Puntare all'integrazione economica

L'ex ministro russo delle Finanze e ora leader del Comitato delle iniziative civili, Alexei Kudrin, al Forum Gaidar ha sottolineato come il Pil russo crescerà non più del 3,5-4% nei prossimi 7 anni in assenza di riforme (Foto: Ria Novosti)

L'ex ministro russo delle Finanze e ora leader del Comitato delle iniziative civili, Alexei Kudrin, al Forum Gaidar ha sottolineato come il Pil russo crescerà non più del 3,5-4% nei prossimi 7 anni in assenza di riforme (Foto: Ria Novosti)

Al Forum Gaidar a Mosca si è discusso anche della scelta dei partner più adatti alla Federazione per lo sviluppo delle sue relazioni commerciali. Medvedev: "La Russia sia l'anello di congiunzione tra Oceano Pacifico e Atlantico"

A metà di gennaio 2013, al Forum Gaidar, a Mosca, si è discusso sulla scelta dei partner più adatti alla Russia per lo sviluppo delle sue relazioni commerciali. Il primo ministro Dmitri Medvedev ha dichiarato che è necessario accelerare il processo di modernizzazione dell’economia del Paese e che la Russia deve diventare un anello di congiunzione tra l’Oceano Pacifico e quello Atlantico.  

Il tema principale sul tappeto al primo Forum Gaidar, dove si sono riuniti i rappresentanti del potere e del mondo degli affari, stato quello dell’integrazione della Russia. La questione della scelta di un partner prioritario per lo sviluppo delle relazioni commerciali russe, è diventata quanto mai nodale, mentre le opininioni degli economisti russi a tale riguardo sono apparse discordanti.

Alla vigilia del Forum uno degli organizzatori, il rettore dell’Accademia di Economia nazionale, Vladimir Mau, eminente rappresentante del gruppo degli economisti liberali, ha dichiarato che il futuro della Russia sta nell’integrazione con l’Europa, seppure a un livello di parità con Svizzera e Norvegia; uno scenario del tutto logico, secondo Mau, se si considera che il 55-60 per cento del fatturato commerciale estero è diretto proprio verso l’Ue.

Tuttavia, così come l’Europa teme la dipendenza da un unico fornitore di gas, Mosca appare altrettanto consapevole dei rischi che potrebbero scaturire dal dipendere da un solo compratore. La quota dell'Europa negli ultimi anni ha subito una brusca caduta e nel 2012  è calata  per la prima volta del 50 per cento, secondo le stime del Servizio federale delle dogane.

La superpotenza che appare come il nuovo partner commerciale della Russia è la Cina. La sua quota è passata dal 5,2 del 2008 al 10,6 per cento nel corso degli ultimi 10 mesi del 2012. Seguita dall’Olanda - dato facilmente spiegabile essendo l’Olanda il nodo logistico europeo più importante - e poi da Germania, Italia, Turchia, Giappone, Stati Uniti, Polonia, Corea del Sud e Francia. 

“L’Europa non ha bisogno di integrare la Russia”, rammenta il direttore dell’Istituto per lo Studio dei problemi della globalizzazione, Mikhail Deliagin, sottolineando con quanta fatica sia avvenuta l’integrazione della Polonia e della Romania e di come, alla fine, sia stata respinta l’idea di un’integrazione della Turchia.

Il primo ministro Dmitri Medvedev si è espresso in modo diplomatico, dichiarando che la Russia ha tutte le carte per  poter diventare uno dei fulcri dei processi d’integrazione globale, sfruttando le sue peculiarità geopolitiche. “A mio avviso diventa auspicabile la visione di un unico spazio economico e umanitario dall’Oceano Atlantico al Pacifico”, ha aggiunto ancora il primo ministro.

“La Russia continua a detenere, come in passato, un ruolo preminente come esportatore di risorse naturali”, ha  osservato il direttore responsabile dell’Agenzia Investkafe, Ivan Kabulaev; ribadendo al contempo che la Russia ha un grande bisogno di attrarre investimenti stranieri esterni e di diventare un centro finanziario internazionale. “Per usare una metafora, ci vorrebbero più Depardieu”, ha detto scherzando l’analista economico.

Le risorse naturali costituiscono l’80 per cento dell’export. Chi appare soprattutto interessata a un aumento dei consumi in questo momento è l’Asia, destinata a diventare il partner più attraente per la Russia. A testimoniarlo è l’intensificazione dei progetti energetici russi in Oriente. Nel 2012 l’oleodotto che collega la Siberia Orientale all’Oceano Pacifico ha trasportato un milione di tonnellate di petrolio; è in corso la ricerca di nuovi giacimenti petroliferi e sono stati stipulati ingenti contratti di fornitura di risorse energetiche.

Ma per il momento l’Oriente non può competere con l’Occidente nel fatturato commerciale estero in Russia e Mosca nutre sempre più timori sull’influenza che potrebbe avere la recessione in atto nel Vecchio Mondo sulla sua economia. Grazie ai prezzi elevati del petrolio si riesce ancora a mantenere in equilibrio il bilancio (secondo le prime stime il deficit nel 2012 avrebbe inciso solo dello 0,02 per cento sul Pil), ma il deficit del petrolio è aumentato fino al 10,6 per cento del Pil. Il crollo dei prezzi del petrolio registrato nel 2008 aveva provocato una caduta del Pil del 7,8 per cento, ma allora lo Stato non era così oppresso dagli impegni sociali; impegni che si sono aggravati alla vigilia della recente campagna elettorale.

Medvedev ha pronosticato che nei prossimi anni la Russia crescerà del 5 per cento e, che per meglio dire, il sostegno alla crescita globale diverrà uno dei pilastri della politica russa durante la presidenza della Russia al G20.

Tuttavia, esperti indipendenti del settore dubitano che il governo possa portare l’economia russa a indicatori così elevati. L’ex ministro delle Finanze, Alexei Kudrin, ora leader del Comitato delle iniziative civili, ha dichiarato, per esempio, che in assenza di riforme, il Pil russo non potrà crescere  più del 3,5-4 per cento per almeno 5-7 anni o forse più.  

Il vice ministro russo dello Sviluppo economico, Andrei Klepach, assicura che l’economia russa nel 2013 crescerà del 4-4,5 per cento, ma ha anche indicato la necessità di “profonde trasformazioni”. “Il modello della cosiddetta economia dei tubi si sta esaurendo e nel migliore dei casi potrà garantire una crescita economica dell’1,5-2 per cento”,  ha rammentato il capo degli analisti economici del gruppo finanziario Rikom Trust, Vladislav Zhukovski.

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