La principessa che a Napoli incantò Bakunin

La copertina del libro.

La copertina del libro.

: ufficio stampa
Tra paesaggi ischitani e crociere nel golfo, la scrittrice Lorenza Foschini racconta nel suo ultimo libro l’idillio intellettuale vissuto in Campania tra l’affascinante Zoé Obolenskaja, donna colta, di idee liberali, stanca della vita di corte, e Mikhail Bakunin, nobile ribelle fuggito dalla prigionia e ricercato dalle polizie europee

Il seme della Rivoluzione, tra Napoli e Ischia. In mezzo due anni e il rapporto intenso con la principessa Zoé Obolenskaja, moglie del governatore di Mosca, mecenate di passione e anarchia. Con “Zoé, la principessa che incantò Bakunin” (Le Scie/Mondadori) la giornalista e scrittrice Lorenza Foschini racconta l’idillio intellettuale vissuto in Campania da Mikhail Bakunin, nobile ribelle fuggito dalla prigionia in Siberia e ricercato dalle polizie europee con la principessa che al suo fianco è elevata al rango di autentica rivoluzionaria dopo aver lasciato il marito, la corte zarista, finanziando l’idea sovversiva dell’anarchico russo.

Per un flusso di storia, tra paesaggi ischitani, gite, picnic, crociere nel golfo che s’incastrano nell’attività sovversiva di Bakunin e Zoé, al lavoro costante con pensatori, rivoluzionari, con contatti nel resto d’Europa per creare l’humus ideale per la Rivoluzione. Ma c’è spazio nel libro, presentato al Salone internazionale del Libro di Torino, anche per un’ispezione nel Bakunin privato, nel suo rapporto conflittuale con Karl Marx e dell’anarchico russo con Dio, che “se esistesse realmente, bisognerebbe abolirlo!”.

Come è nata l’idea di tirare fuori dal cassetto questo rapporto tra la protagonista e Bakunin, due anni tra Ischia e Napoli?

L’idea è partita quattro-cinque anni fa, ero proiettata a scrivere un libro su Bakunin, poi ho trovato una traccia che riconduceva alla principessa Zoè, che si è rivelata una figura determinante per arrivare poi al pensiero compiuto del pensatore russo, all’anarchia, al ruolo della Rivoluzione, l’unica cosa che conti nella sua vita.

Zoè Obolenskaja è un personaggio quasi sconosciuto ma è stato determinante per alimentare il sogno rivoluzionario di Bakunin. Nel libro lei traccia anche un parallelo tra la principessa e Anna Karenina di Lev Tolstoj.

Zoé è una figura forte, di rottura ma su di lei non si sapeva quasi nulla, era sparita da ogni tipo di racconto oppure circolavano su di lei notizie frammentate. Mi sono concentrata sulla principessa perché imbattuta su Facebook in una sua lontana parente che vive negli Stati Uniti. Ed è molto vicina ad Anna Karenina non per la natura della loro storia ma per l’orrore per il mondo zarista, ritenuto ipocrita, bigotto, conformista. Tolstoj conosceva bene la storia di Zoé, che ha ispirato anche Conrad e James. Ma anche Karenin ricorda il marito di Zoé, Obolenskij, conformista, preso in giro dalla corte e vittima delle ire dello zar. Spietato nella sua mediocrità.

Perché Bakunin riesce ad avere un’ascendente così forte sui napoletani?

La sua capacità oratoria insuperabile riusciva a incendiare gli animi di una città delusa, ferita dall’illusione del Risorgimento e che era stata dimenticata nell’Italia unificata. In due anni l’impronta di Bakunin su Napoli è stata indelebile.

Nel libro si racconta del rapporto particolare tra Bakunin e Karl Marx.

Due persone agli antipodi con un comune denominatore nella vita: la Rivoluzione. Diffidavano l’un dell’altro, consapevoli dei pregi reciproci. Bakunin è un pensatore con intuizioni geniali senza una visione organica del pensiero, un antiebraico mentre Marx era il genio della politica, con il rigore di un tedesco che aveva intuito il ruolo primario dell’economia, al centro di tutto.

Tra racconti e il lavoro per la Rivoluzione c’è anche spazio per il rapporto tra Bakunin e Dio.

Non c’è visione spirituale in Bakunin, che è ateo, materialista se vogliamo, in lui c’è un furore distruttivo legato alla ricostruzione di un mondo nuovo. E Dio non è contemplato nel suo disegno.

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