La modernità del “Rigoletto” incanta il Bolshoj

Una scena dello spettacolo al Teatro Bolshoj di Mosca (Foto: Oleg Chernous / Teatro Bolshoj)

Una scena dello spettacolo al Teatro Bolshoj di Mosca (Foto: Oleg Chernous / Teatro Bolshoj)

Il teatro moscovita ha ospitato la prima mondiale dello spettacolo verdiano, portato in scena da Robert Carsen: una delle più solide e convincenti interpretazioni moderne dell’opera, secondo la critica. Sul palco, anche il direttore d'orchestra italiano Evelino Pidò

Non capita spesso che la grande opera moderna arrivi fino a Mosca. E se la produzione decisamente poco ortodossa incontra il crescente sentimento conservatore insito nella società, lo scandalo è fatto. È quello che rischiava di succedere alla prima mondiale del “Rigoletto”, grandioso progetto di Robert Carsen, nato dalla coproduzione del Bolshoj di Mosca, del Grand Théatre di Ginevra, del Festival d’Aix-en-Provence, del teatro “La Monnaie" e dell’Opéra National du Rhin.

Tuttavia, questo “scandalo annunciato” non ha superato di molto quello che aveva suscitato la prima dell’opera "Ruslan e Ludmila" di Dmitri Chernyakov, dove il pubblico conservatore non aveva accolto bene il postmodernismo messo in scena sullo storico palco del Bolshoj

In quell’occasione, in mezzo agli applausi del pubblico fu possibile intercettare qualche “Buu” di disapprovazione. Lo spettacolo di Carsen, invece, si è rivelato un evento incredibile, capace di soddisfare tutti. Tradizionalisti e non. 

La presenza di questo spettacolo nel programma del Bolshoj è stata una vera sorpresa. Che ha spinto molti, alla vigilia della prima, a prendere le distanze dalla rappresentazione. Il nuovo direttore del teatro moscovita, Vladimir Urin, ha dichiarato alla stampa che il nuovo team ha ereditato il contratto dalla formazione precedente, e che la sostituzione dello spettacolo sarebbe stata troppo costosa per via delle eventuali penali da pagare.

Foto: Oleg Chernous / Teatro Bolshoj

L'ex responsabile della programmazione del teatro, Mikhail Fichtenholz, (attuale direttore artistico dell’Händel Festival e responsabile del programma dell'Opera di Karlsruhe), ha dichiarato a sua volta di non avere alcuna relazione con la nascita di questo progetto, né col casting degli interpreti. A volte sembra che il processo decisionale nei teatri russi sia affidata al caso, ma mai come in questi ultimi anni la responsabilità delle scelte sono avvolte da una fitta nebbia. Infatti la performance al momento della prima sembrava essere "di nessuno", per cui gli scontenti non potevano incolpare nessuno. Restava solo da guardare e ascoltare.

Si è invece scoperto che il nuovo spettacolo di Carsen è abbastanza sobrio dal punto di vista drammaturgico, forte e chiaro nella sua concezione e allineato alle regole dal punto di vista musicale. Può solo dare i nervi ai tradizionalisti già di per sé ostili, vista la sua semplicità nella bellezza espressiva.

Non è chiaro per volontà di chi, ma Mosca ha conosciuto, se non il più suggestivo degli spettacoli di Robert Carsen, forse una delle più solide e convincenti interpretazioni teatrali del "Rigoletto" in chiave moderna messe in scena negli ultimi anni. È sufficiente ricordare il fresco fantasioso (forse anche troppo) spettacolo-thriller di Michael Mayer al Metropolitan Opera o la stravagante messa in scena di Jan Bosse alla Deutsche Oper, con i suoi divertenti accenti politici o la rigida parabola del "Rigoletto" di David Makkvikar sul palco del Covent Garden già nel 2001, rappresentata tutt’oggi.

Nella carriera di Carsen vi sono performance ben più forti. Ma anche se la messa in scena del "Rigoletto" difficilmente può battere la sua fortunata e struggente versione parigina dell’"Elettra" di Strauss o l’estetico Don Giovanni a La Scala, il suo nuovo Verdi è stato rappresentato in maniera brillante e convincente.

Il "Rigoletto" di Mosca è uno spettacolo-attrazione, abile e laconico nel pensiero e nel linguaggio, economico nei mezzi e assolutamente non fastidioso dal punto di vista musicale come solo Carsen può fare. La sua concezione è il trucco grazie al quale un dramma musicale suona fresco e un’opera famosa si trasforma in uno spettacolo cinematograficamente emozionante con un’atmosfera retrò sensuale, completamente costruita in scena.

Il giullare rinascimentale verdiano si trasforma in un clown bianco classico e il luogo dell'azione diventa il vecchio circo con il suo velluto rosso, un anfiteatro ruvido, scale buffe, altalene e corde. A tutti qui viene in mente allo stesso tempo Fellini, "Pagliacci" di Leoncavallo, la Letteratura del tardo XIX secolo e i vecchi cartoni di Hollywood.

Le scelte fatte da Carsen sono trasparenti, leggermente spigolose e giocano tutte sul potere emozionale della musica. Sebbene l’edizione di Mosca non sia riuscita al 100%, questa è risultata molto interessante. L'Orchestra, guidata dal direttore d'orchestra italiano Evelino Pidò, mancava della sufficiente finezza e plasticità, ma il ritmo scelto ha dato un risultato compatto e coerente con lo stile verdiano.

Il cast formato da interpreti internazionali si è rivelato un buon cast. Prima di tutto, la performance di successo della Gilda, interpretata dalla belga Anne-Catherine Gillet. Il ruolo di Rigoletto, nelle varie composizioni, è interpretato da Valery Alexeev e dal talentuoso attore Dimitrios Tilâkos. Il giovane tenore Sergei Romanovsky nel ruolo di Gerzov e uno dei leader della giovane troupe del Bolshoj, Konstantin Šušakov, interpreta il piccolo ruolo di Marullo. La giovane stella del Bolshoj, Venera Gimadieva, che ha anche interpretato Gilda nelle prime mondiali, non era presente anche se inizialmente il suo nome era inserito nel programma. I fan attendono di vederla quindi nella prossima serie di spettacoli nell’aprile del 2015.

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