Gli otto più importanti trofei di guerra dell’Urss portati in patria dopo il conflitto mondiale

Dominio pubblico; Raphael/Gemäldegalerie Alte Meister; Museo Pushkin di Belle Arti
Con la sconfitta dei nazisti e la presa di Berlino, nel 1945 le truppe sovietiche portarono in patria importanti tesori artistici, archeologici e persino film. Molti sono stati restituiti nei decenni successivi alla Ddr, ma tanto resta ancora in Russia e può essere ammirato nei principali musei del Paese

Collezione della Galleria di Dresda

La Madonna Sistina. Raffaello

Nel febbraio 1945, le truppe alleate – Gran Bretagna e Stati Uniti – effettuarono un massiccio bombardamento su una delle più belle città tedesche, Dresda. Sembrava che i tesori della famosa galleria d’arte potessero scomparire per sempre in un terribile incendio: nella collezione dei principi elettori sassoni c’erano tele di Pieter Bruegel il Vecchio, Giorgione, Jan Vermeer, Botticelli, Lucas Cranach, Rubens, Hans Holbein, Tiziano e Van Dyck. Le opere d’arte furono spostate in cave e atri sotterranei. Lì furono trovate dalle truppe sovietiche nel maggio 1945. La perla della collezione, la Madonna Sistina di Raffaello (inizialmente dipinta per il convento di San Sisto a Piacenza) era nascosta in una scatola di compensato chiusa da lucchetti. I capolavori furono trasferiti a Mosca, al Museo Statale di Belle Arti Pushkin, dove furono restaurati, e nella primavera del 1955 furono presentati al pubblico in 14 sale. In quattro mesi, la mostra dei dipinti salvati venne visitata da oltre 1,2 milioni di persone. Affinché più persone possibile potessero vederla, il museo era aperto continuativamente, senza giorni di riposo, dalle 7.30 alle 23.

Dopodiché, la collezione venne restituita alla Germania (allora Dresda era nella Germania dell’Est, alleata dell’Urss). “Naturalmente, tutti erano indignati”, ha ricordato Irina Antonova, ex direttrice della Galleria Pushkin. Ma, dopo essermi trovata a Dresda qualche anno dopo, ho iniziato a guardare alla situazione in modo diverso. Ho capito che la Galleria di Dresda è Dresda”.

Altare di Pergamo

Altare di Zeus, Pergamonmuseum, Berlino

Tra i trofei c’era l’enorme Altare di Zeus, proveniente dalla città di Pergamo, decorato con un massiccio fregio raffigurante la battaglia degli dei e dei giganti. Si ritiene che Giovanni lo abbia menzionato nell’Apocalisse, definendo l’altare “il trono di Satana”. Fu scoperto nel XIX secolo dall’archeologo tedesco Karl Human e trasportato in Germania, e nel 1920 fu costruito un museo speciale per l’antica reliquia a Berlino.

Dopo la guerra, l’altare di Pergamo fu portato a San Pietroburgo: per 13 anni rimase nel deposito dell’Ermitage e solo nel 1954 il pubblico poté vederlo. Quattro anni dopo, l’altare fu restituito alla Germania (dell’Est), e, ancora oggi, è al Pergamonmuseum di Berlino. Secondo gli accordi di restituzione, una copia in gesso della reliquia fu però creata per l’Urss. Dal 2002 è esposta all’Accademia delle arti Stieglitz di San Pietroburgo. Molti altri reperti del Pergamonmuseum sono rimasti in Russia e sono oggi in mostra al Museo Pushkin di Mosca e all’Ermitage di San Pietroburgo.

LEGGI ANCHE: Quiz. Quanto conoscete l’Ermitage di San Pietroburgo?

Collezione di Otto Krebs

Paul Cézanne, Bagnanti

Tra i trofei di guerra c’erano anche le opere degli impressionisti. Nella sua casa vicino a Weimar, l’imprenditore Otto Krebs (1873-1941) aveva raccolto un’eccezionale collezione di opere di Van Gogh, Cézanne, Gauguin, Pissarro, Monet e altri artisti. Nella primavera del 1945, l’amministrazione militare sovietica in Germania fu ospitata nella sua villa. Fu allora che i soldati russi scoprirono un deposito speciale nel seminterrato. Una sorpresa li attendeva all’interno: un inventario completo della collezione e i capolavori stessi, in pieno accordo con l’elenco: 102 dipinti e 13 disegni, otto sculture, una dozzina di oggetti in porcellana. Lo staff dell’Hermitage, che ricevette la collezione Krebs, capì subito che non si trattava solo di una raccolta, ma di un vero e proprio mini-museo, tanto eccellenti erano le opere. Dal 1949 al 1996 la collezione è stata conservata nei magazzini dell’Ermitage, poi è stata messa in esposizione.

Libri e manoscritti

Una delle due Bibbie stampate da Johannes Gutenberg

La piccola città di Gotha, in Turingia, era considerata un vero tesoro prima della guerra. La biblioteca più antica della Germania si trovava qui. I duchi di Sassonia e Gotha la integrarono diligentemente: nel suo fondo c’erano la la Bibbia miniata di Otto Heinrich, la Grande Bibbia di Magonza, libri con autografi di Martin Lutero, manoscritti di Calvino e persino l’“Azbuka” russa di Ivan Fedorov, stampata a Ostrog. Dopo la guerra, una parte significativa della biblioteca fu trasferita in Unione Sovietica. Per dieci anni libri unici rimasero nelle stesse scatole in cui erano arrivati. Nel 1956, la maggior parte dei libri tornò in Germania.

