L’energia solare sorride alla Russia

Contrariamente a quanto si possa pensare, la Russia possiede un grande potenziale per l'energia solare (Foto: Ufficio Stampa)

Contrariamente a quanto si possa pensare, la Russia possiede un grande potenziale per l'energia solare (Foto: Ufficio Stampa)

Sarà la francese Schneider Electric a occuparsi dell'espansione del mercato delle energie sostenibili nel Paese

Schneider Electric espande la sua esposizione sul mercato russo, pur deplorando la mancanza di interesse da parte delle autorità per l’efficienza energetica. Il gruppo industriale francese a vocazione internazionale si sente molto fiducioso circa le  prospettive di sviluppo in Russia, ormai il suo quarto mercato mondiale più importante dopo Stati Uniti, Cina e Francia.

La domanda cresce nei cinque comparti delle  attività produttive del gruppo (bassa tensione, media tensione, automatismi industriali, ondulatori e impianti elettrici per il grande pubblico). Per convincere i policymaker, la comunità scientifica e gli industriali russi suoi clienti, Schneider Electric ha appena organizzato il forum “Xperience Efficiency 2013”, quattro giorni di incontri e dibattiti nell’ala della prestigiosa Accademia delle scienze russe a Mosca.

Marc Nezet, responsabile della distribuzione elettrica in Russia ha confidato a Russia Oggi: “Noi lavoriamo lungo due grandi direttrici di sviluppo. Da una parte le innovazioni tecnologiche e le applicazioni critiche, progetti di grande richiamo dei quali andiamo molto fieri perché i clienti manifestano esigenze molto grandi”.

Leader mondiale degli ondulatori e delle tecnologie che assicurano un approvvigionamento di elettricità stabile e affidabile, Schneider Electric rifornisce le più importanti  aziende del Paese (Sberbank, Gazprom, Rosneft, e i tre colossi delle telecomunicazioni Vimpelcom, Megafon, Mts). “La seconda direttrice è quella dei prodotti di massa, come le prese elettriche. Nei mercati emergenti noi ci presentiamo grazie a un’offerta di gamma media. Per darle un’idea di come intendiamo porci, vogliamo essere un ibrido tra la Lexus e la Toyota. Per noi si tratta di accompagnare da vicino l’ascesa della classe media in Russia”. La fabbrica Wessen, rilevata dal gruppo francese nel 2008, ormai continua a produrre attrezzature per il grosso pubblico sotto il marchio Schneider Electric, e ciò permette di espandere ancor più la fama dell’azienda.

La spinta verso le province

Foto: Ufficio Stampa

Schneider Electric ha organizzato il forum “Xperience Efficiency 2013” a Mosca (Foto: Ufficio Stampa)

Al momento i mercati di Mosca e di San Pietroburgo si avvicinano alla maturità e i fornitori di energia elettrica devono andare alla conquista della provincia per restare al passo con la forte crescita della domanda russa.

Per farsi accettare meglio dal mercato e dalle autorità, il gruppo francese ha proceduto a molteplici acquisizioni di impianti russi, il più importante dei quali,  l’Elektrochtchit di Samara, si è conclusa alla metà del mese di  maggio 2013 con una spesa complessiva di 510 milioni di euro. Schneider Electric è passata di colpo da tremila a 12mila dipendenti, con obblighi sociali significativi che testimoniano anche la fiducia che il gruppo ha nei confronti del mercato locale. L’impianto di Samara è specializzato nella media tensione, attività fondamentale se si tiene conto che la Russia ne è il primo mercato al mondo.

L’energia solare ha scarsa diffusione

In parallelo a ciò, Schneider Electric sta saggiando il terreno per posizionarsi in prima fila sulle tendenze future del mercato. “Da parecchi mesi ci occupiamo di progetti più sperimentali, in modo particolare nel settore dell’energia solare, - dice Marc Nezet. - Purtroppo, non abbiamo percepito alcuna volontà politica di sostenere lo sviluppo dell’energia solare, perché non ci sono possibilità di ritorno dell’energia prodotta verso la rete. Noi raccomandiamo l’energia solare come una fonte alternativa al diesel, che emette troppo biossido di carbonio”.

Contrariamente a un preconcetto, la Russia ha enormi potenzialità per ciò che concerne l’energia solare. “Il clima freddo e assolato si addice perfettamente allo sfruttamento dell’energia solare, più di un clima caldo e assolato” afferma Marc Nezet, che poi aggiunge: “La zona adatta allo sfruttamento dell’energia solare disegna sulla cartina geografica della Russia un grande sorriso”. Per altro, a causa  di una rete elettrica di cattiva qualità, quella stessa zona subisce spesso instabilità e interruzioni nella fornitura di energia elettrica.

Qualche dubbio sulle vetture elettriche in Russia

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L'azienda ElektroMonoblok nella regione di Leningrado (Foto: Ufficio Stampa)

Schneider Electric sta cercando anche di farsi posto nel mercato delle automobili elettriche, fornendo infrastrutture e consulenze alle autorità locali. L’azienda ha già avviato due progetti pilota con Renault e la fornitura elettrica a tutta la città di Ekaterinburg. “Per il momento c’è un grande punto interrogativo in questo settore, - spiega Marc Nezet. - Le condizioni climatiche e le reti di distribuzione in Russia sono tali da indurci a non essere così convinti che si tratti di un mercato dalle grosse potenzialità”.

Il freddo e gli imbottigliamenti stradali riducono notevolmente l’autonomia delle batterie delle auto elettriche. Una flotta di vetture di questo tipo potrebbe essere conveniente, nelle attuali condizioni, soltanto ad aziende o amministrazioni che abbiano necessità di circolare in un raggio inferiore ai 40 chilometri. Lo sviluppo delle automobili elettriche tuttavia è strettamente dipendente, come un po’ ovunque, dalla determinazione  delle leadership politiche di ridurre le emissioni di CO2 e tagliare le spese.

“Ma in Russia si ha una percezione e una comprensione diversa dell’efficienza energetica. Qui gli industriali si preoccupano prima di tutto dell’affidabilità e della stabilità della fornitura di energia elettrica,  oppure della modernizzazione degli impianti per  migliorare la sicurezza della produzione. I primi progressi  nell’efficienza energetica sono legati ai cambiamenti dei comportamenti”, conclude Marc Nezet. E da qui la necessità di una grande campagna di sensibilizzazione che parta dalle autorità.

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