Da Verona all’Ucraina, una canzone contro la guerra

Presentato a Cheljabinsk un videoclip di denuncia per dire basta al conflitto. Realizzato in collaborazione con il chitarrista italiano Rudy Riotta, il video è stato parzialmente girato nella città veneta e ha messo insieme cantanti russi e ucraini, uniti per fermare la violenza

Un videoclip di denuncia, per dire “no” alla guerra in Ucraina, e a tutti i conflitti nel mondo. S’intitola “Le donne sono stanche di partorire soldati” il video girato da alcuni cantanti russi e ucraini, in collaborazione con un chitarrista blues italiano, Rudy Rotta, la cui prima proiezione si è tenuta a Cheljabinsk.

L'idea di girare questo video - cantato per metà in russo e per metà in ucraino - è nata in estate, durante le operazioni militari in Ucraina. Alle riprese hanno preso parte circa trecento persone fra le quali i gruppi degli Urali meridionali “Ariel” e “Brat'ja Enotovy”, il musicista Harry Ananasov e il complesso “Revenko-band” da Kiev, il chitarrista italiano Rudy Rotta che ha partecipato gratuitamente al progetto.

 
La mia musica per difendere la pace

Sul set delle riprese, che hanno avuto luogo tanto a Cheljabinsk, quanto a Verona, sono stati coinvolti volontari fra cui rifugiati provenienti dal sud-est dell'Ucraina e insediati attualmente nell'oblast' di Cheljabinsk, come riporta il primo canale regionale (Pervyj oblastnoj kanal).

Secondo l'autore della canzone, Jurij Bogatenkov, il pezzo non è legato ad eventi specifici, bensì rivolto contro la guerra in quanto tale. Il testo era stato infatti già scritto nel 1988. “Allora, a quanto ricordo, si parlava dei conflitti in Armenia e nel Nagornyj Karabach”. 

Nel video le scene della cronaca militare in Ucraina sono alternate a riprese di scena: bambini che disegnano sull'asfalto con gessetti colorati, musicisti con le chitarre su sfondi cittadini e fotografie di famiglia scattate alla partenza dei figli per la guerra. Il videoclip si conclude con un lancio di palloncini dai colori della bandiera russa e ucraina.

“Quando è arrivato l'invito da Cheljabinsk per incidere il pezzo nel quale venivano condannati uccisioni e violenze, abbiamo accettato immediatamente - racconta ad “Uralpolit.ru” il leader del gruppo rock kieviano “Revenko-band”, Aleksej Revenko -. Adesso nell'est dell'Ucraina la gente muore in massa. Nessuno sa come interrompere questo incubo. Tutto ciò è amaro e doloroso. Dovevamo in qualche modo richiamare l'attenzione, sollecitare a porre fine a questa violenza”.

Autore del filmato è il regista pietroburghese Michail Veksel' che ha voluto sottolineare che nel video sono del tutto assenti slogan politici: l'invito a fermare la violenza. E basta.

“Io stesso sono di nazionalità ucraina, ho parenti a Kiev e a Zaporozh'e e mi addolora e rattrista che qualcuno voglia mettere in conflitto i nostri popoli - dice il leader di “Brat'ja Enotovy”, Vadim Krasjuk -. Realizzando questo progetto con gli ucraini, noi vogliamo dimostrare che le idee e il rock'n'roll possono unire la gente. È davvero gran cosa il fatto che gente da Cheljabinsk, kieviani e persino quel ragazzo dall'Italia si siano uniti in un unico progetto per trasmettere alto il proprio “All you need is love”. L'arte deve vincere la guerra”.

Le riprese del filmato sono iniziate a Cheljabinsk il 29 luglio e si sono concluse all'inizio di settembre a Verona, dove è stato inciso l'assolo di chitarra di Rudy Rotta.

Qui la versione originale del testo

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