“Anna” di Luc Besson ritrae la Russia in modo così assurdo che può diventare un cult (OPINIONE)

Legion Media
L’importante è non prendere il film con una pellicola seria sullo spionaggio, ma riderci su di gusto come di fronte a caricature del genere “Una pallottola spuntata”, perché gli errori sono così tanti e assurdi che sarebbe offensivo per la propria intelligenza fare il contrario

I critici russi non hanno risparmiato veleno dopo aver visto “Anna”, il nuovo film del regista francese Luc Besson. Si tratta della storia di un’affascinante agente segreta sovietica, una spietata killer doppiogiochista, la micidiale Anna Poliatova, interpretata dalla splendida modella russa Sasha Luss

“Un film d’azione molto brutto e stupido su una bella russa”, ha scritto Anton Dolin del giornale online “Meduza”, stroncando “Anna”. “Il passatempo voyeuristico di Besson non ha bisogno di pubblico”, ci è andata giù dura anche Julia Shagelman del quotidiano “Kommersant”.

Praticamente tutti sono d’accordo sul fatto che “Anna” sia assolutamente orribile in termini di accuratezza storica: gli eventi raffigurati avvengono nel 1990, con l’Urss alle sue ultime battute e in piena crisi, ma i 118 minuti del film sono pieni di scorci della Mosca glamour 2018-2019, mescolati con stereotipi incredibilmente stupidi sulla Russia.

“Sembra che il regista abbia scommesso con qualcuno una bottiglia di vodka Stolichnaya che non si sarebbe lasciato sfuggire nessun luogo comune banale”, scrive Dolin.

Il critico ha ragione al cento per cento. Tuttavia, a differenza sua, a me “Anna” è piaciuto, e così ai circa 50 russi che erano seduti nel mio stesso cinema, e che come me hanno riso a crepapelle, sebbene si trattasse di quel piacere che ti fa sentire colpevole. Lasciatemi spiegare perché. 

Una trama delirante 

Besson è famoso per averci dato “Léon” (1994) e “Il quinto elemento” (1997), e in questo nuovo film rimane fedele a se stesso: ama ritrarre donne fragili che si trasformano in macchine per uccidere in modo impeccabile. Ha mostrato una donna come arma perfetta in “Nikita” (1990), in “Lucy” (2014), e ora è la volta di Sasha Luss in “Anna”. Il resto non è importante per lui. La Russia? Ok, che sia pure la Russia, a chi importa.

Sin dall’inizio, è chiaro che nessuno che abbia lavorato ad “Anna” ha prestato attenzione alla precisione di qualsiasi tipo. Prima scena: 1985, un vecchio e cattivo generale del Kgb arresta diversi agenti americani e manda letteralmente le loro teste alla Cia. Scena seconda: 1990, un cacciatore di teste francese di un’agenzia di modelle assume Anna, una bionda dall’aspetto innocente con indosso uno scialle russo, proprio al mercato dove vende matrioske. Anche se certo lei è un agente del Kgb sotto copertura che ha già ucciso decine di persone, una delle quali con una forchetta (non preoccupatevi, la vedrete più tardi, visto che il film è pieno di flashback).

Pochi mesi dopo, Anna sarà un sacco di cose: doppio agente, triplo agente, amante di uomini sia del Kgb che della Cia; in fondo, qualcosa di simile a una dea della guerra che elimina da sola decine (se non centinaia) di soldati… E sempre restando una supermodella estremamente bella, intelligente e spietata. Sì, le donne russe sono così. Nella mente di Besson, almeno. E di chi in tutta la storia del cinema le ha sempre dipinte come stereotipi viventi

La trama di “Anna” è contorta; allo stesso tempo vicina alla pazzia e scontata. Chi nel 2019 penserebbe che l’omonimo personaggio del film, rappresentato come una superdonna che lavora per due servizi segreti, alla fine giochi solo il suo gioco? Tutti.

Il diavolo sta nei dettagli

La trama, tuttavia, non è il fattore principale che dà ad “Anna” l’eterna gloria di essere così brillantemente orribile per gli spettatori russi: piuttosto è il modo in cui Besson mostra la Mosca del 1990 e le persone che vi vivono. Da dove comincio? In primo luogo, mentre i personaggi si muovono per Mosca su auto visibilmente sovietiche, ogni tanto vediamo dettagli di strade ed edifici che sono diventati parte del paesaggio cittadino magari solo due o tre anni fa. Un sacco di auto straniere, vetrine di costosi marchi internazionali, catene di caffetterie… Persino le persone nate dopo la caduta dell’Unione Sovietica possono facilmente capire che questo ambiente non ha nulla a che fare con la fine degli anni Ottanta.

