Cinema: “It” in Russia conquista il pubblico, un successo macchiato dalle polemiche

Dominio pubblico
Il celebre adattamento cinematografico realizzato da Andy Muschietti sta registrando incassi record. Ma nella Federazione c’è chi ha proposto di vietarlo, sull’onda delle polemiche sollevate dalla comunità russa dei clown

Da varie settimane il film “It”, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, sta guidando le classifiche delle pellicole più viste nei cinema di tutto il mondo e ha sbancato i botteghini. In Russia gli spettatori che sono accorsi a vedere il celebre horror sono più di tre milioni, per un incasso totale di 800 milioni di rubli (14.000.000 dollari).

Nonostante il successo ottenuto, il nuovo adattamento cinematografico realizzato dal regista Andy Muschietti (che in Italia arriverà solo il 19 ottobre 2017) ha sollevato numerose critiche. C’è chi sostiene che potrebbe causare lievi traumi ai bambini, e nella Federazione si era presa addirittura in considerazione l’ipotesi di vietarne la distribuzione.

Il film ha fatto “infuriare” anche la comunità internazionale di clown: anche i pagliacci russi hanno preso posizione contro Pennywise e l’immagine negativa che può dare della loro professione.

Nel giorno in cui il film è stato lanciato nelle sale cinematografiche della Federazione Russa, a San Pietroburgo un gruppo di clown ha protestato, chiedendo alle autorità che venisse vietata la proiezione del film. “Noi siamo clown con 30 anni di professionalità alle spalle. E crediamo che questo film metta in cattiva luce il nostro lavoro, danneggiando poi i sentimenti che la popolazione nutre nei confronti dei pagliacci - hanno fatto sapere i portavoce della protesta sul celebre social network Vkontakte -. Non abbiamo visto il film, ma crediamo che possa distorcere la tradizionale immagine positiva del pagliaccio, visto come figura divertente, intelligente e onesta”.

Anche un politico della regione di Sverdlovsk, Anatolij Marchevskij, ha sostenuto l’idea di vietare la proiezione del film: “Non bisogna sporcare una figura generalmente associata al divertimento, all’allegria, al tempo delle vacanze”, ha detto.

Ovviamente il dibattuto è aperto e si divide tra favorevoli e contrari. Il regista russo Aleksej Fedorchenko, ad esempio, ha affermato che lo stesso ragionamento potrebbe essere applicato a una gran quantità di film, come “Non aprite quella porta”, che potrebbe ad esempio gettare fango sul lavoro dei falegnami. Una sciocchezza, ha aggiunto Fedorchenko.

“Se qualsiasi tematica affrontata in un film come fonte di pericolo scatenasse il panico, allora saremmo testimoni di una gran quantità di fobie tra il pubblico, visto che nei film qualsiasi cosa può essere interpretata e raccontata in questo modo: gli aerei, i killer seriali, la morte stessa...”, ha commentato a RT Andrej Kamenukin, psichiatra e direttore della Clinica di Fobie e Depressione. “Un solo film di per sé non rappresenta alcun tipo di pericolo - ha aggiunto -. Affinché tutto questo rappresenti un pericolo, c’è bisogno di una certa tendenza a essere vittime di fobie”.

Stephen King, rispondendo a numerose critiche nei confronti della sua storia, non si è scusato per aver scelto un pagliaccio come protagonista del suo racconto. “I bambini hanno sempre avuto paura dei pagliacci”, ha scritto su Twitter

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