Quel valzer nel nome di Faust

Mephisto Waltz (Foto: Lena Dolmatova)

Mephisto Waltz (Foto: Lena Dolmatova)

Arrivano in Italia, al Festival "Spettacolo Aperto" di Trento, i Derevo: uno dei collettivi teatrali più anticonformisti della Federazione

Forse nessun ensemble come i Derevo restituisce oggi l’immagine di una scena teatrale russa anticonformista e provocatoria. Il gruppo, fondato agli inizi degli anni Ottanta a Leningrado da cinque giovani impostisi con le loro incursioni performative in spazi non convenzionali della città, ha raggiunto fama internazionale ai festival d’avanguardia inglesi, conquistando e dividendo critica e pubblico. Alla vigilia del ritorno in Italia della compagnia, ospite al festival “Spettacolo aperto” di Pergine Valsugana, Trento (www.perginefestival.it) con il sulfureo Mephisto Waltz (venerdì 11 luglio, Teatro Comunale) e con la performance site specific In your Hands (sabato 12 luglio, cappella mortuaria O.P.) parla il carismatico direttore Anton Adasinskij, noto anche per la sua grandiosa interpretazione di Mefistofele nel filmFaust di Aleksandr Sakurov.

Qual è l’ispirazione di Mephisto Waltz?

“Il film Faust di Sakurov. Durante le riprese non mi fu consentito andare in scena, non potei esprimermi fisicamente né fare pratica o esercizio. In quel lungo periodo lavorai soltanto al film e fu allora che iniziai a sognarne una versione danzata".

In questa pièce come avete combinato danza, teatro e altri generi?

“Non ci consideriamo una compagnia di danza o di teatro, ci definiamo semplicemente un gruppo di persone. Perciò possiamo servirci di qualsiasi mezzo di espressione, combinandolo: luci, suono, costumi, design, testi, danza, corpo, anche anima. Ma bisogna aver qualcosa da dire, non solo presentare la propria energia, giovinezza e mentalità. E ci vuole dolore, un dolore “genetico”, altrimenti è la fine del teatro-danza".

Mephisto Waltz (Foto: Roman Ekimov)

Come è cambiata la sua vita artistica dopo il film con Sakurov?

“Questo film è stato per me una grande scuola perché ero un debuttante nell’ambiente del cinema. Basti pensare che per un attore cinematografico i movimenti delle dita, degli occhi, delle sopracciglia sono completamente diversi che per un attore cinematografico. E che piacere lavorare con Sakurov: egli sa cosa significhi essere attore e conosce ciò che succede nell’anima degli artisti. Tutti i suoi consigli e il tempo che mi ha personalmente dedicato sono stati per me di grande importanza".

Come avete concepito la performance In your Hands per la camera mortuaria dell’ex Ospedale Psichiatrico di Pergine - un edificio che con la sua storia drammatica e la sua mole imponente segna ancora fortemente il borgo cittadino?

“Ci è già capitato di improvvisare azioni performative in strutture per disturbi mentali: in una clinica ad Amburgo specializzata in dipendenze adolescenziali da computer e in un ospedale psichiatrico di Praga. Ma noi non vogliamo usare questo tipo di energia, piuttosto cambiare l’energia intorno: in questo genere di luoghi quando si inizia ad improvvisare il cambiamento è immediato. Quanto alla cappella mortuaria dell’Ospedale Psichiatrico di Pergine abbiamo visto delle foto e pensato al legame tra questo luogo e la morte. In ogni nostro spettacolo ci sono legami con la morte, con un sentimento positivo e neutrale, mai negativo. Viviamo vite instabili ma a volte dobbiamo ricordare che la morte è vicina, che ci è accanto, e non solo perché sta succedendo a noi".

Anche se attualmente non vivete più a San Pietroburgo, quanto vi sentite culturalmente legati alla scena russa?

“Abbiamo le nostre radici in Russia e siamo russi: per le nostre vite assurde, la mia esperienza, il mio passato, i miei anni giovanili. La Russia mi ha dato pieno modo di esprimermi e sicuramente verrà il tempo di lavorare ancora nel nostro paese. Quando oggi vi torniamo in tournée la responsabilità è grande: il pubblico ci vede nel profondo, legge ogni cosa accada sulla scena, perché qui sono le nostre radici genetiche, artistiche e di sensibilità".

Ora però fate base in Germania, a Dresda…

“Semplicemente è capitato, non l’abbiamo scelto. Prima ci eravamo fermati ad Amsterdam, a  Praga e per un paio di anni anche in Italia, a Firenze".

Che ricordo avete del nostro paese?

“Italia per sempre! Qui mi sveglio con il sorriso e vado a dormire con il sorriso e anche mentre sogno sorrido".

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