Falsi miti sul fisco russo

Secondo alcuni consulenti stranieri, la burocrazia è uno dei problemi del sistema fiscale della Russia. Nella foto: l'ispettorato fiscale centrale di Sochi (Foto: RIA Novosti / Mikhail Mordasov)

Secondo alcuni consulenti stranieri, la burocrazia è uno dei problemi del sistema fiscale della Russia. Nella foto: l'ispettorato fiscale centrale di Sochi (Foto: RIA Novosti / Mikhail Mordasov)

Il sistema di tassazione del Paese si contraddistingue per la sua lealtà nei confronti dei cittadini e merita un giudizio migliore rispetto alla reputazione di cui gode in Occidente

Alla fine del 2012, l'attore Gérard Depardieu, scontento per le alte tasse sul lusso della sua nativa Francia, decise di trasferirsi in Russia e di cambiare la propria cittadinanza. “La patria è dove l’imposta sul reddito è pari al 13 per cento”, concludeva il portale russo MK.ru, sintetizzando la mossa dell’attore.

Il sistema fiscale russo è, in effetti, molto più “leale” nei confronti dei cittadini che nella maggior parte dei Paesi europei, e non solo per le persone fisiche, ma anche per quelle giuridiche. Tuttavia, nonostante i tassi invitanti, la sua reputazione all’estero non è così alta. Secondo il ceo di Russia Consulting, Ulf Schneider, la colpa è del modo in cui i mezzi di comunicazione parlano della pratica fiscale in Russia.

Eppure, gli stranieri che hanno vissuto in Russia non si lamentano del sistema fiscale della Federazione. “Dal punto di vista legislativo, il sistema fiscale russo è valido e i funzionari si dimostrano sempre più disponibili nei confronti delle necessità e delle questioni sollevate dal mondo del business”, afferma Schneider.

Attualmente, l'imposta sul reddito delle società, in Russia, è pari al 20 per cento, mentre, nei Paesi dell'Europa Occidentale è superiore al 30 per cento. Le imposte sul reddito per gli individui, in Russia, è del 13 per cento, contro il 50 per cento della Germania. In Francia si era pensato di introdurre una tassa del 75 per cento sui grandi patrimoni, ma il progetto di legge è stato respinto dalla Corte Costituzionale.

Secondo l’esperto, le società straniere dovrebbero in ogni caso prestare maggiore attenzione alla pianificazione fiscale e affrontarla con un certo anticipo, prima di entrare sul mercato russo. Una volta selezionato un particolare regime fiscale, infatti, risulta praticamente impossibile cambiarlo. Il cosiddetto sistema semplificato di tassazione è altamente conveniente per le imprese, dal momento che le esenta, ad esempio, dal pagamento dell’Iva.

In ogni caso, gli ispettori fiscali russi avanzano a volte delle richieste, che, agli occhi degli uomini d’affari europei, potrebbero sembrare una contraddizione con il senso comune. Richiedono, ad esempio, che dalla base imponibile vengano dedotte solo le spese dei voli in classe economica, e non quelli in classe business.

Queste richieste – bizzarre dal punto di vista degli imprenditori occidentali - sono compensate dal fatto che i tribunali russi sono in grado di risolvere tempestivamente qualsiasi tipo di controversia fiscale. “In Russia, i contenziosi tributari rivengono risolti velocemente. Vi sono tre istanze, e il tutto si può risolvere in meno di un anno. Inoltre, le statistiche mostrano che circa il 70 per cento dei verdetti sono a favore del contribuente”, spiega Schneider.

Non si può dire, naturalmente, che il sistema russo sia perfetto. Secondo Schneider, una delle principali caratteristiche negative del sistema russo è la burocrazia: “I debiti d’imposta in Russia hanno un grande impatto sul modo in cui il sistema contabile viene gestito, dal momento che viene richiesta la compilazione di un gran numero di documenti. In Occidente, ad esempio, la fattura è un documento fiscale autosufficiente, mentre in Russia non è che un pezzo di carta, senza alcun valore particolare, che rappresenta semplicemente una richiesta di pagamento e niente di più. Non può essere utilizzata per regolare il bilancio o detrarre spese dalla base imponibile. C’è bisogno di tutta una serie di altri documenti aggiuntivi, come ad esempio l’atto di cessione o la polizza di carico. Non è così in Occidente”.

“Pertanto, le aziende occidentali devono prima di tutto studiare l’elenco dei documenti necessari per le detrazioni fiscali”, afferma Schneider e consiglia alle imprese straniere di affidarsi non solo ai servizi di un commercialista locale, ma anche a quelli di una società di consulenza. “Il ragioniere capo in Russia è una figura molto importante all’interno dell’azienda; l’amministratore delegato lavora a stretto contatto con il capo contabile, molto di più rispetto ai suoi colleghi europei. A volte, tuttavia, i ragionieri non sono sufficientemente lungimiranti in materia fiscale, per questo solo dei consulenti esterni possono applicare in maniera più efficace le leggi locali”, racconta Schneider. Solo questi specialisti sono in grado di trovare un modo per evitare di pagare troppe imposte all’atto di apertura della società, abbassare il tasso d’imposta sui dividendi, o ridurre la base imponibile mediante un ammortamento accelerato dei beni.

Dopo un attento confronto tra il sistema fiscale della Federazione Russa e quello francese, Schneider propende a favore di quello russo, e non solo per via dei tassi bassi e la capacità di risolvere rapidamente eventuali contenziosi tributari. “C’è un aspetto in cui la Russia è molto più avanti rispetto a molti Paesi dell’Ue. Si tratta di un sistema consolidato di documenti elettronici. In Russia, i documenti relativi a tutti i tipi di rimborsi fiscali - dall’Iva all’imposta sul reddito - vengono inviati online, e non per posta o corriere. Il sistema, molto efficiente, è entrato in vigore cinque anni fa. Inoltre, il Paese ha di recente varato una legge che prevede che tutto il flusso di documenti tra società-contribuenti venga digitalizzato. Da questo punto di vista, la Russia può essere considerato un Paese hi-tech”, conclude Schneider.

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