Lo Zar e la macchina da presa

“Zar” (2009). Fonte: Kinopoisk

“Zar” (2009). Fonte: Kinopoisk

Ivan il Terribile (così come Stalin) è uno dei personaggi più controversi della storia. Da taluni è ritenuto un tiranno, da altri l’unificatore delle terre russe. Dai modi in cui è stata interpretata la sua immagine è possibile analizzare gli umori della società

La personalità di Ivan il Terribile è la pietra del contendere della società russa. I nazionalisti russi lo considerano un grande uomo di Stato, l’unificatore delle terre russe, mentre gli “occidentalisti” lo vedono come uno dei più crudeli sovrani della Russia, che ha annientato le persone scomode e governato l’intero paese col terrore. E i film ispirati alla sua figura non raccontano tanto di lui come zar, quanto della società russa.

Stalin come continuatore della politica di Ivan il Terribile 

Il primo film su Ivan il Terribile fu girato nel 1915 ed era scevro di qualunque matrice ideologica. Il cinema divenne uno strumento di propaganda dopo la Rivoluzione d’Ottobre allorché la guida del proletariato mondiale, Lenin, annunciò: "il cinema è per noi la più importante delle arti". Il film del 1915 su Ivan il Terribile è degno di nota in quanto il ruolo del protagonista era stato assegnato al grande cantante lirico russo Fedor Shaliapin, al suo debutto cinematografico. Per ironia della sorte il ruolo di Shaliapin, la cui grandezza risiedeva nella voce, era muto (i film allora si giravano senza il sonoro).

“Ivan il Terribile” (Fonte: Kinopoisk)

La figura di Ivan il Terribile fu ripresa in seguito, all’epoca di Stalin. Stalin era legato da un rapporto quasi affettivo al personaggio di Ivan il Terribile. Sulla scia del collega di Karl Marx, Friedrich Engels, comprendeva che per conservare lo status di divinità olimpica occorreva “stare sulle spalle dei giganti”. Ivan il Terribile, con la sua aggressiva politica nazionalista, calzava a pennello per tale ruolo. Grazie a Ivan il Terribile Stalin legittimava le sue azioni e propagandava la sua politica tra i comuni spettatori.

Nel 1941 uscì il film Il primo stampatore Ivan Fedorov. Fedorov è una figura che in Russia riveste la stessa importanza di Gutenberg per l’Europa. La stampa è un simbolo di progresso, lo zar Ivan ne promosse in vari modi lo sviluppo. Un’analogia esplicita con la Russia Sovietica dove era stato sconfitto l’analfabetismo e veniva data un’istruzione a operai e contadini. Tuttavia, il progresso ha sempre dei nemici, in questo caso il metropolita ortodossa Filipp Kolychev e i boiardi, che diedero ordine di bruciare la tipografia del primo stampatore e lo cacciarono dal paese. In tal modo la propaganda sovietica otteneva due scopi, quello di affermare la sua lotta contro la religione e gli sfruttatori da un lato e dall’altro quello di suggerire un parallelo, come a dire che contro Stalin e il popolo agivano dei nemici interni che volevano far rimanere i cittadini sovietici “tra le tenebre” e che contro tali nemici, oggi come allora, era necessario lottare.

Il tema della lotta contro i nemici interni raggiunge l’apoteosi con il capolavoro di Eizenshtein la cui prima parte uscì nelle sale nel 1944. Il film fu girato ad Alma-Ata, capitale del Kazakhstan sovietico, dove i cineasti erano evacuati durante la guerra. Il fatto che durante la guerra più terribile della storia dell’umanità fossero stati assegnati finanziamenti ingenti per le riprese del film la dice lunga sull’importanza che rivestiva per Stalin questo tema. Stalin era uno straordinario produttore: si occupava personalmente della redazione dei materiali, e a giudicare dai resoconti stenografici dei suoi incontri con i cineasti, che si sono conservati, era anche prodigo di consigli operativi. Un altro discorso è che questi consigli fossero per la maggior parte ideologici. Nella seconda parte, a dire il vero, Eizenshtein calcò la mano: il parallelo tra il paranoico Ivan il Terribile e Stalin appariva anche troppo esplicito, così come quello tra il suo esercito di oprichniki e gli apparati repressivi staliniani. Stalin intimò al regista di rifare  completamente la seconda parte, ma Eizenshtein morì e la seconda parte del film non fu distribuita.


