Animazione, quel filo rosso tra due Paesi

Un frammento del lungometraggio "La Regina delle Nevi", 1957

Un frammento del lungometraggio "La Regina delle Nevi", 1957

Kinopoisk
Prima il lungometraggio "La regina delle Nevi", uscito nel 1957. Ora la serie tv "Masha e Orso". Le ragioni che hanno portato il pubblico italiano a innamorarsi dei cartoni russi e sovietici

La serie tv "Masha e Orso" è riuscita nell'impresa: l'animazione russa è entrata nel cuore degli italiani. Qualcosa del genere era accaduto qualche decennio fa, quando il mondo era completamente diverso, c'era la guerra fredda e Disney era il riferimento assoluto per l'animazione popolare. Allora il lungometraggio "La Regina delle Nevi", uscito nel 1957 e diretto da Lev Atamanov, aveva ricevuto un'ottima accoglienza sulla prima rete Rai (in bianco e nero, ovviamente). Prodotto all'interno del Soyuzmultfilm, lo Studio d'animazione fondato a Mosca nel 1936, il film ricevette il Primo premio di categoria al Festival del Cinema di Venezia. Qualcuno, non più giovanissimo, se lo ricorda ancora. Ovviamente ispirato alla celebre fiaba di Hans Christian Andersen, "La Regina delle Nevi" contiene scene di grande bellezza, con un'animazione ricca ed effetti spettacolari. Il maestro giapponese Hayao Miyazaki ha dichiarato che è stata la gioia di vedere questo film ad averlo convinto a dedicare la propria vita ai cartoni animati. 

 

Ma "La regina delle nevi" è stata un'eccezione. Prima della fine degli anni Settanta, che ha visto l'arrivo dei cartoon di matrice giapponese, ci sono state due serie provenienti dall'est che hanno avuto una certa popolarità in Italia: l'ungherese "Gustavo" e il "Professor Baltazar" della Scuola di Zagabria. 

Invece, per conoscere l'animazione russa era necessario andare nei cineclub, dove si potevano ammirare le splendide storie di insetti realizzate con la tecnica del passouno da Ladislas Starevitch, uno dei pionieri del cinema (oggi basta andare su Youtube). Ammirare la poesia, la raffinatezza e la sperimentazione della scuola russa contemporanea era impresa più difficile e spesso l'unica possibilità era quella dei festival internazionali (quando in queste manifestazioni si vedevano solo i cortometraggi e non le serie televisive). 

Uno degli animatori de "La Regina delle Nevi" si chiamava Fyodor Khitruk, ed era nato il 1° maggio del 1917 (una data simbolica). Dal 1962 nello Studio Soyuzmultfilm, Khitruk avrebbe assunto il ruolo di regista dando una svolta non disneyana allo stile sovietico. In seguito è stato anche l'ambasciatore dell'animazione del proprio Paese, cercando di garantire la maggiore libertà ai registi sovietici e favorendo la visione dei film nei festival stranieri, grazie anche al lavoro che portava avanti nell'Asifa, l'Associazione internazionale degli autori di cinema d'animazione. E poi Khitruk ha messo in discussione quella che sembrava una verità assoluta: che il cinema d'animazione fosse destinato solo ai bambini e dunque alla loro educazione. Così gli autori ebbero la libertà di sperimentare tecniche e linguaggi, e i russi diventarono maestri nell'animazione dei pupazzi, della carta ritagliata, degli oggetti, cercando di limitare l'uso della parola per raccontare attraverso il movimento, gli effetti sonori e la musica.

Così nacquero grandi registi come Eduard Nazarov, Garri Bardin e Yurij Norshtejn, il più grande di tutti. Qualche anno fa la Terminal Video ha distribuito in Italia una collezione di 4 dvd, con il commento audio di Giannalberto Bendazzi, che ha permesso di vedere anche in casa e in alta qualità i film dei maestri di cui ho parlato. A Norshtejn, e non a caso, è dedicato un intero dvd. Una particolarità: nel 1993, due anni dopo la dissoluzione della Russia sovietica, alcuni grandi dell'animazione fondarono lo Studio "Shar" e qui, quattro anni dopo, Andrej Khrzhanovskij (uno dei fondatori) ha realizzato un film di 20 minuti animando i disegni di Federico Fellini. La voce fuori campo che tiene il filo del racconto è quella di Tonino Guerra, che fu sceneggiatore di Fellini e anche di Andrej Tarkovskij: un segno dei forti legami stretti, pure tra tante difficoltà, tra gli autori di cinema italiani e russi. Oggi, ecco il successo internazionale di "Masha e Orso". Potrebbe sembrare casuale: non lo è. La qualità dell'animazione, il dosaggio dei tempi di dialogo, la cura dei personaggi e dei particolari: tutto questo non poteva che nascere all'interno di una grande scuola e tradizione.

L'articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Rbth del 3 dicembre 2015

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