Il giovane Misha e il mondo dentro il Cremlino

Una storia per bambini. Sospesa tra fantasia e realtà. Esce edito da Feltrinelli Kids "Tra le mura del Cremlino”, un libro per ragazzi ambientato nella Mosca del periodo staliniano
 
La copertina del libro

Misha ha quindici anni e vive con suo padre nel grande palazzo del Cremlino, in uno degli appartamenti riservati ai più stretti collaboratori di Stalin. Ama la letteratura e da grande sogna di fare l’insegnante. Sulla sua adolescenza fatta di scuola, amicizie e primi amori, imbrigliata nelle maglie troppo strette della dittatura comunista, incombe lo spettro della guerra. E quando nel giugno 1941 i tedeschi attaccano l’Unione Sovietica dando inizio all’operazione “Barbarossa”, Misha realizza che il tempo dei giochi è finito per sempre.

A metà tra romanzo di formazione e narrativa storica, esce anche in Italia "Tra le mura del Cremlino" (Feltrinelli Kids, p. 224, 13 euro) di Paul Dowswell, autore inglese specializzato nella letteratura per ragazzi. Stile semplice, capitoli brevi, un glossario per i termini più difficili, il libro è adatto a lettori dai 13 anni in su. A loro Dowswell propone una storia avventurosa, che coniuga efficacemente invenzione e realtà storica: "Sebbene Misha e molti degli altri personaggi siano inventati, ho cercato di ricreare nel modo più realistico possibile le circostanze in cui vivevano, nella convinzione che, se presentato con gli strumenti adatti, il passato continua ad affascinare i più giovani, apparentemente concentrati solo sul presente".

Mikhail Petrov – per tutti Misha – è un ragazzino nato e cresciuto negli anni del potere staliniano. La sua storia si snoda nei luoghi simbolo della Russia: la Piazza Rossa, il Gorky Park, il ponte sulla Moscova, la dacia di famiglia. La sua vita s’intreccia con i grandi eventi della storia. Solo un anno prima l’Nkvd, la polizia politica, che per Misha "è come l’uomo nero delle fiabe", ha portato via sua madre accusata ingiustamente di essere una “nemica del popolo”. Padre e figlio continuano la loro vita, separati da un muro di dolore e incomprensione reciproca.

Misha sta al mondo con il disincanto dei suoi quindici anni vissuti troppo in fretta. Partecipa attivamente alle attività del Komsomol, la sezione giovanile del Partito comunista. Legge con passione Cechov, Tolstoj e Shakespeare. Organizza gite spensierate con gli amici. E se uno vive tutti i giorni al Cremlino ed è bravo a scuola, può accadergli di aiutare Svetlana, la figlia di Stalin, a fare i compiti. Di prendersi una cotta per lei, salvo concludere prudentemente che "averla come ragazza sarebbe come uscire con uno scorpione". Le sue legittime aspirazioni di adolescente si scontrano con quelle di una società fondata sul sospetto reciproco, sul pericolo costante, sullo spionaggio. Misha comprende ben presto che in un Paese come il suo "un amico può avere paura di un altro amico e chiunque può tradirti". Tranne Valja, l’unica con cui si confida e di cui è segretamente innamorato: "Tu e io siamo più fortunati di tanti altri. Ci fidiamo abbastanza da parlare fra noi. Sei al sicuro con me. Io non ti tradirò mai".

L’incarico ricoperto dal padre gli permette di osservare da vicino le contraddizioni di un sistema sorto per rendere migliore la vita di ciascuno e diventato, invece, un mostro che spezza vite e infrange sogni. La guerra, con tutto il suo carico di angoscia e dolore, lo proietta, di colpo e definitivamente, nel mondo degli adulti. E quando tutto sembra perduto, quasi fossimo in una favola, l’intervento di una misteriosa e simpatica babushka – parola che indica una donna anziana, una nonna – proietta Misha e Valja verso un probabile lieto fine, una nuova storia che i giovani lettori potranno divertirsi ad immaginare.

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