Ermitage, su il sipario

La facciata del museo Ermitage (Foto: Alamy/Legion Media)

La facciata del museo Ermitage (Foto: Alamy/Legion Media)

Il museo più importante della Federazione si appresta a celebrare il 250° anniversario dalla fondazione. Guardando verso il futuro. Senza dimenticare i legami con l’Italia

La rifrazione della luce del crepuscolo sull’acqua, quella sensazione di sostare perennemente nei pressi del confine tra epoche storiche che si sono date appuntamento nello stesso luogo, le architetture dorate e l’improvviso apparire di canali navigabili, che sembrano, a ogni angolo, suggerire l’apparizione di fantasmi e misteri. Per chi le ha viste entrambe, San Pietroburgo e Venezia sembrano città ai lati opposti di uno stesso specchio. E da quest’anno, questo specchio possiede un nome quasi sacro per tutti i cultori dell’arte: Ermitage. Sì, perché in occasione dei suoi duecentocinquanta anni di storia, il museo dei musei, lo scrigno dell’arte in terra russa, inaugura nella città veneta la nuova sede della“filiale” italiana, trasferitasi in laguna dopo anni di attività a Ferrara.

 
Il cuore italiano dell’Ermitage

E questo, insieme alla colossale proiezione cinematografica dedicata all’Ermitage, nelle sale italiane il 14 ottobre, è solo uno dei meravigliosi riverberi che arriva in Italia da San Pietroburgo, la più europea della città russe, come spesso viene definita. L’estremo bastione orientale del Vecchio Continente, che è anche il palcoscenico di alcuni degli avvenimenti più importanti nella storia della Federazione. Una città che vive e si espande seguendo le direzioni suggerite dallo sviluppo dell’arte. L’Ermitage, si è detto. Ma anche il Mariinskij, il teatro che nel corso dei secoli è stato con il Bolshoj di Mosca il luogo che ha fatto della Russia la patria del Balletto. Anche qui un collegamento: perché il Mariinskij, la sua compagnia, arriva quest’autunno in Italia per ipnotizzare gli spettatori della Penisola con la grazia delle sue stelle.

“Sin dal mio arrivo a San Pietroburgo ho potuto rendermi conto di come gli abitanti di questa straordinaria città, che ha storici legami con l’Italia, amino il nostro paese, ci dice Leonardo Bencini, neo Console italiano a San Pietroburgo. Un amore ricambiato. Perché “l’Italia partecipa attivamente all’intensa vita culturale di questa capitale del Nord, promuovendo non solo il nostro patrimonio classico ma anche portando qui la nostra arte, il nostro cinema contemporaneo”. Un lungo binario che lega la bellezza italiana agli splendori della prospettiva Nevskij. Forte e stabile nonostante la crisi internazionale. “E ci sono notevoli margini di miglioramento”, continua Bencini. “Stiamo raddoppiando il numero dei visti emessi, e arriveremo alla cifra di 100mila a fine anno, mentre tutti gli altri paesi europei registrano forti flessioni”.

 
I gatti, i veri custodi dell'Ermitage

Guai a pensare che si tratti solo di uno scrigno, di qualcosa di statico e inviolabile, refrattario al corso della storia. Perché, sotto questo punto di vista, San Pietroburgo è una calamita in grado di attrarre interesse e bellezza da ogni parte del mondo. Lo dimostra, per esempio, la campagna 20/21 dell’Ermitage: una nuova politica museale volta a rafforzarsi sull’arte contemporanea. A partire dal 1997 il museo ha acquistato oltre 400 opere: dalla “Natura morta con anguria” di Fernando Botero, allo “Studio dalla natura” di Louise Bourgeois, fino a “Luce nera”, opera di un classico della pittura francese contemporanea, Pierre Soulages.

Ma quello che conta quest’anno è il 250esimo anniversario. Le celebrazioni inizieranno il 7 dicembre, data di nascita del museo voluto per celebrare i fasti di Elisabetta di Russia. “Apriremo tutto. L’ala orientale dello Stato Maggiore, il nuovo edificio a Staraja Derevnja, l’edificio del Piccolo Ermitage e l’edificio di servizio adiacente al Teatro dell’Ermitage”, promette Mikhail Piotrovskij, direttore del museo. Celebrazioni all’insegna della sobrietà: “Non spenderemo grandi cifre, il grosso del denaro sarà destinato ai nostri progetti, ne abbiamo moltissimi: nuove mostre, restauri, acquisizioni”.

Tutto tenendo fede alla propria storia: “Il principale obiettivo dell’Ermitage per il futuro è quello di preservare il museo come luogo che custodisce un patrimonio di esperienza mondiale, e lavorare per rendere questa esperienza ancor più accessibile, senza cercare di monetizzare un marchio”, continua il direttore. Perché al di là della contabilità, “la chiave del successo è il coinvolgimento nella vita del museo stesso delle persone che lo visitano, che vivono nella sua città”. Arte, letteratura, storia. Ma anche un luogo dove osservare quell’immenso laboratorio rappresentato dall’incontro tra spirito russo e europeo. San Pietroburgo come modello di sviluppo culturale, come città in cui sono definibili i confini di un patrimonio comune che lega, al di là della cronaca velenosa degli ultimi mesi, popoli e nazioni destinati a sostare gli uni nei pressi degli altri.

L'articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Russia Beyond the Headlines del 2 ottobre 2014

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