“Ivan Vasilevich cambia professione” (Fonte: Kinopoisk)

Il dittatore non è malvagio, ma bonario 

Dopo la morte di Stalin il nuovo leader sovietico che gli successe alla guida del paese, Nikita Khrushchev, smascherò il “culto della personalità” staliniano e durante il suo governo, nel 1958, uscì nelle sale la seconda parte di Ivan il Terribile così come era stata diretta il regista. Il film successivo su Ivan il Terribile fu girato ormai all’epoca di Brezhnev, nel cosiddetto periodo della “stagnazione”. Il regime totalitario sovietico aveva assuntao ormai una forma per così dire “vegetariana”: i cittadini comuni non potevano ancora andare all’estero, i libri sospetti non potevano essere letti, ma ormai le persone non venivano più arrestate a migliaia come ai tempi di Stalin. La peculiarità di quel periodo era la stabilità.

Ivan il Terribile comparve nella commedia Ivan Vasilevich cambia professione, adattamento cinematografico della pièce di Mikhail Bulgakov. Secondo il soggetto, a causa di un guasto della macchina del tempo, lo zar Ivan si ritrova nella Mosca odierna in un angusto appartamento di un palazzo di numerosi piani di un quartiere dormitorio della capitale e per l’intero film non fa che lanciare pittoresche esclamazioni di stupore per come da noi sia tutto così ben organizzato; assai meglio che non da loro, nel Medioevo. Qui il principale obiettivo ideologico è la legittimazione dell’immagine di un dittatore bonario. Del resto lo stesso Brezhnev era un uomo mite e tranquillo e la sua politica assai più morbida di quella staliniana. E così nel predecessore veniva anche adombrata la somiglianza con il capo del governo vivente.


“Zar” (2009). Fonte: Kinopoisk

L’apologia dell’ortodossia e la Russia manageriale

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica veniva richiesto di criticare la politica sovietica. Ivan il Terribile, che allora era insistentemente associato al nostro passato totalitario, doveva essere in qualche modo simbolicamente umiliato, distrutto. Nel film Lo zar Ivan il Terribile (1991), lo zar è interpretato dal comico georgiano Kakhi Kavsadze che schernisce il suo personaggio, facendo smorfie nelle inquadrature e compiendo azioni demenziali. Nello stesso anno uscì sugli schermi il film Ivan Fedorov. Il grande attore Innokenty Smoktunovsky – il miglior Amleto russo –recita il ruolo di Ivan il Terribile come se fosse un idiota paranoico. Nel film erotico soft I segreti del Cremlino del XVI secolo, Ivan il Terribile non fa che peccare e pentirsi. Stupisce che con un’agenda così fitta di peccati e pentimenti riesca anche a governare lo Stato.

Ai giorni nostri nella società russa è prepotentemente cresciuto il ruolo della religione ortodossa. A tutte le festività religiose viene dato grande risalto nella stampa, mentre i ministri del culto sono diventati delle celebrità mediatiche. Nel film del regista Pavel Lungin, Zar (2009), a interpretare Ivan il Terribile è Petr Mamonov, un leggendario musicista rock e un attore carismatico. Nella sua interpretazione in Ivan il Terribile si combattono Dio e il Diavolo. In primo piano c’è il metropolita Filipp Kolychev, un santo martire russo, che per amore di Iddio si avvia alla morte. E se nel film del 1941 Il primo stampatore Ivan Fedorov l’oscurantista Kolychev viene contrapposto all’uomo di Stato Ivan, nel 2009 lo zar appare un personaggio estremamente controverso, quasi negativo, mentre, al contrario, Kolychev risulta un santo. Quest’anno è andato in onda sui teleschermi lo sceneggiato in 16 puntate Ivan il Terribile che conteneva quasi un assunto esplicito: abbiamo voluto girare la storia quotidiana di un uomo comune senza attribuirgli particolari significati. In questa chiave si può raccontare qualunque storia da quella di Gengis Khan a quella del manager di un negozio di elettronica. E questo è un altro indizio dei tempi: la Russia è diventata una società consumistica e i manager di medio livello desiderano vedere rappresentate sullo schermo persone comuni come loro.

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