Perché dovete correre a Venezia a vedere almeno tre mostre di arte russa

Grisha Galantnyy
Sono organizzate dalle principali istituzioni culturali del Paese: l’Ermitage, la Galleria Tretjakov e il Museo Pushkin e sono molto interessanti

Artisti russi, nel Padiglione centrale della Biennale di Venezia (11 maggio-24 novembre), non ne troverete. Ma ciononostante, in Laguna potrete nutrirvi di cultura e arte russa. Innanzitutto, ai Giardini della Biennale, nello storico Padiglione Russo e poi in un’altra decina di mostre presenti in città. Ecco i tre eventi principali. 

“Lc. 15: 11-32” – 11 maggio-24 novembre

Dove: Padiglione nazionale della Russia ai Giardini della Biennale 

È il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo a fare da curatore per l’esposizione russa alla 58º Biennale di Venezia. È la prima volta che il ruolo è ricoperto da un’intera istituzione e non da una singola persona o da un team, come ha sottolineato più volte prima dell’inaugurazione il direttore del celebre museo, Mikhail Piotrovskij. Qui ci sono due installazioni, realizzate dai due grandi artisti invitati dall’Ermitage.

I due piani del Padiglione quest’anno sono stati in pratica trasformati in due palcoscenici, per l’esibizione dal titolo “Lc. 15: 11-32”. Al piano alto c’è l’installazione di Aleksandr Sokurov (il regista cinematografico che aveva vinto, proprio a Venezia, nel 2011, il Leone d’oro al Festival del Cinema con il film “Faust”). La sua opera è dedicata al tema del Vangelo di Luca del Figliol Prodigo. Al piano basso c’è invece un’installazione dello scenografo teatrale Aleksandr Shishkin-Hokusai, dedicata all’arte fiamminga. 

Per illustrare la parabola evangelica, Sokurov ha preso una delle immagini più celebri al mondo sul tema: il dipinto di Rembrandt “Il ritorno del figliol prodigo”, conservato proprio all’Ermitage, e lo ha letteralmente scomposto: c’è il laboratorio del grande pittore olandese, ci sono i personaggi resi “vivi” nelle sculture, e video post-apocalittici che attualizzano il classico e lo traspongono nella Russia moderna.

 

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La prosecuzione di questa “torta” dai tanti livelli è al piano inferiore, dove anche Aleksandr Shishkin-Hokusai dà vita ai classici dell’Ermitage: ai fiamminghi e agli olandesi contemporanei di Rembrandt.

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I rifacimenti delle immagini sono in compensato dipinto, più precisamente, tutti i dettagli sono ritagliati e i personaggi sono inseriti nella cornice come un teatro di burattini di strada. Si muovono tutti, interagiscono tra loro e con gli “ospiti” di altre famose tele. Così, nel “Mercato del pesce” di Frans Snyders, ci sono figure del “Purgatorio” di Hieronymus Bosch, e Rembrandt stesso sembra seduto al tavolo del “Re dei fagioli” di Jacob Jordaens.

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“Alla fine c’è un inizio…” – 10 maggio-10 settembre 

Dove: Chiesa di San Fantin

Anche il Museo statale di Belle Arti di Mosca Pushkin gioca con i classici a Venezia e con la teatralizzazione. La mostra “Alla fine c’è un inizio…”, organizzata in collaborazione con la Stella Art Foundation, è dedicata al grande artista veneziano Jacopo Tintoretto, di cui si festeggiano i 500 anni dalla nascita. Nella chiesa sconsacrata di San Fantin, dove una volta erano conservate proprio delle tele del Tintoretto, due artisti russi e uno americano presentano le loro opere. Il contatto con il maestro del Rinascimento è mantenuto non solo grazie alla location storica, ma anche con la presenza della tela “L’origine d’Amore” dello stesso Tintoretto e di un tondo dell’astrattista italiano Emilio Vedova (1919-2006), considerato un seguace del grande veneziano del XX secolo. Con quest’ultima opera dialoga l’installazione video di Irina Nakhova sulla vita terrena e celeste, la cui parte principale è proiettata nella cupola della navata centrale.

E opera chiave della mostra è il lavoro del regista teatrale Dmitrij Krymov “L’ultima cena”, omaggio al quadro omonimo del Tintoretto, conservato nel Museo di Venezia. Nel video di Krymov, anche questa storia “prende vita”, ma si rivela essere nient’altro che una fiction, uno scenario teatrale con le scenografie che vengono smantellate sotto i nostri occhi. Chi è l’unico personaggio reale di questa performance video, lo potete scoprire fino al 10 settembre. 

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“Korzhev. Back to Venice” – 10 maggio-3 novembre 

Dove: Ca’ Foscari Esposizioni 

Gely Korzhev (1925-2012) è oggi considerato un classico del realismo socialista, un artista che collaborò attivamente con le autorità sovietiche durante l’epoca comunista e ritrasse sulle sue tele tutto quello che era allora considerato importante, dai soggetti rivoluzionari e di partito alla vita quotidiana degli operai e dei contadini. 

Nel 1962, fu proprio lui, insieme a un altro esponente del realismo socialista, Viktor Popokov, a rappresentare il Paese al Padiglione sovietico alla Biennale di Venezia; da qui il nome della mostra (“Back to Venice”; “Ritorno a Venezia”) in corso negli spazi espositivi dell’Università Ca’ Foscari, e organizzata dalla Galleria Tretjakov. Anche se oggi l’artista “è tornato” da solo e come autore completamente diverso rispetto ad allora.

Gli spettatori non sono spaventati fin dall’ingresso da bandiere rosse, Lenin, e falci e martelli. Al posto dei consueti temi del realismo socialista, la mostra è piena di grandi nudi, dipinti, in realtà, già durante la Perestrojka e nei primi anni Duemila. Al periodo tardo dell’autore appartiene anche la maggior parte dei lavori al secondo piano, nei quali ai simboli del potere sovietico sono aggiunti in modo surrealista spazzatura, scheletri e creature fantastiche, e tramite i quali l’artista si presenta quasi come un martire, che riflette sul collasso del sistema sovietico. E il famoso trittico “I comunisti”, che portò la fama all’artista nell’Urss e fu esposto qui a Venezia 57 anni fa, è ora in una sala lontana, in posizione periferica, quasi come se si vergognasse del fatto stesso di essere tornato in Laguna.

 

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