e no. Ma non ci sono riusciti.

Se tutti sono d’accordo per mettere lavoro e crescita in cima a qualsiasi altra priorità, i sostenitori dell’austerity di budget (soprattutto i tedeschi) hanno insistito affinché il G20 fissasse obiettivi chiari in materia di rapporto tra debito pubblico e Pil.

Ma per conoscere gli obiettivi riservati e non resi noti, occorrerà aspettare settembre 2013. “Il ritmo col quale si abbassa il debito pubblico è il risultato di una combinazione molto sottile di misure che fanno discutere i Paesi” ha detto la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Il che, tradotto, significa che “non c’è un accordo segreto sul rapporto debito/Pil all’inizio del 2016” ha detto secco un diplomatico europeo che ha alluso al rifiuto da parte degli Stati Uniti di imporre un limite ai G20 sulle eccedenze di budget.

In una conferenza stampa alla vigilia, il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici si era dichiarato anch’egli contrario: “Sono assolutamente contrario al nominalismo. Non è questo l’ordine delle priorità: prima la crescita, poi il consolidamento di budget!”.

La politica monetaria dei Paesi sviluppati era un altro tema controverso che figurava all’ordine del giorno degli argomenti da discutere. Le correzioni apportate, in particolare dalla Banca federale degli Stati Uniti sul programma di alleggerimento quantitativo, ha provocato un’importante volatilità delle valute emergenti rispetto al dollaro, unitamente a una fuga considerevole di capitali. Il comunicato del G20 sottolinea che esiste un accordo per procedere in futuro a flessioni valutarie “meticolosamente calibrate e chiaramente comunicate” per non trattare in modo brusco i mercati finanziari.

L’aspetto fiscale delle multinazionali è stato uno degli argomenti più importanti del summit, con l’adozione da parte del G20 di un “piano d’azione” elaborato dall’Ocse. La lotta alle truffe e l’ottimizzazione fiscale hanno fatto un autentico passo avanti grazie alla convergenza delle grandi potenze su questo punto. La lotta contro l’ottimizzazione fiscale e i paradisi fiscali di recente è diventata una priorità del governo russo. Restano tuttavia alcune divergenze. Laddove Pierre Moscovici insiste sulla “necessità di mettere fine a una concorrenza fiscale perniciosa”, il G20 ha concluso a favore della sovranità di ogni Stato di definire la propria politica.

La Russia ha potuto esercitare pressioni per alcune sue iniziative che le stanno particolarmente a cuore, come il finanziamento a lungo termine, per stimolare gli investimenti. Un gruppo di studio su questo tema ha presentato un rapporto preparato in collaborazione con l’Ocse che è stato approvato dal G20.

Dall’inizio della sua presidenza, la Russia si è fatta portavoce dei Paesi emergenti, ma ha anche smorzato considerevolmente le sue critiche nei confronti dei Paesi sviluppati. La Russia è stata colpita molto meno dalla volubilità delle valute rispetto agli altri Paesi Brics, grazie soprattutto alle sue enormi riserve valutarie (oltre 500 miliardi di dollari).

“La Russia ambisce a essere la torre di controllo di questo G20, - ha commentato un diplomatico europeo. - E non farà niente che possa offendere gli uni o gli altri. Il suo obiettivo è perfezionare la propria immagine e risollevare il suo prestigio nell’arena internazionale”.

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