Cinema, a Venezia soffia il vento del Disgelo

Una scena tratta dal film (Foto: ufficio stampa)

Una scena tratta dal film (Foto: ufficio stampa)

Nella sezione “Classici” del Festival, presentato il film restaurato “Ya shagayu po Moskve”, una delle più amate pellicole sovietiche, nata dal clima di distensione dell’epoca. Il regista: “È il lavoro più irripetibile della mia carriera”

Il giorno in cui il poeta Gennady Shpalikov si recò da lui, annunciandogli di aver partorito una sceneggiatura straordinaria, Georgy Daneliya mai avrebbe immaginato che ne sarebbe nato uno dei film più amati, citati, cantati e ricordati nella storia del cinema sovietico. “Venne da me e mi disse: Georgy, prova a immaginare: piove a dirotto. Una ragazza cammina per strada,  scalza. In mano regge le sue scarpe. Le si avvicina un ragazzo in bicicletta e le porge un ombrello’. E poi? Gli dissi io. ‘E poi inventeremo qualcos’altro’”. Nacque così “Ya shagayu po Moskve” (A zonzo per Mosca). Un cult. Presentato ieri, a distanza di cinquant’anni, alla Mostra del Cinema di Venezia all’interno della sezione “Classici”.

Alla Mostra del Cinema di Venezia (Foto: Lucia Bellinello / Rbth)

Un film nato dal Disgelo, accolto da Krusciov con entusiasmo. È proprio quello che volevamo vedere, disse il primo segretario del Partito Comunista, suscitando l’invidia dei colleghi di Daneliya. “Le prime riprese però non andarono bene - racconta il regista, 84 anni da poco compiuti - Ci dissero che in quel film non succedeva niente. Che non c’erano conflitti: ‘Ora è un’altra epoca, compagni! Ora è possibile mostrare qualsiasi cosa: ora è il tempo del Disgelo! Indagate tutti gli aspetti della vita, mostrate la vita così com’è, nella sua profondità, con i suoi conflitti e i suoi problemi!’. E così decidemmo di fare un film su Mosca”. 

Protagonista silenziosa della pellicola, Mosca è stata la musa ispiratrice di Daneliya. Che lì è cresciuto, ha studiato e ha conosciuto l’amore. “Di film ne ho fatti tanti. Ma questo risulta in assoluto il lavoro più irripetibile della mia carriera - racconta -. In esso si sono fusi la poesia di Shpalikov, le musiche di Andrei Petrov, le riprese di Vadim Yusov, e poi, ovviamente, le interpretazioni di Nikita Mikhalkov, Galina Polskikh, Steblov e Loktev. La combinazione di tutte queste cose insieme ha dato origine a un film rivelazione. Amato per mezzo secolo da generazioni diverse”. 

Sotto un cielo grigio carico di pioggia - la stessa pioggia leggera che fa da sfondo ai protagonisti della storia - il film è stato presentato al Lido nella sua veste nuova, restaurato da Gosfilmofond. “È proprio la pioggia uno dei protagonisti del film. Una pioggia che cerca di ripulire la realtà nuova dai dogmi sovietici, diventati norma per il paese - commenta Petr Shepotinnik, consulente russo per la selezione del film -. Se la nuova generazione vuole farsi un’idea di cosa fosse l’Unione Sovietica all’inizio degli anni Sessanta, questo film ne è un ottimo esempio: tutto è circondato da un’aurea di freschezza. Gli attori, la narrazione, tutto sembra essersi liberato dal peso del passato. Le porte sono aperte, le finestre e i vetri puliti. E poi quel temporale, che lava via il vecchio…”.

Oggi in sala si ride come allora, seguendo le peripezie di un giovanissimo Nikita Mikhalkov, che al tempo delle riprese aveva solamente 18 anni.

“Sono felice che il mio film sia stato portato a Venezia - conclude il regista -. Mi dispiace non aver assistito alla proiezione. Ma spero che il pubblico italiano riesca ad amare questo film così come lo abbiamo amato noi”. 

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