"Globalizzare l'architettura? Impossibile"

Sergei Tchoban, autore del padiglione russo che sarà presentato all'Expo 2015 di Milano, ha raccontato a Rbth i propri progetti e le caratteristiche dell'architettura russa e internazionale

L'architetto russo Sergei Tchoban (Foto: ufficio stampa)

A meno di un mese dall'inaugurazione dell'Esposizione Universale di Milano, i preparativi e il lavoro non si fermano un attimo. Abbiamo incontrato Sergei Tchoban, l'architetto che ha progettato il padiglione russo all'Expo.

Qual è il concept del padiglione russo per l'Expo di Milano?

L’ho ideato insieme ad Alexei Ilyin e Marina Kuznetskaya nello studio SPEECH. Ci sembrava che per la mostra servisse una struttura molto semplice nella forma e che non fosse un tributo all'architetto. Piuttosto un simbolo evocativo, una forma, che lo distinguesse immediatamente dagli altri padiglioni. Ci siamo ispirati alla tradizione dei padiglioni russi e sovietici del secolo scorso e, credo che abbiamo sviluppato un'idea generale, che combina insieme elementi appartenenti a diversi stili. Ci siamo ispirati al costruttivismo degli anni ’20, all’Art Deco degli anni ’30 e all’Art nouveau russa del dopoguerra. In questi stili sono facilmente individuabili caratteristiche comuni: la forma dinamica con un accento particolare nella zona dell'ingresso. Abbiamo cercato di incarnare quest’ idea, in particolare, attraverso la consolle di quasi 30 metri all’ingresso. Questo elemento unico, sia dal punto di vista ingegneristico che architettonico, costituirà l'attrazione principale dell'edificio. La consolle si estenderà dall'ingresso principale con una spettacolare forma arrotondata, realizzata in acciaio inox lucidato, che la trasformerà in un gigantesco specchio.

È un elemento che vuole invitare i visitatore allo scatto di selfie... 

Io direi piuttosto che vuole introdurre ad un dialogo lo spettatore che entra nella sua sfera di influenza.

Il tetto è funzionale?

Sì! C'è una zona relax con caffetteria, del verde e una piattaforma di osservazione alta 17 metri. Se ritorniamo al tema della continuità, è importante notare come il padiglione sia coerente, non solo nella sua forma, ma anche nell’uso dei materiali: la parte principale dell'edificio è rivestita in legno ecologico e tipico della tradizione dell’architettura russa.

Oggi lei vive in due paesi: Mosca e Berlino. Si sente più un architetto russo o europeo?

Per me, questa separazione non è importante. La cosa importante è che non credo nell'internazionalizzazione e nella globalizzazione dell’architettura. Ritengo che la creazione di un linguaggio architettonico unificato, promosso e applicato in diversi paesi, renda le nostre città troppo simili tra loro. Lavorando in Russia e per la Russia, ogni architetto che viene qui deve innanzitutto tener conto della tradizione architettonica nazionale. Tutti i grandi architetti del passato che arrivavano qui lo sapevano bene e ne tenevano conto. Come, ad esempio, Aristotele Fioravanti, il quale cambiò la bozza del progetto della Cattedrale dell’Assunzione, dopo aver visto le opere dell'architettura di Vladimir.

 
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Quindi non ha senso parlare di tendenze architettoniche globali? 

Se ne può parlare, solo che bisogna capire che l'attrattiva di una città rispetto ad un’altra è determinata, non dalla composizione elegante di strutture stellari ma, soprattutto, dal grado di specificità della cultura architettonica locale in generale. Credo che questa identità debba essere preservata. In questo modo gli architetti che arriveranno qui non importeranno forme qualsiasi, che avrebbero creato in maniera identica in qualsiasi altro paese, ma creeranno un oggetto che chiaramente e con precisione si riferirà alla tradizione locale.

Ma la sua "Bashnya Federacii" ad una persona del luogo appare come uno strano grattacielo americano. Come si inserisce questa costruzione nel contesto russo? 

Penso che si sbagli. Questa architettura non è americana ma profondamente moscovita. Prima di tutto, se si confrontano tutti i grattacieli che sono stati costruiti e che si costruiscono in "Moscow-city" si nota come nessuno di essi tenda ad un’unica forma, come fanno le due torri che compongono la "Torre della Federazione". A causa della forma ricurva delle due vele e il loro tendere all'asse centrale, si crea una silhouette affusolata, caratteristica delle torri di Mosca. Ricorderete come tutti i grattacieli di Mosca abbiano storicamente la parte finale appuntita: dalle torri del Cremlino di Mosca fino alle "sorelle" staliniane.

 
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Ma qui non si tratta solo della forma, ma del numero di piani…

La questione dei piani non ha a che vedere con la tradizione nazionale. Ogni paese vuole raggiungere risultati eccellenti sia nel campo dell’architettura che della tecnica. L’altitudine crescente ha a che fare con le potenzialità dell'architettura moderna. 

Riuscirebbe a vivere in una città di grattacieli?

Sì, perché no? Ad esempio, una città come New York, la reputo molto interessante per viverci. Però ritengo che il luogo in cui sono vissuto mi abbia formato e credo che l'educazione che ho ricevuto in Russia e sviluppato all'estero, debba essere prima di tutto applicata in patria. La mia decisione di lavorare attivamente in Russia è stata assolutamente cosciente. Così non avverto l’esigenza di vivere in un luogo diverso. Vivo dove voglio e faccio quello che reputo sia giusto oggi.

Oltre alle due capitali, quali delle nostre città reputa interessanti dal punto di vista architettonico?

Molte. Apprezzo l'architettura antica russa. Ritengo unica, sia per struttura che per architettura, Veliky Novgorod. Sono molto interessanti anche Pskov, Rostov Veliky e in parte Yaroslavl. Per quanto riguarda il costruttivismo sono rimasto molto impressionato da Ekaterinburg, dal teatro di Novosibirsk...

Il vostro studio ha dei progetti al di fuori dalla Russia e dalla Germania?

No. Ho fatto progetti per la Turchia e l'Italia, ma, purtroppo, essi non sono stati realizzati. Quest'anno lo studio SPEECH, per la quarta volta, è stato invitato a partecipare alle mostre di Interni di Milano, il che è stato per noi un grande onore. L'anno scorso, la nostra realizzazione è stata premiata tra i primi 10 eventi top del Fuorisalone 2014. Ho realizzato anche diverse mostre all'estero con progetti di grafica architettonica. Entro l'estate inizierò un progetto in America, alla Cornell University.

Come vanno le cose nel vostro museo di grafica architettonica a Berlino? 

Molto bene. Il 13 marzo è stata inaugurata un'interessante Mostra dedicata a Aleksandr Brodsky, fondatore dell'architettura in carta, un’eccezionale artista e architetto russo. Questa è la quinta Mostra del Museo. Quest'anno ci è stato assegnato il titolo di “Museo d'Europa”.

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