Sulle punte, sognando il Bolshoj

Una scuola di danza (Foto: Artem Zhitenev / RIA Novosti)

Una scuola di danza (Foto: Artem Zhitenev / RIA Novosti)

Nel campo della danza classica la Russia vanta una tradizione di grande prestigio. E benché le ballerine siano obbligate ad abbandonare il palco a soli trentotto anni e i maschi abbiamo meno del cinque per cento di possibilità di diventare solisti, i genitori continuano a iscrivere i propri figli alle scuole di danza, nella speranza che un giorno possano esibirsi di fronte al pubblico del Bolshoj o del Mariinskij

Tutti i russi - anche quelli che non seguono da vicino il mondo delle punte, sono orgogliosi del livello che la danza ha raggiunto nel loro Paese. Stando a un’indagine condotta dalla Fondazione dell’opinione sociale, solo il tre percento di coloro che frequentano il teatro prediligono la danza. E pur senza registrare il seguito che aveva in epoca sovietica, quando in cento si contendevano un posto negli istituti coreografici, la danza classica continua ancora oggi a godere di una grande popolarità.

Maria Subbotovskaya è co-fondatrice dello studio Ilse Liepa, che accetta bambini a partire dai due anni e mezzo. “Nulla allena il corpo quanto la danza classica”, afferma. “Gli esercizi con il direttore d’orchestra insegnano al bambino ad apprezzare la musica classica. Tutti i movimenti sono armoniosi e sviluppano il corpo, in particolare il portamento”.

 
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La scelta

All’estero la danza classica russa è associata ai grandi teatri come il Bolshoj e il Mariinskij, i cui ballerini provengono soprattutto dall’Accademia statale di coreografia di Mosca e dall’Accademia di danza Vaganova. Per accedere a queste scuole la preparazione aiuta sino a un certo, dal momento che la selezione si basa in gran parte su attributi naturali come la flessibilità, la capacità di librarsi in aria e di saltare e la musicalità. Gli studenti devono sottoporsi a un rigoroso processo di selezione.

“Il novantotto per cento dei giovani studia danza per proprio diletto”, spiega Subbotovskaya. “Forse gli piacerebbe continuare, ma quelli che posseggono le doti per emergere sono pochissimi, e la loro preparazione richiede un impegno molto mirato. La nostra scuola ha aperto otto anni fa, e in questo tempo solo cinque dei nostri studenti sono stati ammessi all’Accademia statale di coreografia di Mosca”.

Eppure alcuni ballerini russi di fama mondiale, come Anna Pavlova, Galina Ulanova o Rudolph Nureyev possedevano attributi fisici medi. Ecco perché secondo alcuni insegnanti-coreografi esperti il fisico non è l’aspetto più importante.

“Quando un giovane possiede forza di volontà ed è animato da un sogno è già molto”, dichiara Subbotovskaya. “Il metodo, da solo, non porta alcun risultato. Il carattere e la personalità sono fondamentali, mentre sugli attributi fisici si può sempre lavorare. Quando un giovane ha carattere e disciplina, noi lo segnaliamo ai suoi genitori, e se loro sono d’accordo investiamo maggiormente in quel giovane affinché la danza diventi la principale direzione della sua vita”. 

La difficile strada dei ballerini solisti

Natalya Mostovaya ha trentotto anni ed è un’ex ballerina. Originaria dell’Ucraina, è giunta a Mosca dopo aver trascorso molte ore alla barre e spinta da un sogno. Dopo anni di studio, innumerevoli tentativi di entrare a far parte delle principali compagnie di danza e la ripetuta partecipazione a spettacoli di ballo e circensi, all’età di trent’anni Natalya ha deciso di darsi all’insegnamento. Oggi dirige la scuola Ribambelle, dove prepara i bambini. Dice di non avere alcun rimpianto. Quella di danzare è stata una decisione tutta sua.

“Spesso i genitori non si rendono conto di cosa comporti la vita del ballerino, e scelgono questa strada per i loro figli, che magari non hanno né il desiderio né le doti necessarie per intraprenderla. In quel caso sorgono dei problemi”, spiega Mostovaya. “Spingendo un figlio, i genitori possono rovinargli l’esistenza. Anche tra i diplomati delle accademie di danza solo il cinque percento riesce entrare in una buona compagnia, mentre quelli che diventano solisti sono ancora di meno”.

La concorrenza è particolarmente sentita tra le ragazze, dal momento nelle accademie di danza di maschi ce ne sono pochi. Dal 2006, anno in cui ha aperto, solo quindici ragazzi hanno studiato presso lo studio Ilse Liepa. Quando si tratta di scegliere una professione, gli uomini tendono a dimostrarsi più pratici. Per la maggioranza dei ballerini la carriera si interrompe prima ancora che essi abbiano avuto la possibilità di iniziare.

“Se a ventitré anni non ti sei ancora affermato devi iniziare a pensare seriamente al tuo futuro”, afferma Mostovaya. “In molti casi le ragazze si danno all’insegnamento, si sposano o scelgono un’altra strada. La vita professionale di una ballerina è breve: a trentotto anni può già appendere le scarpette al chiodo”.

In molti casi l’investimento fatto in termini di salute, tempo e risorse non dà i risultati sperati. A Mosca, ad esempio, per tre lezioni al mese si pagano circa cinquecento dollari.

Avvicinarsi alla danza

Per i bambini l’alternativa alle scuole di danza sono i circoli della danza. A Mosca ne esistono a centinaia, e in molti casi sono gratuiti. Stando a un sondaggio condotto nel 2012 da Wciom, il sessantuno per cento dei bambini russi praticava attività extrascolastiche, e il diciassette per cento di questi frequentava i circoli della danza (la seconda scelta per popolarità dopo lo sport). Raramente però quei bambini scelgono la danza come professione. Alla Kremleva ha frequentato per dieci anni i circoli della danza di Mosca; poi si è iscritta all’università e oggi sovrintende all’istruzione pre-scolare ed elementare di Novy Disk.

“Per me era una grande gioia, non vedevo l’ora di recarmi a lezione. Anche a casa ballavo, ripetevo i movimenti e seguivo i video”, ricorda Kremleva. “Poi ebbi un incidente che mi impedì di intensificare gli allenamenti e quindi di avanzare a un livello superiore, come avrei desiderato. Adesso sto pensando di far studiare danza a mia figlia”.

A dispetto delle difficoltà che la professione presenta, i bambini continuano a voler diventare artisti. Secondo uno studio condotto dalla Fondazione Deti Mira nel maggio del 2013, il 16,4 per cento dei bambini di età compresa tra i quattro e i sei anni sogna una professione artistica. Danza compresa.

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