L'incanto della Porcellana

La celebre Manifattura imperiale di San Pietroburgo, la più antica fabbrica russa di ceramica, celebrerà i 270 anni della sua fondazione

Foto: Anatoly Medved

La Manifattura imperiale di San Pietroburgo, la più antica fabbrica di porcellana russa, compirà 270 anni. Le creazioni dei suoi artisti si possono ammirare nei più grandi musei del mondo e alle aste di Sotheby's e Christie's e decorano le tavole dei summit internazionali a cui partecipano i leader degli stati del mondo.

Da una formula alla produzione

La fabbrica venne fondata nel 1774, su ordine dell'imperatrice Elizaveta Petrovna, figlia di Pietro il Grande. A dare avvvio alla produzione fu invitato il sassone Christoph Gunger, che ebbe tra i suoi collaboratori uno dei primi chimici russi, Dmitry Vinogradov, collega del celebre scienziato russo Mikhail Lomonosov. Gunger si rivelò un ciarlatano: non solo non inventò la porcellana russa, ma non seppe neppure riprodurre quella tedesca e riuscì a creare soltanto sei tazze e anche quelle di qualità scadente. Nel 1746 il sassone venne licenziato e l'incarico di dirigere la fabbrica fu affidato a Vinogradov.

L'esportazione

La nostra produzione si può trovare anche all’estero, non soltanto in Russia e nelle repubbliche ex sovietiche, ma in numerose città europee e americane come Tallinn, Parigi,  Vancouver e New York. A Vienna verrà presto inaugurato un nuovo negozio. La porcellana pietroburghese è in vendita anche in alcuni grandi magazzini come le parigine Galeries Lafayette e Printemps

Già nel gennaio del 1747 Vinogradov scoprì la formula segreta della composizione della porcellana. Ma come fu in grado in pochi mesi di impadronirsi di un segreto, custodito con tanto zelo in Europa e in Cina? Come scrive uno storico contemporaneo, Konstantin Pisarenko, il segreto venne importato dalla Cina dal sottufficiale Aleksey Vladykin che conosceva perfettamente il cinese. Vladykin, che svolgeva la professione di commerciante (e naturalmente era anche una spia), aveva contatti con i ministri cinesi. Era venuto a conoscenza del segreto di fabbricazione già nel 1741 attraverso un trattato che poté però recapitare in Russia solo nel 1746. Nella fabbrica di Vinogradov si cominciò a realizzare le porcellane secondo il metodo importato da Vladykin e le tazze riuscivano bene quanto quelle cinesi. Vinogradov si conquistò la nomea di inventore, mentre su Vladykin calò l’oblio. Venne promosso e messo a capo dell’enesima missione commerciale in Cina.

Il cimitero e la metro di porcellana

Per quasi tre secoli la fabbrica si espanse fino a occupare cinque ettari e mezzo e lasciare un segno sulla topografia locale: nelle adiacenze della fabbrica si trovavano la stazione ferroviaria Farforovskaya (di porcellana), il cimitero Farforovskoe e il cavalcavia Farforovsky. Anche la stazione della metro più vicina fu chiamata  Lomonosovskaya in onore della fabbrica (in epoca sovietica la manifattura era stata intitolata a Lomonosov).

 
La porcellana che ha fatto storia
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A detta del direttore generale della Fabbrica imperiale di porcellana di San Pietroburgo, Tatyana Tylevich, nella manifattura sarebbero attualmente impiegate 1200 persone. Esistono tre tipi di porcellana: la porcellana tenera (per le figure di animali), la porcellana dura e la bone china. Gli oggetti fabbricati in porcellana bone china sono talmente fini da risplendere se esposti alla luce.

Le principali concorrenti della Fabbrica imperiale di porcellana di San Pietroburgo sono l’inglese Wedgwood e la tedesca Meissen, che però da un pezzo hanno delocalizzato la loro produzione nel Sud-est asiatico conservando in Europa solo il loro marchio e il design. “La Fabbrica imperiale di porcellana è una delle poche che non abbia ancora delocalizzato la sua produzione  in altre regioni” spiega Tatyana Tylevich. “Non si può sradicare la nostra produzione da un luogo in cui esiste ormai da 270 anni”. Ma se la direzione, i macchinari e le maestranze sono russe, le materie prime vengono invece da fuori, dall’Ucraina. Quando è cominciata la crisi tra Russia e Ucraina, la fabbrica ha dovuto acquistare tutto con un anno di anticipo. “Ci auguriamo che il conflitto si concluda al più presto. Avevamo parecchi negozi in Ucraina” dice Tatyana Tylevich. “Ora hanno sospeso la loro attività, benché i proprietari abbiano intenzione di proseguire la loro collaborazione anche in futuro”.

Mani d’oro 

La responsabile del settore artistico della Fabbrica imperiale di porcellana, Nelya Petrova, coi suoi 40 anni di lavoro alla manifattura, è un’esperta nella lavorazione della porcellana. Ma ammette che la porcellana è un materiale davvero capriccioso. Bisogna tener conto della concentrazione, del fatto che durante la cottura il 13-14% si deforma e che, naturalmente, i colori richiedono una temperatura diversa di cottura. “Dalla porcellana si possono fabbricare moltissimi oggetti, persino tavoli e lampadari. Da noi c’è un artista che dai frammenti di porcellana riesce realizzare un intero abito” racconta la Petrova. “Forse solo per la bigiotteria non è consigliabile utilizzarla perché risulta un materiale troppo fragile”.

 

I maestri ceramisti hanno un loro particolare linguaggio. Così la porcellana bianca azzurrata viene chiamata “bianca”, mentre la porcellana grezza e opaca è detta “biscuit” e quella tenera “Schlicker”. Quest’ultima ricorda per il colore e la consistenza il cacao. Sotto questa forma viene versata in stampi porosi in gesso. Per ogni figura servono parecchi stampi. Per esempio, una per modellare la testa della scultura e l’altra per il tronco. Quando la  “Schlicker”si raffredda, le parti della scultura si fondono in unico pezzo e vengono mandate alla cottura. Il disegno sulle tazze e sui piatti, che di primo acchito sembrerebbe nero, dopo la cottura di molte ore in forno risulta dorato. L’oro non si offusca neppure dopo molti anni. Malgrado l’apparente fragilità, la porcellana è in grado di conservarsi per secoli e di resistere alla prova del tempo e della storia con tutte le sue forme e decorazioni bizzarre.

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