Russia, nuovo boom in vista

I consumi interni contano per i due terzi della ricchezza prodotta ogni anno in Russia (Foto: RIA Novosti)

I consumi interni contano per i due terzi della ricchezza prodotta ogni anno in Russia (Foto: RIA Novosti)

Il prezzo del gas pesa sul Pil, eppure la fiscalità agevolata e l'aumento dei consumi attirano nel Paese gli investitori stranieri

Nei primi tre mesi del 2013 l'economia russa ha fatto segnare un progresso dell'1,6 per cento, un ritmo blando rispetto al passato. Ma ci sono le premesse per un'accelerazione in futuro.

Il ritmo di crescita dell’economia ha perso vigore negli ultimi mesi, anche se resta elevato l’appeal della Federazione verso le aziende occidentali (e quelle italiane in particolare), a caccia di nuovi consumatori.

Secondo i dati diffusi dall’ufficio statistico nazionale Rosstat, nei primi tre mesi del 2013 il  prodotto interno lordo russo è cresciuto dell’1,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012, migliorando la stima del +1,1 per cento elaborata ad aprile 2013 dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Il dato rimane comunque inferiore al potenziale, dopo un 2012 che ha visto la ricchezza nazionale crescere del 3,5 per cento e un 2011 a +4,3. Secondo Pavel Laberko, fund manager Russian equities di Ubp, proprio la sorpresa positiva del dato sul primo trimestre potrebbe costituire la svolta per un’accelerazione nei mesi a venire: "Il quadro è atteso in miglioramento nel secondo semestre grazie al calo dell’inflazione e alle misure di sostegno che sta mettendo a punto il governo".

La causa principale del rallentamento è nel calo del prezzo del petrolio e del gas, dovuto in primo luogo alla minore domanda proveniente dagli Stati Uniti, dove è in atto la rivoluzione dello shale gas. Non sembrano tuttavia esserci all’orizzonte rischi di una crisi sistemica, perché anche negli ultimi mesi la produzione manifatturiera ha tenuto, ma soprattutto è proseguita la crescita dei consumi interni, che ormai contano per i due terzi della ricchezza prodotta ogni anno nel Paese.

Secondo un report di Sberbank, entro il 2020 la Russia dovrebbe diventare  il primo mercato europeo dei beni di consumo, scavalcando la Germania, nonché il quarto al mondo dopo Cina, Stati Uniti e Brasile.

Mosca, con i suoi 80 centri commerciali, è diventata una città tra le più importanti al mondo sul fronte dei consumi, grazie anche a una classe media sempre più numerosa: il 55 per cento dei russi ha un reddito di almeno 15mila dollari.

Un’enorme prateria da conquistare, complice il fascino esercitato sui russi dai prodotti del Made in Italy, che sono simbolo di gusto ed eleganza. L’Italia è tra i principali partner commerciali della Federazione, con una tendenza crescente negli ultimi anni (+22,6 per cento nel 2011 e +3,4 per cento nel primo semestre 2012), che ha consentito a molte aziende della Penisola di compensare almeno in parte la debolezza della domanda interna.

La struttura delle importazioni russe dall’Italia invece è costituita soprattutto da quattro gruppi merceologici: macchinari, impianti e mezzi di trasporto; prodotti dell’industria chimica; alimentare e materie prime per l’industria agricola; tessuti e calzature.

Proprio le potenzialità dei consumi spingono Daria von Mensenkampff, managing associate dello studio legale Orrick, a indicare nel retail uno dei settori più promettenti per le aziende italiane, mentre "l’arredamento e l’abbigliamento sono ormai maturi e la concorrenza è elevata".

Al di là delle aziende che si limitano a esportare prodotti finiti, cresce anche il numero di quelle che decidono di stabilirsi in loco per ridurre i percorsi della distribuzione. Un aiuto in tal senso arriva dall’imposta sul reddito, che per le società si attesta al 20 per cento (un terzo in meno rispetto alla media dell’Eurozona), senza considerare la fiscalità agevolata garantita da alcune province.

I settori che vantano le più significative presenze imprenditoriali italiane nel territorio russo sono l’agroalimentare (è il caso, ad esempio, di Cremonini, De Cecco, Ferrero, Perfetti e Zuegg), l’automotive (tra cui Fiat-Iveco, Pirelli), gli elettrodomestici (Indesit, Candy, Ariston, de Longhi), l’edilizia e le infrastrutture (Astaldi, Buzzi Unicem e Mapei) e l’energy (Eni-Saipem, Enel e Coeclerici). "L’attività si svolge tipicamente tramite distributori locali o la formazione di joint venture con partner russi o, semplicemente, ricorrendo alla costituzione di una sussidiaria nella Federazione - spiega von Mensenkampff. - Naturalmente, è necessaria una preparazione per le attività locali".

"La stabilità politica è uno dei maggiori fattori di attrazione degli investimenti esteri", spiega Daniele Mellana, responsabile per l’Italia di East Capital, che vede per la Federazione un maggiore potenziale di crescita nel medio periodo se riuscirà a mettere in campo le riforme attese da anni, "in particolare una maggiore protezione dei diritti di proprietà, lo stato di diritto e la lotta alla corruzione", senza dimenticare che molti passi in avanti in queste direzioni sono già stati compiuti.

L'articolo è stato pubblicato nell'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 30 maggio 2013

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