Anche due Bibbie stampate da Johannes Gutenberg finirono a Mosca, dal Museo tedesco dei libri e dei caratteri a stampa di Lipsia. Delle 180 copie, solo 47 sono sopravvissute fino ad oggi, quindi si può immaginare quanto siano preziose queste edizioni. Una delle Bibbie si trova all’Università Statale di Mosca Lomonosov e la seconda, come si è scoperto solo negli anni Novanta, è alla “Leninka” di Mosca.

Collezione della Kunsthalle di Brema

Vincent Van Gogh, Notte stellata

Dürer, Rembrandt, Van Gogh: più di 1.700 opere di grandi maestri della collezione della Kunsthalle di Brema furono nascoste durante la guerra nei sotterranei del Castello di Karnzow del Conte Königsmarck, vicino a Kyritz. Quando, nel maggio 1945, le truppe sovietiche entrarono in possesso di quelle terre, trovarono cartelle con grafici e scatole con dipinti. Il capitano Viktor Baldin riuscì a salvare una parte significativa di opere dal saccheggio e a trasportarle a Mosca. Nel 1947, la collezione si stabilì nel Museo di architettura di Mosca e, dal 1991, è all’Ermitage. Solo allora il mondo seppe che la collezione di Brema è conservata in Russia. Adesso porta il nome della persona che l’ha salvata dalla distruzione: Viktor Baldin.

Collezione di Gotha

Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva, 1537

Nel castello di Friedenstein, a Gotha, in Turingia, Lucas Cranach il Vecchio lavorò come pittore di corte per il principe elettore Federico III di Sassonia, detto il Saggio. Uno dei primi musei in Germania, con una ricchissima collezione sorse qui, con opere di Jan Lievens, Frans Hals, Jan Bruegel il Vecchio, e, ovviamente, di Cranach. Dopo la guerra, la collezione fu spostata in Unione Sovietica: alcuni quadri tornarono però in Germania negli anni Cinquanta. Una ventina di tele di Cranach, tra cui “Il signor borgomastro”, “Il peccato originale, “L’adorazione dei Magi” e altre, sono invece al Museo Statale di Belle Arti Pushkin di Mosca da più di settant’anni.

Tesori

Diademi con pendenti. 2600-2200 a.C.

Uno dei tesori del museo di Berlino era il tesoro di Troia, scoperto dal grande archeologo Heinrich Schliemann (1822-1890). Il prezioso ritrovamento, che consisteva in gioielli d’oro, utensili d’argento e d’oro, asce e pugnali, era chiamato il Tesoro di Priamo. Una parte significativa di esso finì nella collezione di arte antica di Berlino, ma con lo scoppio della guerra, i reperti più preziosi furono nascosti nello zoo. Dopo la fine della guerra, le collezioni del museo vennero consegnate alle truppe sovietiche. È così che i tesori di Troia sono finiti in Unione Sovietica, ma pochi lo sapevano: è stato solo all’inizio degli anni Novanta che l’etichetta di top secret è stata rimossa da questi trofei di guerra. Fu una vera sorpresa poterli vedere con i propri occhi al Museo Pushkin di Mosca, nel 1996. La scoperta unica di Schliemann è oggi nella collezione del museo.

Tra i trofei c’erano altri tesori, inclusi oggetti preziosi dell’età del bronzo del tesoro di Eberswald e l’oro dei merovingi, i sovrani franchi. Anche quelli si trovavano Museo di storia antica di Berlino.

Fondo filmico del Reichsfilmarchive

Una scena tratta dal film “Serenata a Vallechiara”

Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, sugli schermi dei cinema sovietici apparvero film stranieri: la vasta collezione del Reichsfilmarchive rientrò infatti tra i bottini di guerra. Nel 1945 c’erano più di 17 mila pellicole nel suo fondo, e non solo di produzione tedesca. Vi erano conservate copie degli archivi cinematografici di Francia, Norvegia, Jugoslavia, Polonia e persino Stati Uniti. Di conseguenza, più di seimila film vennero trasferiti al Fondo di Stato sovietico dei film e da lì molti finirono sugli schermi cinematografici dell’Urss. Per esempio i film americani “Il grande valzer” (“The Great Waltz”, 1938), “Serenata a Vallechiara” (“Serenade of the Sun Valley”, 1941), “Cento uomini e una ragazza” (“One Hundred Men and One Girl”, 1937) e vari film musicali con Caruso e film d’avventura con Erich von Stroheim arrivarono al pubblico sovietico. Molti, prima dell’uscita nelle sale, venivano visti in proiezione privata da Stalin in persona. Alcuni dei film furono rimontati, cambiando il finale o rimuovendo tutto ciò che era “dannoso” per un cittadino socialista, e spesso modificando anche il titolo. La proiezione era preceduta dalla scritta: “Preso come trofeo dopo la sconfitta delle truppe naziste ad opera dell’esercito sovietico a Berlino nel 1945”.


LEGGI ANCHE: I trofei della Seconda Guerra Mondiale: di cosa spogliavano il nemico tedeschi e sovietici

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie