Alitalia in mano russa?

Aerei Alitalia e Aeroflot in pista (Foto: Alamy/Legionmedia)

Aerei Alitalia e Aeroflot in pista (Foto: Alamy/Legionmedia)

Scaduto il lock-up che vincolava i soci italiani, si attendono novità nell’azionariato. Air France resta favorita per acquisire il controllo della compagnia di bandiera italiana, ma spunta anche la pista Aeroflot

Immaginare il prossimo quartier generale di Alitalia a Mosca è un azzardo, ma le possibilità che Aeroflot giochi un ruolo da protagonista nel futuro del vettore italiano sono in crescita. Novità sono attese a breve, considerato che i contatti si sono fatti intensi da quando a metà gennaio 2013 è scaduto il lock-up, che impegnava i soci italiani - intervenuti in cordata nel 2008 per acquisire il 75 per cento della compagnia di bandiera italiana - a non cedere le proprie azioni.

Soci italiani in cerca di una via d’uscita
La voglia di uscire dalla partita è diffusa, considerato che molti di coloro che cinque anni fa investirono nella compagnia - sbandierando il principio dell’italianità da salvaguardare - oggi hanno altro a cui pensare. La famiglia Riva e Francesco Bellavista Caltagirone hanno problemi giudiziari (rispettivamente per le vicende Ilva e Porto d’Imperia), gli Angelucci si trovano a fare i conti con grosse difficoltà nel business delle cliniche, mentre Benetton ha ormai diretto la propria attenzione in altre direzioni (soprattutto concessioni autostradali e ristorazioni) e Marco Tronchetti Provera non vede l’ora di far cassa per rafforzare la propria posizione nella galassia Camfin-Pirelli, dove avverte la pressione dell’altro socio forte, la famiglia Malacalza.

Non sembrano interessati a proseguire nell’avventura nemmeno i soci finanziari, vale a dire Unipol (che ha ereditato la quota acquisita da FonSai ai tempi di Ligresti) e Intesa SanPaolo (uscita ammaccata dalla crisi).

I pretendenti esteri
La sensazione, dunque, è che si aspetti la migliore occasione per uscire. L’ipotesi più suffragata dagli analisti di settore porta a Parigi, considerato che Air France- Klm è già azionista di Alitalia con il 25 per cento e ha un diritto di prelazione fino al 28 ottobre 2013 sulle eventuali cessioni di altri soci. Ma la congiuntura negativa non ha risparmiato nemmeno i francesi, che al momento valutano la crescita nell’azionariato senza impegnare liquidità: la possibilità di uno scambio carta contro carta porterebbe gli attuali soci italiani a diluirsi nell’azionariato di una compagnia più grande, eventualità che tuttavia si scontra con la loro volontà di fare cassa.

Questo apre spiragli per altri operatori internazionali. Etihad è venuta allo scoperto, facendo sapere di essere disposta a investire adeguatamente nel vettore italiano, ma la compagnia di Abu Dhabi deve fare i conti con le regole sulle licenze, che consentono alle sole compagnia con maggioranza Ue di solcare i cieli dei Paesi aderenti.

L’ipotesi russa
Lo stesso limite con il quale si troverebbe a fare la russa Aeroflot, altra compagnia indicata tra i possibili predatori. L’ipotesi più probabile vede allora il formarsi di una cordata di operatori internazionali, soluzione che farebbe ugualmente gola al vettore moscovita, da tempo interessato a crescere nell’Europa Occidentale.

Le disponibilità finanziarie, in un periodo di scarsa liquidità sul mercato, non mancherebbero, considerato che si tratta di una delle compagnie aeree più redditizie al mondo, lontana parente del carrozzone che solcava i cieli ai tempi dell’Unione Sovietica. L’organizzazione societaria in divisioni regionali e l’ammodernamento della flotta (120 i velivoli operativi, con prevalenza di Airbus) hanno prodotto ricadute positive in termini di organizzazione e qualità del servizio.

Lo Stato russo ha mantenuto la maggioranza assoluta del capitale (51 per cento), ma ha anche accettato l’ingresso di altri azionisti forti, come il miliardario Aleksandr Lebedev e la società di gestione East Capital.

L’interesse verso Alitalia non costituisce una novità: anche nel 2007 la società russa, in collaborazione con Unicredit Mobiliare, si era proposta tra i sei possibili acquirenti, salvo poi ritirarsi davanti all’avanzata dai Air France e al formarsi di una cordata italiana. Sei anni dopo le condizioni sono cambiate, con fatturato e utili cresciuti a due cifre percentuali ogni anno (mentre molti concorrenti internazionali nello stesso periodo hanno perso colpi) e una maggiore affidabilità agli occhi occidentali, complici i numerosi accordi commerciali stipulati con vettori di Spagna, Spagna e Italia negli ultimi anni.

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