I rischi energetici della Russia

L'Agenzia dell'Energia degli Stati Uniti stima le riserve totali di olio di scisto a 375 miliardi di barili: alla Russia ne appartengono 75 miliardi, agli Stati Uniti 58 miliardi e alla Cina 32 (Foto: Reuters)

L'Agenzia dell'Energia degli Stati Uniti stima le riserve totali di olio di scisto a 375 miliardi di barili: alla Russia ne appartengono 75 miliardi, agli Stati Uniti 58 miliardi e alla Cina 32 (Foto: Reuters)

Gli analisti concordano sul fatto che la competitività della Federazione sul mercato globale delle materie prime potrebbe diminuire nei prossimi decenni

A metà aprile 2013, gli esperti dell’Istituto di Studi Energetici dell’Accademia Russa delle Scienze e il Centro di Analisi del governo della Federazione Russa hanno pubblicato un documento importante in più pagine, intitolato “Previsioni di sviluppo del settore energetico in Russia e nel mondo fino al 2040”, nel quale si analizzano le principali tendenze di sviluppo del settore energetico globale e i possibili rischi per il settore russo dei combustibili e dell’energia e per l’economia in generale.

La crisi economica globale del 2008 ha frenato la crescita della domanda di risorse energetiche e ha esacerbato la concorrenza nei mercati energetici tradizionali. Stando alle previsioni, nel periodo 2010-2040, il consumo di energia primaria nel mondo aumenterà solo un 40 per cento (circa un 1,1 per cento all’anno), tre volte in meno rispetto alla crescita del Pil e un aumento sensibilmente più lento rispetto al consumo globale dei 30 anni precedenti. I principali centri di consumo energetico si sposteranno verso i Paesi emergenti, mentre i Paesi sviluppati registreranno una crescita di solo il 3 per cento (oltre a ciò, dopo il 2020, l’aumento del consumo di elettricità si paralizzerà negli Usa e in altri Paesi Ocse).

Tuttavia, analizzando le dinamiche di consumo in base al tipo di combustibile, si può notare come il consumo di petrolio, per esempio, diminuirà sensibilmente dal 32 al 27 per cento. Si ridurrà anche la percentuale di carbone, dal 28 al 25 per cento (principalmente per motivi ecologici), mentre la quota di energia nucleare si manterrà al 6 per cento. Il tasso di crescita più alto si osserverà con le fonti di energia rinnovabili: nel 2040 costituiranno il 13,8 per cento del consumo globale di energia e il 12,5 per cento della produzione di energia elettrica, rispetto al 10,9 per cento e al 3,7 per cento, rispettivamente, del 2010. Tuttavia, in termini di volume assoluto di crescita dei consumi e di espansione della sua nicchia nel mix energetico, il leader sarà il gas (dal 21 al 25 per cento), che diventerà il combustibile più richiesto nei prossimi 30 anni.

Una redistribuzione del petrolio

Le previsioni precedenti avevano ridotto considerevolmente il potenziale del petrolio di scisto. Ad esempio, le previsioni per il 2012, del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) e dell’Istituto di Studi Energetici dell’Accademia Russa delle Scienze, stimavano che le estrazioni di questo tipo di combustibile sarebbero state pari a 40-50 milioni di tonnellate l’anno, quando, in realtà, hanno superato i 100 milioni. Pertanto, nel 2013, gli Usa si avvicineranno ai livelli dell’Arabia Saudita, in termini di volume di combustibili petroliferi estratti. Secondo le previsioni, nel 2040, l’estrazione di petrolio - principalmente di scisto - degli Stati Uniti sarà pari a 594 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda i prezzi del greggio, le previsioni globali mostrano oscillazioni dei prezzi piuttosto ampie. Secondo l’Aie, nel 2035, il prezzo del petrolio si aggirerà sui 100-145 dollari al barile. Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti prevede, invece, oscillazioni di prezzo comprese tra i 50 e i 200 dollari, mentre l’Istituto di Studi Energetici dell’Accademia Russa delle Scienze tra i 100 e i 130 dollari al barile. Si prevedono anche fluttuazioni causate da fattori politici o possibili speculazioni, che però non altereranno il quadro generale e non dovrebbero causare un calo o aumento radicale dei prezzi dell’oro nero.

L’era del gas

Secondo le previsioni dell’Istituto di Studi Energetici dell’Accademia Russa delle Scienze, nel 2040, il consumo mondiale di gas raggiungerà i 5,3 miliardi di metri cubi, quantità che supera di oltre il 60 per cento i livelli del 2010 (l’aumento della domanda è garantito, ancora una volta, soprattutto dai Paesi emergenti).

Sebbene la rivoluzione del petrolio di scisto sia destinata a rimanere un fenomeno regionale, ha già notevolmente influenzato i mercati mondiali avendo causato una ridistribuzione del flusso del gas naturale liquefatto (Gnl). Secondo le previsioni, negli anni 2016-2018, Stati Uniti e Canada potranno iniziare a esportare Gnl, che andrà, probabilmente, ai mercati premium di Asia, America Latina ed Europa.

Il mercato con i più alti tassi di crescita sarà il Nord-Est asiatico, che raggiungerà il secondo posto per capacità, grazie al rapido sviluppo della domanda in Cina. Il gigante asiatico ha iniziato l’esplorazione di una quantità enorme di giacimenti di gas non convenzionale, anche se per il momento è difficile fare delle previsioni sul loro futuro a causa di tutta una serie di fattori (diversificazione efficace delle importazioni cinesi, sviluppo avanzato delle infrastrutture, riforma della formazione dei prezzi sul mercato interno, ecc.). Ciononostante, è chiaro che la Cina continuerà a rafforzare la propria posizione in altre regioni mediante la partecipazione delle proprie aziende nello sfruttamento dei giacimenti di gas e nella fornitura di gas a prezzi ridotti, nell’ambito di progetti a lungo termine.

Nei prossimi decenni i rappresentanti più influenti del mercato del gas, a parte la Russia, saranno Stati Uniti e Cina. Gli esperti dell’Istituto di Studi Energetici dell’Accademia Russa delle Scienze prevedono che la Russia manterrà la sua leadership nell’estrazione ed esportazione di gas, ma che la sua partecipazione a progetti costosi, che stanno diventando sempre più marginali in tutti i mercati di esportazione, renderà il Paese ostaggio delle fluttuazioni del mercato, indebolendo la sua posizione geopolitica.

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