Se i nuovi software trainano l'export

Il viceministro delle Comunicazioni e dei Mass media Mark Shmulevich, 31 anni (Foto: Ufficio stampa)

Il viceministro delle Comunicazioni e dei Mass media Mark Shmulevich, 31 anni (Foto: Ufficio stampa)

Intervista al viceministro delle Comunicazioni e dei Mass Media, Mark Shmulevich, sul ruolo dell'It nel business della Russia

Il viceministro delle Comunicazioni e dei Mass media Mark Shmulevich parla di come rendere l'It (Information Technology) il settore leader in termini di volume d’esportazione (dopo quello delle materie prime) e delle modalità per pubblicizzare la professione.

Il Ministero di cui fa parte ha intenzione di portare i volumi di esportazione del settore dell'It a livelli analoghi a quelli dell’industria bellica. Quali strade seguirà?
Nei primi anni Duemila l’esportazione di software dalla Russia ammontava a 200-300 milioni di dollari all’anno; nel 2012, secondo varie stime, è arrivata a 4 miliardi di dollari. Negli ultimi anni i tempi di crescita sono di quasi il 20 per cento all’anno. Nel 2012 la Russia ha venduto armamenti ad altri Paesi per un totale di 15 miliardi di dollari. Se le condizioni sono favorevoli, tra qualche anno potremo raggiungere cifre  equiparabili a quelle dell’industria bellica, a prescindere dalla crescita prevista nelle armi esportate.

Negli ultimi dieci anni sono stati alcuni giganti come “Kaspersky Lab” o “ABBYY” a garantire una forte escalation dell’export; c’è invece richiesta per i prodotti delle aziende di medie dimensioni o delle start up?
La crescita delle esportazioni è anche condizionata dallo sviluppo dell’outsourcing in Russia, di cui si occupano prevalentemente le aziende di medie dimensioni. Negli ultimi anni in ambito produttivo abbiamo visto progetti di successo. Per esempio Ecwid (piattaforme per l’e-commerce che collabora felicemente con Facebook) e altri sul mercato. Avevano iniziato come start up, ma ora costituiscono un blocco promettente.

Sul mercato mondiale si ritiene che i programmatori russi possano risolvere problemi dei quali né i cinesi, né gli indiani e neppure gli specialisti americani sono riusciti a venire a capo… è effettivamente così nella realtà?
È proprio questo vantaggio concorrenziale a muovere il segmento russo dell’outsourcing. Prepariamo buoni ingegneri, ma sono terribilmente pochi. Oggi in Russia meno dell’1 per cento dei lavoratori è impiegato nella sfera dell'Information Technology. Negli Stati Uniti sono al 4 per cento e nei Paesi europei più del 3 per cento. Alla decima edizione del Forum Economico di Krasnoyarsk, che si è da poco concluso in Siberia, abbiamo organizzato una tavola rotonda dedicata al problema dei quadri nell'It. Il nostro obiettivo è rendere lo specialista del settore un simbolo generazionale. Per farlo bisogna fare informazione, raccontare nelle scuole le prospettive della professione, organizzare incontri con persone di successo che lavorano nell'informatica.

Nel creare il piano di sviluppo del settore vi siete basati sull’esperienza di altri Paesi?
Purtroppo in Russia non si può semplicemente prendere l’esperienza degli altri e applicarla qui. Abbiamo le nostre specificità. Certamente, guardiamo all’esperienza degli altri Paesi con estrema attenzione e interesse. Per esempio, in India c’è stato un processo di liberalizzazione della legislazione sulle operazioni di cambio e opzione su valute che stiamo vagliando anche per la Russia. Facciamo leva sull’esperienza conseguita all’estero per formulare le proposte di tutela giuridica dei progetti delle aziende russe e infatti per certi aspetti, per esempio nella preparazione alle guerre dei brevetti, abbiamo il “vantaggio dell’inseguitore”. Nel campo delle infrastrutture stiamo già portando avanti scambi di esperienze con Singapore e Israele per costruire dei parchi tecnologici. In Russia in questo ambito c’è molto da migliorare.

L'intervista è stata pubblicata nell'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 28 marzo 2013

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