Da Venezia a Palermo, il viaggio italiano di Belyj

Lo scrittore russo Andrej Belyj.

Lo scrittore russo Andrej Belyj.

: Leon Bakst
Uno dei Paesi più amati dagli intellettuali dell’est, raccontato dal genio russo nel suo libro “Note di viaggio”, scritto all’inizio del Novecento e ripubblicato oggi in una nuova versione italiana

Partire per dimenticare, per ristorare l’animo dopo anni difficili e tante vicende drammatiche: è questo lo scopo del viaggio che la casa editrice Musaget propose ad Andrej Belyj agli inizi del Novecento. E la meta del viaggio non poteva che essere una terra tanto amata e desiderata da molti intellettuali russi: l’Italia.

Andrej Belyj, romanziere e figura di spicco del simbolismo russo, partì così in compagnia della moglie Asya Turgeneva con l’idea di conoscere e scoprire l’Italia da nord a sud ma, come raccontano le pagine di “Da Venezia a Palermo. Note di viaggio” (Castelvecchi, 124 pag, euro 14,50), il suo viaggio in Italia si concentrò solo su alcuni luoghi che attirarono maggiormente la sua anima.

La copertina del libro La copertina del libro Le “Note di Viaggio” (Putevye zametki) furono pubblicate in un primo momento nel 1911 sul quotidiano di Pietroburgo “Rec”: si trattava in realtà più che altro di testi di prosa vivace e non di un vero e proprio reportage come il titolo poteva far intendere. Successivamente, nel 1918-1919, Belyj rimise mano al testo per poi ripubblicarlo nel 1922 con il titolo “I. Sicilija i Tunis” che conteneva ben 59 capitoli con alcune parti profondamente modificate rispetto alla prima stampa. Il volume, questa volta, più che sull’Italia, si concentrava sulla Sicilia di cui Belyj apprezzò l’anima orientale.

“Il viaggio d’un mese era maturato da Mosca dritto in Sicilia, tralasciando i musei doviziosi, per poi, all’inizio della primavera, risalire a Nord: in giro per l’Italia. Così desideravamo” spiega Belyj nelle prime pagine del volume. Partiti da Mosca, i due coniugi toccano prima Vienna, per poi arrivare nella prima tappa italiana: Venezia, una città che l’autore descrive come “tutta balbettii di flutti adriatici, una vela rossa in verdi lontananze; tessuto diafano, trapunto dal merletto degli edifici rabesati, annerito nella fuga dei secoli con i suoi palazzi”.

Dopo la città lagunare, il viaggio prosegue con Roma e Napoli che però vengono appena citate da Belyj come tappe del viaggio che portò lui e Asja subito in Sicilia: “Volevamo anzitutto indagare il mondo culturale siciliano, seguirvi le tracce dell’urto fra i Normanni, gli Arabi, e Bisanzio il Grande, e in seguito, risaliti al nord, attraverso Ravenna, Assisi, gli affreschi di Giotto, accostarci al Rinascimento”.

Come Giacoma Strano spiega nella sua prefazione di “Da Venezia a Palermo”, “Per Belyi l’Italia è... la Sicilia, congerie di civiltà antitetiche, perpetua deflagrazione del ‘dilemma’ fra Oriente e Occidente”.

Se Napoli lascia allo scrittore “l’impressione di un pagliaccio variopinto, steso vicino al mare, che protende il naso il Vesuvio verso la riva”, Palermo è invece “una congerie di stili, mancanza di stile”.

Nel volume non mancano citazioni di Goethe, racconti su episodi storici che hanno visto protagoniste le città visitate, ma ciò che colpisce di più è la musicalità, l’espressività con cui Belyj racconta le impressioni visive che ogni luogo italiano gli ha lasciato.

Sembra di sentire i suoni, di vedere i colori, di vivere in prima persona quello che lui e Asya vissero in quel viaggio italiano. Ogni loro esperienza è descritta con una musicalità che rende tutto vivo e tangibile.

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