Inoltre, durante uno dei numerosi flashback, Anna, che condivide un infernale appartamento sovietico con il suo fidanzato, lo spacciatore tutto tatuato Pjotr, cerca di arruolarsi nella Marina sovietica… usando un computer portatile. Per l’amor di Dio, neanche Mikhail Gorbachev ne aveva uno negli anni Ottanta, figuriamoci dei tossicodipendenti!

A proposito, Pjotr è interpretato da Aleksandr Petrov, classe 1989, uno dei più popolari attori russi contemporanei. Le loro scene con Sasha Luss sembrano sorprendentemente credibili (a differenza del resto del film): è un piacere raro vedere due veri attori russi interpretare i russi in un film occidentale. Ma la felicità non dura molto (spoiler alert): Pjotr viene ucciso molto rapidamente e da allora in poi le figure “russe” di “Anna” sono agenti del Kgb interpretati dal gallese Luc Evans e da Helen Mirren, che, naturalmente, parlano inglese. Anche Anna passa allora all’inglese, il che sembra davvero strano: i russi ordinari parlano russo, ma gli agenti russi del Kgb usano solo l’inglese tra di loro. Che astute queste spie russe…

Quando cerca di mostrare la natura ambigua e filosofica dell’anima russa, Besson si muove con gioia sul campo minato dei cliché. Anna e il suo capo Olga (Helen Mirren) del Kgb si scambiano a vicenda continuamente citazioni di Dostoevskij e Chekhov, insieme alla frase “Io lavoro per il Kgb, baby” (dubito che un agente del Kgb l’abbia mai pronunciata). Anna dice: “Una matrioska è una donna dentro una donna dentro una donna”, il che è vero, ma interpretare poi questo tradizionale giocattolo russo come un simbolo femminista, come fa Anna, è piuttosto strano. E, naturalmente, dicono sempre “na zdorovie” quando bevono. Per la millesima volta, cari occidentali: nessun russo lo dice mai, perché un tale brindisi è polacco!  

L’aspetto positivo 

A un certo punto si inizia a sospettare che “Anna” sia una parodia piuttosto che un vero e proprio film d’azione, qualcosa il cui obiettivo sia quello di prendere in giro i soliti blockbuster di spionaggio, qualcosa più vicino alla serie “Una pallottola spuntata” con Leslie Nilsen piuttosto che ai film di James Bond.

Una volta che te ne accorgi, allora ha molto più senso. Seriamente, quando il boss del Kgb interpretato da Helen Mirren dice che zoppica perché l’hanno scaraventata giù da un elicottero in Siberia per completare il suo addestramento combattendo con gli orsi, e poi si accende la sigaretta da un accendino gigante a forma di granata…beh, è impossibile prendere sul serio il film.

Giusto per essere chiari: non ho idea se Besson intendesse fare di questo film una commedia. Se è così, è un brillante regista e un maestro della parodia ironica. Se no… beh, è comunque fantastico, perché fare qualcosa di così brutto richiede molto talento. Ci sono decine di film ben fatti ogni anno, ma “Anna” è un film spazzatura così perfetto nella sua idiozia che non lo dimenticherete mai, dopo aver riso istericamente di questo “ritratto” della Russia.

Inoltre, dobbiamo convenire che il film di Besson non è assolutamente anti-russo. “Tutti sono cattivi in questo film: russi, americani, francesi, sono tutti uguali”, ha detto in un’intervista a “Forbes Russia”, e questo è evidente nel film. “Sei migliore di quelli del Kgb, vero?”, chiede Anna a un agente della Cia. “Beh, storicamente sì,” risponde, solo per poi ordinare di mozzare un dito a un uomo neanche un minuto dopo.

Per Besson, tutte queste spie sono tutte uguali, quindi perché elogiare o criticare russi o americani? La sua “Anna” è tutta una questione di lotte, inseguimenti in auto, psicologia pseudo-profonda, e ha una bellissima donna russa come protagonista. Che benedizione che ci siano alcuni valori eterni nel nostro mondo.

 

Ecco le foto di Sasha Luss, la top model russa protagonista del film Annadi Luc Besson 

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