Kandinskij, capolavori inediti a Milano

Emanuele Cremaschi
La ricerca dell’astrazione, la nostalgia per la patria e quel legame con la musica ricreato oggi con suggestive installazioni multimediali: fino al 9 luglio il MUDEC ospita un'esposizione dedicata al “cavaliere errante” della pittura russa. In mostra quadri mai visti prima in Italia

Una delle opere esposte al MUDEC di Milano. Fonte: Emanuele CremaschiUna delle opere esposte al MUDEC di Milano. Fonte: Emanuele Cremaschi

Per originalitità dell’impostazione e rigore scientifico la mostra “Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione”, dal 15 marzo al 9 luglio al MUDEC di Milano, si configura tra le esposizioni da ricordare dedicate al pittore russo. In occasione del vernissage ce ne parla con soddisfazione la co-curatrice Silvia Burini, docente di Storia dell’arte russa e direttrice del Centro studi sulle arti della Russia CSAR dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che grazie ai suoi rapporti con i grandi musei della Federazione Russa e delle ex Repubbliche tra i quali l’Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tretyakov e il Museo Pushkin di Mosca, è riuscita a riunire ed esporre quadri e manufatti mai visti in Italia.

La mostra propone 49 opere che raccontano il “periodo del genio” dell’artista russo, che porta alla svolta completa verso l’astrazione, e 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa

Come è nata la scelta tematica della mostra milanese?

Abbiamo voluto focalizzarci sul lungo periodo russo di Kandinskij, protrattosi sino al 1921. Il taglio della mostra, che accosta in funzione comparativa ed evocativa capolavori del pittore e oggetti del folklore russo, è stato pensato proprio per il MUDEC, museo delle culture dalla vocazione etnografica. Di etnografia era appassionato il giovane Kandinskij, studente di giurisprudenza a Mosca, che nel 1889, durante un viaggio nel Governatorato di Vologda, restò folgorato dai colori e dai decori degli oggetti quotidiani dell’etnia Komi: utensili delle itsbe, giocattoli per bambini, abiti e tessuti. In mostra vi sono proprio pezzi di quell’epoca, uguali a quelli che Kandinskij dovette vedere, prestati dal Museo Panrusso delle arti decorative, delle arti applicate e dell’arte popolare di Mosca.

Sin dal titolo la mostra è strutturata intorno al tema del viaggio di Kandinskij: reale nelle peregrinazioni in Europa e artistico dalla figuratività all’avanguardia. Come sono collegati questi due percorsi?

Convivono, senza un ordine cronologico, tracciando un viaggio dettato dalle condizioni storiche dell’epoca, che non videro Kandinskij costretto a lasciare il suo Paese bensì impossibilitato a ritornarvi, e da fatti privati quali la morte del figlio Vsevolod, oltre che da un carattere introverso segnato da episodi di depressione. Così come coesistono temporalmente la cifra della figuratività e quella dell’astrazione. Prevale la prima in corrispondenza dei ritorni in Russia, quasi una regressione all’infanzia, con citazioni delle fonti iconografiche della cultura russa: le icone sacre, i lubki ovvero le stampe distribuite al popolo, i bogatyri cioè gli eroi dell’epos, che ritroviamo nei quadri raffiguranti Mosca “madre” con i suoi cremlini o il Cavaliere San Giorgio. In mostra vi è anche la prima opera astratta di Kandinskij: “Quadro con cerchio”, del 1911.

Silvia Burini, co-curatrice della mostra. Fonte: Emanuele CremaschiSilvia Burini, co-curatrice della mostra. Fonte: Emanuele Cremaschi

Un quadro con una storia singolare, vero?

Sì, inizialmente a Kandinskij non piaceva, lo trovava sbilanciato nella parte inferiore, tanto che non lo fotografò né lo inserì nel suo catalogo. Poi però si ricredette e nel 1935, dall’estero, cercò di recuperarlo, ma il quadro, rimasto a Mosca, non si trovava più. È riapparso nel 1989 nei fondi del Museo Nazionale georgiano di Tbilisi: ora è esposto per la prima volta in Italia e la stessa direttrice della Tretyakov non lo vedeva da trent’anni!

L’esperienza dell’astrazione come è resa in mostra?

Dimenticato il dato reale, affidandosi solo al colore e alla forma, Kandinskij andò in cerca dell’astrazione attraverso un percorso spirituale. Un’esperienza sinestetica che il pittore ravvisò nella più astratta della arti, la musica, in particolare quella di Arnold Schönberg con il quale ebbe una lunga corrispondenza, e che voleva far vivere a chi guardava i suoi quadri. Nel percorso della mostra offriamo al visitatore la sensazione di quell’esperienza immersiva attraverso installazioni multimediali.

Anche in questi ultimi anni lontani Kandinskij restò legato alla sua Russia?

Ne ebbe sempre grande nostalgia, come documentano i suoi scritti. Mentre le fotografie dell’epoca rivelano che nel suo studio all’estero conservava due lubki raffiguranti gli uccelli del paradiso Alkonost e Siri e la riproduzone dell’icona di San Giorgio.

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