Economia, il Pil in salita fa ben sperare?

Secondo un rapporto pubblicato a fine febbraio 2013, la Russia - con l'economia in crescita del 3,4 per cento - è al primo posto nel G8 e seconda tra le nazioni Brics, in termini di tassi di crescita economica nel 2012 (Foto: PhotoXPress)

Secondo un rapporto pubblicato a fine febbraio 2013, la Russia - con l'economia in crescita del 3,4 per cento - è al primo posto nel G8 e seconda tra le nazioni Brics, in termini di tassi di crescita economica nel 2012 (Foto: PhotoXPress)

La Russia è al primo posto tra i Paesi del G8 e al secondo tra quelli Brics per i suoi ritmi di crescita economica nel 2012. Le previsioni per il 2013

I russi sono sempre stati propensi a rischiare, e il 2012 lo ha dimostrato ancora una volta. Nonostante la minaccia di una seconda ondata di crisi economica internazionale e le continue notizie sulle difficoltà ora di questo, ora di quel Paese europeo, molti russi non hanno voluto rimandare i loro acquisti a tempi migliori e hanno preferito spendere i loro stipendi, cosa che ha influenzato in modo assai favorevole la dinamica del Pil.

Proprio la domanda dei consumatori è stata il principale traino della crescita economica in Russia nel 2012: ne è convinto il senior analyst dell'Agenzia Nazionale di Rating Maksim Vasin. Una delle più chiare testimonianze di questo fatto è il mantenimento dei ritmi di crescita delle vendite di automobili nuove. Anche l'aumento delle vendite di elettrodomestici ed elettronica, compresi i computer, le apparecchiature per ufficio e i telefoni cellulari, è stato a due cifre, almeno secondo le stime provvisorie.

L'istituto di statistica Rosstat osserva che, stando ai risultati del 2012, la Russia è diventata il Paese leader per ritmo di crescita economica tra gli Otto Grandi della Terra, e si è piazzata al secondo posto tra i Paesi Brics. Il Pil della Russia è cresciuto del 3,4 per cento. Lo dice una ricerca pubblicata dal Rosstat a febbraio 2013 e basata sulle pubblicazioni del Fondo Monetario Internazionale, dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), dell'Eurostat e sui dati operativi degli istituti nazionali di statistica.    

Per quanto riguarda il gruppo del G8, del resto, questo risultato era assolutamente prevedibile. Benché molti ricordino il drammatico crollo del Pil della Russia durante la crisi degli anni 2008-2009, questa volta la buona sorte è stata dalla parte di Mosca. La crisi europea non si è trasformata in una crisi di sistema, e non vi è stato alcun calo sensibile dei prezzi del petrolio, del gas e dei metalli, ha osservato Vasin.

Non ultimo, ha avuto un effetto positivo anche il rifiuto di applicare una politica di austerità. Il tasso di rifinanziamento continua a rimanere ai livelli minimi dal 2009, creando un effetto di stimolo dell'economia migliore rispetto agli anni della crisi 2008-2009, osserva l'analista della compagnia di investimento Zerich Capital Management Elena Shishkina.  

Le altre posizioni sul podio del G8 (composto da Gran Bretagna, Germania, Italia, Canada, Russia, Usa, Francia e Giappone) sono andate agli Stati Uniti (il cui Pil è cresciuto del 2,2 per cento) e al Giappone (1,9 per cento). L'economia tedesca ha registrato un incremento dello 0,7 per cento; quella britannica è rimasta ai livelli del 2011, mentre quella italiana e quella francese hanno subito un calo del 2,3 e dello 0,1 per cento, rispettivamente. Rosstat non cita i dati sull'economia canadese relativi all'intero anno, ma nel terzo trimestre la crescita nel Paese è stata dell'1,5 per cento. 

Nel gruppo dei Brics la medaglia d'oro è andata, come è ormai tradizione, alla Cina, il cui Pil nell'ultimo anno è cresciuto del 7,8 per cento. Stando ai risultati del 2012, la Russia sembra aver superato l'India, la Repubblica del Sudafrica e il Brasile. Vero è che, per quanto riguarda l'India e il Brasile, Rosstat si è basato sui dati del terzo trimestre del 2012, nel quale la crescita nei due Paesi è stata rispettivamente del 3,2 e dell'1 per cento. Il quarto posto all'interno del gruppo è andato al Sudafrica, dove la crescita dell'economia si è attestata al 2,6 per cento. 

Praticamente tutti gli esperti intervistati hanno osservato che il quadro avrebbe potuto essere diverso se i prezzi del petrolio non si fossero mantenuti a un livello sufficientemente alto. Dall'inizio della crisi degli anni 2008-2009 i prezzi sono cresciuti del 150 per cento. "L'unico motivo per cui la Russia non è finita nel baratro della recessione sono i prezzi delle materie prime energetiche. Nonostante tutte le promesse o, per usare la retorica del governo, i piani strategici per ridurre le entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio al 5,6 per cento del Pil, la loro incidenza resta ancora oggi almeno due volte più alta", ha osservato l'analista della compagnia finanziaria AForex Artem Deev.

Vero è che la Russia nel 2012 è risultata la peggiore per il livello di inflazione (6,6 per cento). Tra i Paesi del G8 è stata quello con la più rapida crescita dei prezzi al consumo, e tra i Brics (al momento dell'elaborazione dei dati, Rosstat non disponeva dei numeri relativi al Sudafrica) è stata seconda solo all'India, dove nel corso dell'anno i prezzi sono aumentati in totale dell'11,2 per cento. 

Nel 2013 la Russia difficilmente riuscirà a ripetere il risultato del 2012. Alla fine dell'anno scorso in tutta una serie di settori si è osservato un calo dei ritmi di produzione e delle vendite.

L'economia russa continua a rallentare, e il processo si osserverà anche nei prossimi trimestri: Elena Shishkina ne è convinta. "I fattori fondamentali della crescita non sono molti, anzi sono piuttosto pochi. I funzionari del Ministero dell'Economia prevedono un aumento dei volumi degli investimenti stranieri e affermano che il Paese possiede prospettive fondamentali; eppure, nel frattempo il deflusso di capitali ha già superato le stime del Ministero dell'Economia e si avvicina alla soglia dei 60 miliardi di dollari (come testimoniano le statistiche sull'importazione e l'esportazione di capitali della Banca Centrale russa). Non c'è da aspettarsi un'inversione della tendenza attuale", ha osservato l'esperta.

L'Agenzia Nazionale di Rating per il 2013 prevede un calo del ritmo di crescita del Pil della Russia, che scenderà al 2,5 per cento. "Mantenere i ritmi attuali sarà possibile solo nel caso di una congiuntura del mercato mondiale degli idrocarburi estremamente favorevole alla Russia", asserisce Vasin.

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